mercoledì 6 gennaio 2021

I vichinghi, gli eroi delle sagre.

 

I  vichinghi gli eroi delle saghe.

I popoli nordici vantano un tripudio di saghe che narrano le avventure di eroi reali o di fantasia. Tra il XII e il XIII secolo furono messe per iscritto e sono pervenute fino ai nostri giorni.

Ragnar Loðbrók in un'illustrazione delle cronache di Norimberga del 1495.
 

Chi non conosce le divinità nordiche? Forse non tutte, ma sicuramente le più famose del pantheon:
Odino, Thor e Loki sono divenuti popolari grazie alle varie rappresentazioni che ne sono state fatte dall’opera, dai fumetti e dal cinema, mentre gli eroi vichinghi, ovvero i protagonisti delle saghe che ricostruiscono la storia degli antichi popoli scandinavi, sono sempre rimaste in secondo piano. Almeno fino a quando la recente serie Vikings, che ha portato sullo schermo le vicende della stirpe di Ragnarr Lodbrok, ha risvegliato l’interesse per i personaggi in carne e ossa.

Gli eroi combattono nella bruma che unisce in modo misterioso e ancestrale il mondo degli dei e quello degli uomini, e proprio in virtù di tale unione dobbiamo chiederci se possiamo considerarli figure umane oppure divine. Questi eroi sono soltanto la versione umana delle divinità? Fino a che punto costituiscono, nel carattere, un esemplare perfetto di essere umano? Di sicuro nelle saghe nordiche gli eroi hanno un ruolo di prototipo, o modello, e per questo sono rappresentati in modo idealizzato. Non dobbiamo quindi commettere l’errore di considerare le storie scritte su di loro alla stregua di un semplice racconto biografico. Basta prendere come esempio la saga dell’ero Sigurdr e della sua stirpe, in cui figura il già menzionato Ragnarr Lodbrok. Narrata già nel X secolo, viene ripresa in La Saga dei Volsunghi, e nel suo seguito, la Saga di Ragnarr, redatta, al pri della precedente, nel XIII secolo. Secondo il racconti, Aslaug – che diventerà la terza moglie di Ragnarr – nasce dall’uccisore dei draghi Sigurdr e dall’eroina Brynhlldr, o Brunilde. Le avventure dell’eroe leggendario Ragnarr avvengono nella Svezia del IX secolo, e in una di queste l’eroe si fa confezionare uno strano vestito per il quale sarà chiamato “Brache pelose”, costituito appunto da brache pelose con cui, assieme a un manto di cotone, si protegge dagli attacchi di un serpente,che poi trapasserà a fil di lancia. Per questa gloriosa impresa diverrà molto celebre in tutti Paesi scandinavi.

 


La morte di Ragnarr Loðbrók causata da Aelle II di Northumbria. Illustrazione pubblicata nel 1830.

 

L’epoca delle saghe.

872-930 circa

Sotto Harald I Bellachioma, primo re della Norvegia, molti nobili realizzano delle spedizioni per mare.

995

Olaf I di Norvegia, le cui gesta saranno celebrare in molte saghe, sale al trono dopo essersi convertito al cristianesimo.

874

Il norvegese Ingolfur Arnason arriva a Reykjavik, dando così inizio alla colonizzazione dell’Islanda, descritta nel Landnamabok.

1000 circa

Leif Eriksson giunge in Vinlandia, forse l’isola di Teranove, com’è raccontato in La Saga di Eril il Rosso.

930-934

Regno di Erik Ascia Insanguinata. Uccise quasi tutti i suoi fratelli guadagnandosi il soprannome di fratrum interfector

1056

Isleifur Gissurarson diventa il primo vescovo islandese mezzo secolo dopo l’adozione ufficiale del cristianesimo.

