domenica 1 luglio 2018

Il Congo Belga: tragedia nel cuore dell'Africa

IL CONGO BELGA
TRAGEDIA NEL CUORE DELL’AFRICA.


Nel 1885 nacque lo stato libero del Congo. In realtà si trattava di un possedimento personale del Re Leopoldo II del Belgio, che oppresse senza pietà i suoi immensi domini nel continente africano.


mappa del Congo Belga con il Ruanda-Burundi.

L'Impero coloniale belga venne ampliato alla fine della prima guerra mondiale, con l'assegnazione al paese del mandato sulle ex colonie tedesche delRuanda-Urundi (odierni Ruanda e Burundi). Il Belgio inoltre sin dagli inizi del XX secolo aveva anche ottenuto una piccola concessione in terra cinese, aTientsin. Al momento della sua massima estensione raggiunse quindi una superficie di oltre due milioni e quattrocentomila chilometri quadrati. I territori coloniali belgi ottennero l'indipendenza tra il 1960 e il 1962.


Fotografia risalente al 1900 circa mostra un gruppo di congolesi accusati di vari delitti e oppressi dalle catene, al fianco due membri dell Force Publice l’odiata polizia coloniale.
I lettori che nel luglio del 1897 aprirono il giornale The Aborigines Friend si ritrovarono davanti la vivida descrizione di  un orrore avvenuto nella lontana Africa. Era la storia di uno spietato sopruso causato dalla brama di caucciù. L’autore dell’articolo riferiva cosa accadeva ai membri di un villaggio quando si rifiutavano di raccogliere quella preziosa linfa: “Gli si fa la guerra. Gli distruggono le risaie e gli rubano il cibo. Gli abbattono i plataneti, anche se non hanno ancora fruttato, spesso gli incendiano le capanne egli si portano via gli oggetti di valore. A volte gli indigeni sono costretti a versare un pesante risarcimento. In genere i capi li pagano con filo di ottone e schiavi e, se non ci sono schiavi a sufficienza, sono costretti a vendere le mogli”.
A scrivere era il missionario svedese Edvard Vilhelm Sjoblom. Il missionario narrava anche che un giorno, mentre tutti gli abitanti di un villaggio ascoltavano le sue prediche, erano arrivati alcuni soldati ad arrestare un anziano. Uno  di loro aveva detto a Sjoblom: “Voglio uccidere quest’uomo perché se n’è stato tutto il giorno a pescare al fiume. Non è andato a raccogliere il caucciù” . E aveva aperto il fuoco su di lui, nonostante le proteste del missionario, per poi “ordinare a un bambino di otto o nove anni, di tagliare la mano all’uomo cui aveva sparato. Non era ancoro morto e, quando vide il coltello, provò a scansare la mano. il bambino gliela mozzò con uno sforzo non indifferente”. Era quanto succedeva nel cosi detto Stato libero del Congo, una colonia belga i cui abitanti venivano crudelmente sfruttati, privati delle loro terre, mutilati, massacrati. La notizia non era strano, però, che venisse divulgata, malgrado colui che era a tutti gli effetti il proprietario del Congo avesse cercato in ogni modo di mettere a tacere le voci di tali atrocità. Il proprietario in questione era nientemeno che Leopoldo II, re del Belgio. E il Congo era la maschera dietro cui nascondeva la sua insaziabile avidità. 




Un mondo verde e azzurro si insinua tra le mangrovie in vicinanza della foce.
Con i suoi 4700 km di lunghezza, è il fiume più lungo dell’Africa, dopo il Nilo

Leopold ii garter knight.jpg

Leopoldo II del Belgio con le insegne dell'Ordine della Giarrettiera
Leopoldo II del Belgio, in francese Léopold Louis Philippe Marie Victor de Saxe Cobourg-Gotha[1], in fiammingoLeopold Lodewijk Filips Maria Victor de Saxe Cobourg-Gotha (Bruxelles9 aprile 1835 – Laeken17 dicembre1909), principe del Belgio[1]duca di Brabante[1], fu re dei Belgi dal 10 dicembre 1865 fino alla sua morte[1]. Ricordato prevalentemente per la fondazione e la brutale amministrazione dello stato del Congo, progetto che egli portò avanti quasi da privato cittadino. Si rivolse ad Henry Morton Stanley per aiutarlo nella gestione dello stato ed alla Conferenza di Berlino del 1884-1885, il Belgio fu in grado di presenziare col proprio impero coloniale in continua espansione, nella totale mancanza di rispetto dei costumi e delle tradizioni locali.

