venerdì 13 luglio 2018

Lo Stato dei Presidi.

PUZZLE STRATEGICO

Nel XVI secolo la Spagna riuscì a mettere le mani sull’Argentario e Talamone. Nasceva così lo strano Stato dei Presidi.


Sulla costa meridionale della Toscana, al confine con il Lazio, c’è l’inconfondibile promontorio del monte Argentario, unito alla terraferma da tre lingue di terra che formano la suggestiva laguna di Orbetello. Questo particolare angolo di Maremma è noto fin dai tempi antichi per la sua posizione strategica, che ne fa un luogo ideale per controllare l’andamento dei traffici tra il Nord e il Sud della penisola. Non a caso, a Talamone, centro etrusco a una ventina di chilometri a nord dell’Argentario, si combatté nel 225 a.C. una decisiva battaglia tra i Celti e i Romani, usciti vincitori. Insomma, da sempre quella era una zona strategica. E lo divenne ancora di più nel XVI secolo, periodo segnato dal formarsi dal mastodontico impero coloniale spagnolo, che si estendeva dalle Americhe all’Asia e aveva possedimenti anche in Italia: dal 1503 governava il Regno di Napoli tramite i propri viceré. Non contenti i sovrani di Spagna s’impossessarono del territorio di Talamone e dell’Argentario, attirati dalla sua ubicazione poco a nord di Roma e con “affaccio” sul Tirreno, e pronti a puntellarlo di torri e fortezze


AVAMPOSTI. Tutto iniziò nella primavere del 1556. Fu allora che il re spagnolo Filippo II, successore e figlio dell’imperatore Carlo V, scese a patti con Cosimo I de’ Medici per spartirsi i territori della Repubblica di Siena, contro cui la Spagna e Firenze, alleate, stavano combattendo con successo da anni.
A sancire il passaggio di mano fu il trattato di Londra: i possedimenti senesi sarebbero andati al ducato fiorentino, a eccezione di un nucleo che aspettava giustappunto alla Spagna.  Si trattava della Costa d’Argento, l’area che fronteggia il Monte Argentario. Questa prese il nome di Estado de los Reales Presidios, o Stato dei Presidi, e fu posta sotto l’amministrazione del  re di Napoli. “I Presidios altro non erano che una manciata di centri della zona riadattati a cittadelle militari, divenute in poco tempo un’importante base logistica per gestire i traffici marittimi dalla penisola iberica verso il Regno di Napoli, nonché un avamposto per monitorare le attività dello Stato della Chiesa e della stessa Firenze”, spiega Gualtiero della Monaca, storico del territorio e autore di vari saggi sulla storia dei presidi tra cui Ortebello 1646 l’assedio memorabile.



Filippo II di Spagna che si appropriò della Costa d’Argento.

Toscana y Presidios.png

Situata in una zona strategica Ortebello, fu a lungo contesa fra Spagna e Francia.

“La piccola ed anomala entità dei presidi serviva inoltre a frenare le velleità francesi nel Mediterraneo ed a contenere l’incalzante espansionismo mussulmano”.

PROTETTORATO. L’anomalia dei Presidios stava nel fatto che non si trattava di uno stato unitario, ma di una sorta di puzzle costituito da più entità territoriali militarizzate. Pressoché autonome per quello che riguardava l’amministrazione civile (ogni comunità eleggeva un sindaco ed altri burocrati locali), erano controllate dal viceré di Napoli tramite una serie di funzionari nominati ad hoc. Le figure più importanti, scelte direttamente dai re spagnoli, erano però quelle dei governatori (uno per presidio) coordinati da un comandante con autorità su tutta l’area, che risiedeva a Orbetello.
Il centro lagunare era il più popoloso ed il meglio collocato fra tutti, adagiato su un lembo di terra che dalla costa si allungava verso l’Argentario (a cui sarà collegato solo nel 1842, vedi riquadro nelle prossime pagine). “Tutto ciò, sommato al fatto che nel suo territorio vi erano altri centri di rilevo come Capalpio, fece di Ortebello la piazzaforte più importante, indicata nei documenti spagnoli come “capitale” dei Presidios, continua Della Monaca. A poca distanza si distinsero gli unici due presidi dislocati direttamente sul promontorio dell’Argentario: Porto Santo Stefano e Porto Ercole (da cui dipendeva l’isola di Giannutri), uno a nord ed uno a sud est del monte.
Proprio a Porto Ercole troverà fra l’altro la morte il Caravaggio (nel 1610), la cui tomba si trova oggi nel cuore del paese. Tornando verso la costa Maremmana, a sud di Ortebello s’incontrava il presidio di Ansedonia ed a nord quello di Talamone con la sua lunghissima e ventosa baia (meta oggi degli amanti del kitesurfing). A questi centri dell’odierna provincia di Grosseto se ne aggiunsero nel 1603 due nel livornese: Piombino e Forte Longone (edificato sull’isola d’Elba e dal cui nucleo sorgerà un centro abitato detto Porto Longone (oggi Porto Azzurro).