 

Sigaror il Volsungo. Tutti gli eroi condividono la caratteristica di avere una qualche relazione con gli dei o ne sono discendenti o possono entrarci in contatto. In molte occasioni le divinità li favoriscono ma in altre li fanno cadere in disgrazia come nel caso di uno dei protagonisti di La Saga di Volsunghi: Sigmund, il padre di Sigur. Ormai vecchio ma ancora valoroso, va in battaglia contro le schiere dei suoi nemici e si lancia alla carica. Non viene ferito da nessuna delle molte lance e frecce che gli piovono addosso ma “quando la battaglia durava già da tempo, si presentò un uomo che indossava un cappello dalla tesa larga e un mantello blu. Era guercio e in mano reggeva una lancia. Quest’uomo si diresse verso Sigmund e brandì la lancia contro di lui. Quando il re Sigmund gli assestò un colpo fermo con la spada, questa, nel colpire la lancia, si ruppe in due pezzi. Da quel momento cambiò l’esito dello scontro. La buona stella abbandonò Sigmund e molti dei suoi guerrieri gli morirono davanti.”. La saga non rivela l’identità del misterioso personaggi, ma il pubblico dell’epoca poteva facilmente riconoscervi il dio Odino.

La Saga dei Volsunghi e quella di Ragnarr Lodbrok fanno parte di un sottogenere delle saghe conosciuto come “saghe dei tempi antichi”. Gli eventi di questi racconti leggendari o mitico-eroici si svolgono spesso in luoghi remoti e immaginari. Le gesta sono accompagnate da descrizioni di oggetti magici e creature fantastiche, così da suscitare nel lettore moderno l’impressione di trovarsi davanti a un racconto di finzione. Eppure sicuramente molte delle saghe combinano questi elementi fittizi e soprannaturali con dati storici. Oggi abbiamo a disposizione una trentina di saghe leggendarie che sviluppano la propria trama prima della colonizzazione dell’Islanda nel IX secolo.

 


Ragnarr incontra Kráka (figlia di Sigurðr Fáfnisbani), illustrazione di August Malmström.

Donne che preferiscono la guerra.

Nel suo Gesta Danorum, il cronista medievale Saxo Grammaticus, descriveva cosi le skjalmzer, o fanciulle guerriere vichinghe: “Anticamente tra i danesi ci furono donne che, trasformando la bellezza in modi da uomo, consacravano quasi tutti i momenti del loro tempo alle pratiche militari …. Quelle che possedevano o forza di carattere o una taglia fisica adeguata cercavano le lotte invece dei baci … consegnavano alla disciplina delle lance le mani che avrebbero dovuto porre sui telati e si esponevano ai dardi che avrebbero potuto far cadere a terra con il loro fascino”.

Sigurdr e il drago.

La Saga dei Volsunghi racconta come l’eroe Siguror decise d’intraprendere un viaggio alla ricerca del drago Fafnir per ucciderlo e toglierlo ‘l’elmo del terrore’. Addentratosi in un bosco incontrò un vecchio che gli consigliò di scavare molte buche e nascondersi in una di quelle finché non fosse comparso il mostro. “Quando il drago giunse strisciando per andare a bere, tutta la terra si mise a tremare cosicché pure la terra attorno a lui tremava. Soffiava veleno davanti a sé, ma Sigoror non si spaventò né ebbe paura dello strepito. Quando il drago passò sopra la buca in cui si trovava, Siguror gli assestò un colpo con l a spada all’altezza della scapola sinistra conficcandogliela fino all’impugnatura. Allora Siguror uscì fuori dalla buca e tirò con la spada. Aveva le braccia insanguinate fino alle spalle. Ferito a morte, il drago cominciò a dar colpi con la testa e la coda”.

La maga e l’eroe.

Dopo essersi scontrato con il re Hringr il guerriero Bosi finì incatenato dentro una segreta in attesa della morte. La notte prima della sua esecuzione giunse una vecchia maga, Busta che gli recitò una maledizione: “Che troll ed elfi / e norne fattucchiere / abitanti giganti della montagna / brucino le tue stanze / che ti odino i giganti delle brine / che i cavalli ti lascino a piedi / che la paglia ti pizzichi / e che le tormente ti facciano impazzire / e povero te / a meno che tu faccia la mia volontà”. Poi recitò altre strofe e concluse con questi versi: “I cani ti morderanno fino a farti morire, e che la tua anima sprofondi all’inferno”. Nel manoscritto sono presenti anche una serie di rune che sicuramente avevano l’effetto di stregare chiunque le guardasse.