STORIA DI UN’AMBIZIONE.
1879-1882
Sotto gli auspici dell’Associazione internazione del Congo (Aic), creata da Leopoldo II del Belgio, Henry Morton Stanley risale il Congo e convince i capitribù a firmare accordi con cui senza saperlo, gli cedono i loro terreni.
1884-1885
Dopo aver stipulato accordi con decine di comunità africane, nel 1884 l’Aic rivendica il diritto a governare i territorio come stato libero. La conferenza di Berlino ne riconosce Leopoldo II come sovrano.
1890-1891
Leopoldo estende il controllo militare all’interno del Congo. A est, nel 1890 espelle dall’aerea del fiume Lualaba i trafficanti arabi di schiavi. A sud, nel 1891, si impadronisce della ricchissima regione mineraria del Katanga.
1898
Dopo otto anni di lavori, è pronta la linea ferroviaria che collega la foce del Congo all’inizio del suo tratto navigabile si evitano così i 400 km di rapide che ostacolano i commerci.
1908
Le denunce per i soprusi ai congolesi, obbligati da Leopoldo a estrarre avorio e caucciù, obbligano Leopoldo a cedere la sua colonia allo stato belga.


Henry Morton Stanley (Denbigh28 gennaio 1841 – Londra10 maggio 1904) è stato un giornalista ed esploratorebritannicogallese di nascita, famoso per le sue esplorazioni africane e per la sua ricerca di David Livingstone. È celebre la frase con la quale Stanley salutò Livingstone una volta incontrato: "Il dottor Livingstone, suppongo" ("Doctor Livingstone, I presume")[1].


Africa coloniale. 