Forte Longone a Porto Azzurro

IMPRONTA BELLICA. La connotazione militare assunta dall’Argentario al tempo degli spagnoli fece si che le coste del promontorio e delle zone circostanti si riempissero di forti e fortini di ogni sorta. I più imponenti erano “Forte Filippo” e “Forte Stella” a Porto Ercole e la cosiddetta “Fortezza Spagnola” a Porto Santo Stefano, strutte oggi adibite per lo più a museo.


Forte Stella (Porto Ercole)

Questi edifici, come molti altri nel territorio, occuparono il posto di preesistenti strutture fortificate e furono attorniate da decine di torri di avvistamento “le varie postazioni, così come i pochi centri abitati della zona, si riempirono velocemente di soldati e funzionari spagnoli e napoletani, la cui ingombrate e chiassosa presenza condizionò non poco la vita degli abitanti”, riprende l’esperto. “Molti dei nuovi venuti finirono fra l’altro per mettere su famiglia sposando donne del posto, tanto che diversi cognomi locali sono oggi spagnoleggianti come Lopez, Nieto, Numez, Spinosa, Velasco e altri”. Secondo alcuni storici l’impronta bellica data dagli spagnoli frenò lo sviluppo artistico e culturale del territorio, ma il contesto di militarizzazione non impedì un clima di relativa pace e prosperità soprattutto nella città di Ortebello. Qui furono costruiti nuovi edifici pubblici e religiosi, fu sistemato il grande mulino al centro della laguna (oggi fra i simboli della città) e furono erette imponenti porte d’ingresso, in cui sono tuttora visibili stemmi spagnoli.
“Ma anche gli altri Presidios godettero di benefici extra militari, vedendo per esempio arricchita la loro vita sociale giacché crocevia di migliaia di persone provenienti da tutta Europa” aggiunge Della Monaca.


Quando l’Argentario era un’isola

Il promontorio dell’Argentario, cuori dello Stato dei Presidi, è oggi unito alla terraferma da tre lingue di terra e sabbia, che delimitano la laguna di Ortebello. Le tue fasce laterali, dette tomboli (a nord quello “della Giannella” a sud quello “della Famiglia”, nomi anche di rispettive spiagge) sono di formazione naturale, dovuta al sedimentarsi, nel corso dei millenni, dei detriti trasportate dalle correnti. L’unione con il promontorio è attestata, infatti, ad oltre duemila anni fa.
CAMBIATA. La lingua centrale, la più importante di tutte, ossia l’istmo che da Ortebello porta al Monte Argentario, al tempo dei Presidios non esisteva. La struttura, che ha diviso la laguna di Ortebello in due parti, quella di levante e quella di ponente, è stata realizzata nel 1842 dal granduca.
 Di Toscana Leopoldo II ed è perciò nota con il nome di “diga leopoldiana”.








PASSAGGI DI CONSEGNE. Frenati gli attacchi dei corsari barbareschi, i presidi continuare a sostenere le pressioni dei francesi, che tra il maggio ed il luglio del 1646 tennero sotto assedio Ortebello, sfidando nel giugno dello stesso anno la flotta ispanico-napoletana in una concitata battaglia navale.
“Le truppe francesi, coadiuviate da oltre un centinaio di navi, si scagliarono contro Ortebello dopo aver preso Talamone e Porto Santo Stefano, ma la piazzaforte lagunare riuscì a resistere, mentre nella battaglia in mare del 14 giugno i transalpini persero il loro ammiraglio e preferirono abbandonare il campo”, racconta l’esperto. “La notizia dell’insuccesso fece immediatamente il giro dell’Europa e Ortebello divenne famosa con l’epiteto di “inviolabile”.
Alla fine, a imporsi sui Presidios furono gli austriaci che nel millesettecentosette, durante la guerra di successone spagnola, occuparono l’area per vedersela assegna ufficialmente nel Trattato di Rastatt del ’14, assieme al vicereame di Napoli. Ma il dominio austriaco terminò già nel 36, stavolta a favore dei Borbone. Infine nel 1801, lo Stato dei Presidi fu ceduto alla Francia dal re di Napoli Ferdinando IV, venendo poi incorporato nel Regno d’Etruria, creato da Napoleone e durato solo sei anni. L’area sarà poi integrata per volere dei francesi nel Granducato di Toscana, che nel 1860 divenne parte del Regno di Sardegna e nell’anno seguente del neonato Regno d’Italia.
Oggi gli ex presidi sono una destinazione turistica; spagnoli, austriaci e francesi ci vengono per fare vacanza e non per fare la guerra. Ma come sentinelle sul mare, svettano ancora i forti e le torri che furono un tempo il vanto e l’essenza dell’Estados de los Reales Presidios,





articolo tratto dal n. centotrentasette  di Focus Storia, di Matteo Liberti immagini scaricate da Wilkipedia







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