Ragnarr Lodbrok, storia e leggenda.

Reso popolare dalla serie Vikings, Ragnarr Lodbrok fu forse una figura storica. Alcuni autori hanno posto le sue avventure in relazione con le incursioni vichinghe nei territori del Northumbria, nella parte occidentale dell’attuale Gran Bretagna, verso la fine dell’VIII secolo. Secondo altri studiosi il suo personaggio può ispirarsi a Reginheri, un guerriero che serviva alla corte del re Horik I di Danimarca (827-854). Gli Annali di Xanten dicono di lui che “saccheggiava i cristiani e i luoghi santi, e si specifica che morì nell’845, vittima di un castigo divino per i suoi sacrilegi”.

Lagertha da scudiera a sposa.

Saxo Grammatica racconta che Ragnarr Lodbrok giunse in Norvegia con il proposito di vendicare le mogli del re defunto oltraggiate da Fre, a quel tempo sovrano in Svizia. Molte di queste donne si unirono alla sua lotta. Tra loro figurava Lagertha, “donna esperta nella guerra che portando nel corpo di vergine un coraggio virile, lottava per prima tra i più agguerriti, con i capelli sciolti sulle spalle”. Una volta compiuta la sua missione ed eliminato il re di Svezia, Ragnarr pretese la giovane in sposa, ma riuscì a conquistarla solo dopo aver ucciso con le proprie mani un orso e un cane che erano a guardia della sua stanza.

Aslaug, la principessa contadina.

Un’altra delle compagne di Ragnarr fu Aslaug. I genitori, Siguror e Brynhildr, morirono quando lei aveva appena tre anni, per cui venne adottata dallo zio Heimer. La Saga di Ragnarr racconta che Heimer fece costruire un’enorme arpa per nascondervi Aslaug, “E quando la bambina piangeva, lui suonava l’arpa e lei taceva, perché Heimer era molto abile nelle arti”. Heimer la consegnò poi a una coppia di contadini, che la chiamarono Kraka. In tale stato l’avrebbe trovata Ragnarr tempo dopo. Innamoratosi di lei, la portò su una barca e la fece diventare sua concubina, finché ne scoprì l’ascendenza reale.

Gli altri protagonisti.

Le più di 130 saghe conservatesi sino a oggi, e scritte principalmente in Islanda, raccontano la storia di numerose eroine ed eroi come Egill, Ragnar Lodbrok, gli amici Bosi e Herrauor, o altri qui menzionati.

 

Freydis Eiriksdottir la figlia di Erik il Rosso, era nella spedizione che giunse in Vinlandia durante il X secolo. Si fece notare per la bravura nella lotta contro gli skraelingjar, i nativi, com’è scritto in la Saga di Erik il Rosso. Per spaventare i nemici Freyds batté l’elsa della spada contro il suo petto nudo.

 

Oddr l’arciere, protagonista di La saga di Oddr l’arciere, possedeva delle frecce magiche con cui aveva sconfitto numerosi nemici. Morì inciampando nel cranio di un cavallo dal quale era strisciato fuori un serpente che lo morse. Così si compì la profezia formulata anni prima, al momento della sua nascita.

 

Grettir il forte era un eroe intrepido e sempre di malumore. Il suo leggendario coraggio lo portò ad affrontare il draugr Glam, un non-morto che massacrava il popolo di una valle. Prima di morire, Glam maledisse Grettir alla luce della luna e quella fu la causa delle sue posteriore sventure.

 


Citazione della Njáls saga nel Möðruvallabók (AM 132 folio 13r) scritto intorno al 1350.