IL RE LEOPOLDO. Nato nel 1835, Leopoldo regnò tra il 1865 e il 1909. per il Belgio fu un re riformista: incentivò grandi opere pubbliche, appoggiò una legislazione sociale e progressista, e sostenne il suffragio universale maschile. I sudditi del Congo, invece, vissero il lato più oscuro di un monarca che, ancor prima di salire sul trono, già diceva di voler “morire multimilionario e garantire al Belgio un posto nei mercati mondiali e ottenere una colonia cui portare la civiltà. Non ci sono piccoli stati, soltanto piccoli spiriti” avrebbe affermato. Il Belgio mirava a seguire l’esempio degli altri Paesi europei che invidiavano gli imperi coloniali di Gran Bretagna e Francia e cercavano di imitare le due potenze. Il sovrano belga provò ad acquisire dei territori in Argentina, progettò di acquistare le isole Figi e di affittare l’isola di Taiwan, e nel 1875 tentò di comprare le Filippine dalla Spagna. Fu allora che scoprì un vasto e promettente territorio al centro dell’Africa: l’enorme bacino del Congo, sul quale nessuna potenza aveva ancora messo ancora le mani. Leopoldo si rese subito conto del fatto che, per non destare sospetti, doveva camuffare il suo interesse con una retorica scientifica e umanitaria, e indossò quindi diverse maschere.
Nel 1876 patrocinò la Conferenza di geografia di Bruxelles, tesa a stabilire “le rotte da aprire verso l’interno, la creazione di postazioni accoglienti, scientifiche e di conciliazione per abolire la tratta degli schiavi, l’instaurazione di una pace stabile fra i capitribù e la proposta di un arbitrato giusto e imparziale tra di loro”, come affermò lo stesso Sovrano. Secondo tale linea fondò l’Associazione internazione africana (Aia, alla quale succedette l’Associazione internazionale del Congo) e invitò un esploratore a prenderne parte. Si trattava di un viaggiatore del quale si fidava più di ogni altro: Henry Morton Stanley, giornalista statunitense senza scrupoli ed esperto conoscitore dell’Africa (noto anche per aver attraversato, nel 1877, le cascate di Livingstone).
Tra il 1879 e il 1884, finanziato da re belga, Stanley esplorò metodicamente il basso Congo. Le rapide ostacolavano la navigazione per 400 chilometri sino alla foce, e così Stanley tracciò un percorso parallelo via terra, fondò Leopoldville laddove il fiume era navigabile e ne risalì il corso. Stabilì degli avamposti e stipulò, a volte con la violenza, centinaia di falsi trattati con i congolesi che, senza saperlo, gli cedevano le loro terre. Riuscì così a battere sul tempo francesi, portoghesi e britannici, e poté offrire a Leopoldo il territorio occupato con il pretesto di scopi umanitari. Combinando le prerogative di un sovrano e di un investitore privato, il re delimitò i confini artificiali del territorio, riconosciuto nel 1885 dalla Conferenza di Berlino, in cui gli europei si spartirono l’Africa. Dopo complesse trattative con la Francia e il Portogallo, nella capitale tedesca venne creato a tavolino lo Stato libero del Congo, ottanta volte più grande del Belgio che doveva essere “neutrale, libero nei commerci, e all’inizio privo di tasse doganali e senza schiavi”. Nel corso della conferenza Leopoldo venne eletto all’umanità re del Congo, ma l’opinione pubblica del Belgio era riluttante a riconoscergli i titolo e quindi il potere del monarca rimase a titolo personale. Pur di sfruttare il nuovo possedimenti, il re ricorse alle proprie ricchezze e, per amministrarlo, nel dicembre del 1886 creò la Compagnia del Congo per il Commercio e l’Industria. Fu un caso davvero insolito: mai prima di allora un territorio coloniale era appartenuto a una sola persona.  Assieme ai funzionari belgi, in Congo iniziarono ad arrivare imprenditori, mercanti e missionari, attirati da guadagni ed evangelizzazioni facili. Gli europei vi si potevano stabilire “senza chiedere il permesso” e senza rendere conto a nessuno. Alcune terre erano della corona belga, altre dello stato e delle società private; a queste si aggiungevano le cosi dette terre vacanti (ovvero senza europei, dato che gli africani non erano affatto considerati), di proprietà del re o cedute alle compagnie che saccheggiavano le materie prime della colonia, soprattutto il caucciù e l’avorio. I rappresentanti dello stato e gli agenti delle compagnie prendevano una percentuale sulla vendita dei prodotti, quindi avevano tutto l’interesse a ottenerne la massima produzione e ricorrevano perciò a ogni mezzo, anche alla violenza. Per sorvegliare la colonia nel 1885 fu istituito un corpo armato: la Fprce Publique (Fp) dalla fama sinistra. Ne facevano parte africani, spesso criminali, uomini radice, schiavi in fuga o mercenari stranieri – etiopi o somali, ma pure liberiani, senegalesi e perfino congolesi reclutati con la forza – era comandata da ufficiali europei, in maggioranza beli e anche scandinavi. La Force Publique schiacciò i congolesi, sedò ogni ribellione ed eliminò le ultime entità indipendenti. Perché il Congo non era certo disabitato. Il suo territorio, quasi tre milioni di chilometri quadrati, equivalenti a circa dieci volte l’Italia, era occupato da approssimativamente da 450 entità politiche, grandi, medie, piccole e piccolissime monarchie, domini, confederazioni, clan. Lo Stato libero del Congo firmò trattati con i capi locali, con le buone o con le cattive. Altre volte li spinse gli uni contro gli altri, e fece diventare i capitribù persone corrotte, criminali, prezzolate, tutte odiate dai congolesi. Alcuni dirigenti resistettero per diversi anni e gli altri, una volta sottomessi, si riarmarono e continuarono a combattere fino agli quaranta del XX  secolo.

LA NASCITA DI UNO STATO. IL TRIONO DI LEOPOLDO II A BERLINO. Leopoldo IIdel Belgio creò l’Associazione internazionale del Congo per dare un’apparenza umanitaria alle sue ambizioni e proclamò di voler liberare gli abitanti del centro del continente dai trafficanti di schiavi dell’Africa orientale. Con tale pretesto, nel 1878 assoldò per cinque anni Henry Morton Stanley, il primo uomo che aveva percorso il fiume Congo dall’interno dell’Africa  fino alla foce. Al servizio di Leopoldo Stanley tracciò dei cammini per le carovane, stabilì delle linee per la navigazione fluviale e stipulò con i capitribù  della regione falsi trattati con cui questi gli cedevano le loro terre. Su queste basi, la Conferenza internazionale di Berlino del 1885, patrocinata dal cancelliere tedesco Bismarck, riconobbe il Congo come stato libero e Leopoldo II come suo sovrano. Bismarck preferiva che il Congo rimanesse dominio del piccolo stato Belga piuttosto che della Gran Bretagna o della Francia. Quest’ultima riconobbe i diritti di Leopoldo II quando il re le assicurò che le avrebbe ceduto il territorio equivalente alla tredicesima frazione dell’Africa, nel caso in cui lui avesse fallito nel suo piano di colonizzazione.

La Conferenza di Berlino del 1884-1885, detta anche Conferenza dell'Africa Occidentale Conferenza sul Congo (in tedesco: Kongokonferenz), regolò il commercio europeo in Africacentro-occidentale nelle aree dei fiumi Congo e Niger e sancì la nascita dello Stato Libero del Congo sotto l'influenza di Leopoldo II del Belgio.
La Conferenza fu voluta dal Cancelliere tedesco Otto von Bismarck e dalla Francia allo scopo di regolare le molteplici iniziative europee nell'area del Bacino del fiume Congo. Tuttavia la conferenza consentì, seppure non negli atti ufficiali, alle potenze europee di proclamare possedimenti all'interno delle zone costiere occupate. Ciò che portò alla cosiddetta corsa per l'Africa.

IL CONGO RISERVA PRIVATA DEL RE LEOPOLDO II.  Nelle lingue parlate lungo le sue sponde il Congo è denominato il fiume. I suoi numerosi affluenti, assieme al fiume, costituiscono più di 11000 chilometri di vie fluviali: i colonizzatori belgi poterono subito contare su un’immensa rete di comunicazioni, percorsa da navi in vapore che erano in grado di rifornirsi di una materia prima all’apparenza inesauribile, il legno della foresta. Il principale ostacolo erano le rapide della parte inferiore del fiume, incuneato tra rocce di quarzo, conosciute come i monti di Cristalla che impedivano la navigazione per circa 400 chilometri.
Per schivare l’ostacolo nei cinque anni in cui fu assoldato da Leopoldo (1879-1884) Stanely aprì con la dinamite un cammino e vi fece trasportare dai portantini le navi a vapore smontate. La strada metteva in comunicazione Boma all’estuario del Congo – la città che Leopoldo trasformò nella sua capitale – con Léopoldville, l’attuale Kinshasha, il porto fondato all’inizio delle rapide. Con quelle barche Stanley partì da Léopoldville e fondò una catena di avamposti per i 1600 km del principale tratto navigabile del fiume. L’intralcio dell’attività commerciale dovuta alle rapide si risolse con l’inaugurazione, nel 1898, della ferrovia che univa Léopoldville a Matadi, un porto fluviale a monte di Boma dove veniva esportato il caucciù raccolto a costo del sangue all’interno del paese. I popoli autoctoni vennero soggiogati grazie ai mezzi spietati della Force Publique, costituita nel 1885, che nel 1900 raggiunse la cifra di 19000 uomini, divenendo così la forza armata più potente di tutta l’Africa. Nel 1887 il sedicente filantropo Leopoldo raggiunse un accordo con Tippu Tip. Il grande trafficante di schiavi, di base a Kasongo, divenne il governatore del distretto delle Cataratte del Congo, anche se nel 1890 si ritirò poi a Zanzibar in seguito alle pressioni belghe. Ciononostante, le ambizioni di Leopoldo non si limitavano al Congo: il sovrano mirava infatti ad aggiungere ai suoi domini anche parte della valle del Nilo. Con tale obiettivo ordinò a Stanley di attraversare il Congo fino a Equatoria nell’attuale Sudan del Sud, allora territorio egiziano, e di liberare il governatore Emin Pascià, assediato dalle forze islamiche ribelli del Mahdi. La spedizione durò tre anni dal 1887 al 1890, e sebbene Stanley fosse effettivamente raggiunto a Equatoria, i britannici riuscirono a tenere il Nilo fuori dalle grinfie del sovrano belga.

LE DENUNCE. In via del tutto Eccezionale il Congo Belga fu sottoposto un’insolita tassazione da parte degli altri stati colonialisti, che resero note le atrocità belghe. Non c’è da stupirsene. Potenze come la Francia, la Germania e soprattutto la Gran Bretagna,  la campagna contro il Belgio guardavano al Congo dalle loro colonie centroafricane e vedevano come Leopoldo tenesse lontane le loro compagnie da ghiotti guadagni. Favorirono perciò la campagna contro il Belgio, come fecero pure gli Stati Uniti, mentre al pari di tutto l’Occidente continuavano a comprare i prodotti provenienti dal Congo. Personalità e istituzioni diverse cominciarono a denunciare e a portare alla luce i misfatti belgi. Il Belgio era una democrazia, ma in Congo aveva instaurato una terribile dittatura. Un professore belga, Felicien Cattier, denunciava “Leopoldo II regna in modo assoluto su tutte le attività interne ed esterne dello Stato libero del Congo (…). Ha disposto lui l’organizzazione della giustizia, dell’esercito e del regime industriale e commerciale. Potrebbe affermare, con maggiore autenticità di Luigi XIV, ‘lo stato sono io’”. Nel 1904-1905 una commissione di inchiesta internazionale pubblica un rapporto sugli abusi nella raccolta del caucciù, senza però accusare direttamente Leopoldo. Nacque l’Associazione per la riforma del Congo. I detrattori erano a mano a mano aumentati, e tra di loro vi erano funzionari come il britannico Edmund Dene Morel, che aveva già denunciato il “caucciù rosso”, così definito a causa del sangue versato per procurarlo. Morel aveva ottenuto che il caso del Congo entrasse nell’agenda del parlamento inglese, e Londra aveva commissionato un rapporto al console britannico del Congo, Roger Casement, uomo di incredibile onestà e serietà, che sarebbe divenuto famoso per quel rapporto del 1903-1904 con il quale si giocò la carriera diplomatica. Nel rapporto Casement parlava di sfruttamento, infanticidio, stupri, mutilazioni (come quella del ragazzo a cui i soldati assieme agli ufficiali bianchi, avevano lacerato le mani a calci di fucile contro una albero), Casement avrebbe fatto una brutta fine: in seguito all’esperienza in Congo e nelle piantagioni di caucciù peruviani divenne un tenace anticolonialista e, da irlandese, nel 1916 appoggiò l’insurrezione antibritannica di Dublino che lo condusse alla forca.
Alla campagna di denuncia si unirono pure i socialisti, i liberali progressisti, gli scienziati, gli artisti e i letterati come il francese Charles Péguy (non è il Congo belga, è il Congo leopoldiano, dirà). L’appoggiarono i religiosi sgomenti, come il gesuita belga Vermeresh, professore all’Università cattolica di Lovanio, o il pastore, giurista e storico statunitense G.W. Williams. Quest’ultimo accusò “il governo personale del Congo di Sua Maestà, sovrano senza morale, che legava i prigionieri come buoi, con catene che gli si conficcano nella carne (…) compra schiavi a tre lire l’uno (…) e importa donne per fini immorali”. O come il missionario, anch’egli statunitense, William Sheppard, il quale riferiva “come si affumicano le mani e i piedi mozzati per non farli imputridire dal caldo.
Quando i soldati andavano a sedare una rivolta o a controllare i lavori forzati, gli ufficiali chiedevano una mano mozzato per ogni proiettile esploso, come prova che questo non era servito ad altro (a cacciare, per esempio)”.

Roger David Casement, in irlandese Ruairí Dáithí Mac Easmainn (Sandycove1º settembre 1864 – Londra3 agosto1916), è stato un diplomatico britannico, noto per il suo coinvolgimento nella campagna contro lo sfruttamento del Congo, e un patriota irlandese.


SENZA PIETA’. Ci furono poi colonialisti pentiti, come il belga Edouard Tilkens, tenente della Force Publique, che raccontò “Ho dovuto combattere contro i capi tribù che si rifiutavano di collaborare. La gente preferisce morire nella foresta, dove fugge  (…). È una guerra orribile: armi da fuoco contro lance e armi bianche”. L’agente Moray poi confessò “che il suo distaccamento era stato mandato un villaggio per controllare se gli indigeni stesero raccogliendo il caucciù. In caso contrario avrebbero dovuto ucciderli tutti, uomini, donne e bambini”. Li avevano trovati seduti tranquillamente. Moray racconta: “Ci lanciammo su di loro e li massacrammo senza pietà”. Quando un’ora più tardi giunse un loro superiore, disse: “Benissimo, però non basta. E ci ordinò di mozzare la testa agli uomini e appenderle sulle palizzate attorno al villaggio (…). E di tagliarla anche a donne e bambini e appendere queste ultime in forma di croce”. Le denunce furono una rivelazione per l’Occidente coloniale, quasi mai interessato alla “gente di colore”, per quanto Leopoldo e i suoi avessero cercato di presentare   il Congo come una “colonia modello”. Lo statunitense Mark Twain parla categorico di “dieci milioni di morti se il sangue innocente sparso in Congo fosse messo in secchi, e i secchi collocati l’uno accanto all’altro, la fila si estenderebbe per duemila miglia ”. Un altro scrittore, il britannico Arthur Conan Doyle, creatore di Sherlok Holmes, afferma: “In Inghilterra siamo in molti a considerare il crimine commesso in Congo da re Leopoldo I (…) come il più grande mai conosciuto”. Non esageravano. Tutti erano d’accordo sul brutale sfruttamento subito dagli africani. In una prima fase, alla fine del XIX secolo, si raccolsero avorio e caucciù. Nel 1887 furono prodotti 30 tonnellate di gomma, e nel 1903 ben 5900. tra il 1884 e il 1904 furono esportate 445.000 zanne di elefanti: significava che erano morti 222.500 pachidermi. Quel periodo di raccolta frenetica fu il momento culminante dei lavori forzati e della mortalità umana e animale. Seguì la fase delle piantagioni (caffè, palmisto) con l’imposizione di monocolture e i soprusi agli agricoltori africani, che a stento venivano pagati, se non erano maltrattati o uccisi. Seguì ancora un periodo minerario, tra il 1908 e il 1910, di feroce sfruttamento tuttavia più ordinato. L’amministrazione sequestrava periodicamente lavoratori per piantagioni e miniere o come portantini, con giornate lavorative di 12, 14 o 16 ore. Erano rinchiusi in villaggi simili a campi di concentramento, dai quali non potevano uscire. Se fuggivano ed erano catturati venivano puniti e uccisi. Se si rifiutavano i belgi gli rapivano figli e mogli, che erano messi alla fame, vessati o mutilati per costringere gli uomini a tornare al lavoro. Dovevano pagare tasse altissime in spezie, lavoro o denaro. Chi si negava veniva picchiato, giustiziato o condannato alla mutilazione. I portantini non ricevevano il vitto durante i viaggi, e quindi la mortalità era altissima (alcuni autori ritengono che, in proporzione, fosse maggiore di quella sulle navi negriere). Le carestie erano frequenti. Un tempo l’aiuto reciproco tra le diverse comunità riusciva ad arginarle, ma i belgi avevano vietato la cosi detta “solidarietà tribale”, termine per loro dispregiativo. Le deportazioni, le guerre e la pessima alimentazione causarono gravi epidemie e, in un contesto privo di cure sanitarie, si diffusero le infezioni: vasti territori si spopolarono, milioni di persone morirono. Oggi gli studiosi confermano quanto denunciato allora e stimano la mortalità al 50%: perirono tra gli 8 i 9 milioni su 17 milioni di abitanti (alcuni la alzano al 65% e altri la abbassano al 38%). La popolazione ricominciò a crescere solo a partire dagli anni trenta del XX secolo. Nel 1908 l’economia coloniale di Leopoldo era fiorente. Il Congo permise al sovrano di guadagnare l’astronomica cifra di 50 milioni di franchi in oro in solo dieci anni, dal 1898 al 1908. dal 1900 i prodotti esportati valevano più del doppio rispetto a quelli importati. Un affare notevole. Forse per questo i belgi e le loro agenzie cominciarono a pretendere che lo stato si facesse carico del Congo, contro la volontà del monarca. Ma giocò certamente un ruolo contro la pressione internazionale e interna contro il cinismo e la perdita di vite. Alla fine il re accettò l’annessione del Congo al Belgio nel 1908, Leopoldo II si spense nel dicembre del 1900 a 74 anni. “Morì quando gli tolsero il Congo” disse un giornalista.
L’annessione del Congo al Belgio instaurò un sistema di sfruttamento più razionale e pose fine agli abusi peggiori, anche se continuarono la sottomissione, il depauperamento e le ribellioni. Per il Belgio il Congo rimase un buon investimento fino all’indipendenza nel giugno del 1960.

IL RE DEL CAUCCIU’. LA CRESCITA INDUSTRIALE DELL’OCCIDENTE FU L’ORIGINE DELLA DOMANDA DI CAUCCIU’ GRAZIE ALLA QUALE LEOPOLDO DIVENNE MILIONARIO, E SUOI SUDDITI AFRICANI, SCHIAVI.
Il caucciù marchiò a fuoco la storia del Congo. La sua richiesta crebbe incredibilmente negli anni novanta del XIX secolo, quando i Paesi industrializzati cominciarono a utilizzarlo come isolante d i cavi elettrici o telefonici, per fabbricare giunture e manicotti e, soprattutto pneumatici per ogni tipo di autoveicoli. Nel 1900 si consumavano più di 40mila tonnellate di caucciù all’anno, proveniente in parti uguali da Brasile e Centro Africa. Nel Congo il caucciù si otteneva soprattutto dai rampicanti selvatici del genere Landolphia, e Leopoldo ne accelerò l’estrazione prima che andassero a pieno regime le piantagioni di alberi di caucciù che, mano a mano, sorgevano nelle regioni tropicali. Il rampicante sale sugli alberi per decine di metri in cerca di luce, e il caucciù è la sua resina coagulata, che si ottiene praticando un’incisione nel tronco. Per raccoglierlo gli uomini dovevano lasciare i villaggi, stabilirsi nella foresta pluviale (che i frequenti acquazzoni trasformavano in pantano) e inerpicarsi sugli alberi.  Per costringerli rapivano i loro familiari, gli sparavano, gli mozzavano le mani. Secondo i dati dell’Abir (Anglo-Belgian India Rubber and Exploration Company) un uomo doveva portare ogni 15 giorni dai 3 ai 4 kg di caucciù secco, il che comportava spostamenti sempre più difficili, perché dalla Landolphia si ricava 1 kg per ettaro. Un impiegato della Société Anversoise du Commerce au Congo calcolava che, per raggiungere la quota, lavoratori dovevano trascorre 24 giorni al mese nella foresta. I proventi erano magnifici, perché il rampicante selvatico non richiedeva alcun investimento. Solo il lavoro, ottenuto con la violenza. Poi gli uomini percorrevano chilometri per consegnare il caucciù, pagato con tessuti, sale, perline o coltelli. Non stupisce che, all’inizio  del XX secolo, il Congo fosse la colonia più redditizia dell’Africa: nel 1897 l’Abir investiva 1,35  franchi per chilo di caucciù e lo vendeva a 10 franchi ad Anversa con un guadagno del  741%.
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Castello reale di Laekin, la ricostruzione e l’ampliamento di questo castello furono una delle ossessioni di Leopoldo che destinò a tale scopo milioni di franchi ricevuti dal Congo.
L’ultimo affare di re Leopoldo.
Nel 1890 Leopoldo II ottenne dal parlamento belga un presti di 25 milioni di franchi in sostegno alla sua lotta contro il traffico di schiavi in Congo, che richiedeva immense spese (salario dei soldati, postazioni fortificate, navi a vapore…), anche se in realtà era solo una maschera per saccheggiare il territorio. In cambio, nel suo testamento, il re lasciò al Belgio il Congo. Tuttavia il Belgio non poté aspettare così a lungo: dovette comprare il Congo dal monarca quando le atrocità commesse spinsero la Gran Bretagna e gli Stati Uniti a pretendere che la colonia fosse tolta al re. Nel marzo del 1908 si giunse a un accordo: lo stato belga si faceva carico dei 110 milioni di debito dello Stato libero del Congo, che in buona parte consistevano in titoli da questo emessi, orain mani allo stesso re o di suoi favoriti, come l’amante Blanche Delacroix. Inoltre il Belgio pago 45,5 milioni per terminare alcuni progetti di costruzione, come i megalomani lavori del palazzo reale di Laeken. Infine Leopoldo ricevette altri 50 milioni in segno di gratitudine per i grandi sacrifici compiuti in Congo. Il paese passò al Belgio il 15 novembre del 1908.

articolo in gran parte di Carlo A. Caranci storico, pubblicato su National Geografic maggio 2018 altri testi e immagini da wikipedia. 

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