La saga della fanciulla guerriera. È il caso di La Saga di Hervor, la cui trama può essere collocata durante le battaglie tra goti e unni nel IV secolo. L’eroina Hervor, come Brynhildr, è una skjaldmaer  ovvero una fanciulla guerriera. La Saga di Hervor, l’unica a contenere nel titolo il nome di una donna, venne scritta nel XIII secolo e narra la vita dell’eroina e di tutta la sua stirpe. La protagonista è descritta come una ragazza di grande bellezza e dalla forza pari a quella degli uomini. Ben presto si esercita nel tiro con l’arco, nello scudo e nella spada, che nelle mansioni femminili, quali tessere e cucire. Dopo aver indossato i panni di un uomo ed essersi fatta chiamare Hervard, assume il comando di un gruppo di vichinghi per recarsi presso la tomba del padre Angantyr, un berserkr, o guerriero devoto a Odino. Qui recita la Hervararkvida, il Canto di Hervor, esortando il padre ad alzarsi e a consegnarli Tyrfing, la spada che le spetta in eredità e che era stata forgiata e maledetta dai nani Dvalinn e Dulinn. La saga ha ispirato J.R.R. Tolkein per la creazione di personaggi e situazioni della Terra di Mezzo in Il Signore degli anelli: ne è un esempio Eowyn, la principessa del regno di Rohan.

Tuttavia nel Medioevo scandinavo vennero redatti altri tipi di saghe nelle quali gli eroi non provengono dai poemi antichi e in cui le gesta non hanno luogo in scenari mitici. All’interno di tali testi raramente appaiono essere sovrannaturali, e gli dei non vengono quasi menzionati. Chi sono allora, e come sono, questi eroi che non affondano le loro radici nel mondo mitologico?

Una risposta ce la possono dare le quaranta islendingasogur, o Saghe degli Islandesi, giunte sino a noi. I loro protagonisti vivono nell’intervallo di tempo compreso tra la colonizzazione dell’Islanda, nel IX secolo, e l’adozione del cristianesimo, due secoli più tardi. Non a caso questo periodo è conosciuto come l’epoca delle saghe, la maggior parte dei personaggi e molti degli eventi descritti sono fedeli alla realtà storica e, poiché le saghe vengono messe per iscritto nei secoli XIII e XIV ma si riferiscono a fatti risalenti perfino a tre secoli prima, sono state paragonate ai romanzi storici. Possiamo inoltre notare come gli autori abbiano verosimilmente cercato ricostruire la storia in modo tale che il pubblico la percepisse come verosimile, e per questo nei testi abbondano genealogie e racconti biografici: molte saghe iniziano proprio con la descrizione dettagliata degli antenati del protagonista, con dati sui sovrani, riferimenti alle colonizzazioni di nuovi territori e alle battaglie che qui si combatterono.

Tali saghe, inoltre, possono strutturarsi attorno alla vita di un individuo, come nel caso di La Saga di Egill Skallagrimsson, La Saga di Gisli Sursson o la Saga di Grettor Asmundarson, ma possono anche includere diverse generazioni della stessa famiglia o degli abitanti di un luogo, come nel caso di La Saga degli abitanti della Valle dei Salmoni o di La Saga degli uomini di Eyr. Cionostate,i protagonisti continuano ad apparire come modelli idealizzati di comportamento e per questo sono inevitabilmente condannati, come gli eroi mitici delle saghe leggendarie, a un tragico destino.

 

Fratelli di sangue. Gli autori di queste saghe hanno ben a cuore il fondo storico della vicenda. E, infatti, il prologo di La Sagadi Bosi e Herraudr ci avverte che la storia narrata non è un mero racconto volto a intrattenere, bensì l’esposizione di eventi realmente accaduti. La storia ripercorre le avventure di Bosi e del fratello di sangue Herraudr, due giovani guerrieri in lotta contro il padre del secondo, il re Hringr. Nel testo sono particolarmente interessanti le scene erotiche, che non compaiono altrove. In una di queste, Bosi si rivolge ad una donna con una curiosa metafora dell’ambito metallurgico: “Voglio indurire il mi guerriero al tuo fianco. È giovane e non è ancora stato forgiato, e un guerriero deve essere temprato al più presto”. Lei gli chiede dove sia questo guerriero e lui glielo mostra, guidandola con la mano. La giovane si ritrae domandandogli perché porti con sé un oggetto duro quanto un albero. Lui risponde che si ammorbidirà nel buco oscuro, e così rimangono a intrattenersi tutta la notte. Assieme alla descrizione di questo tipo di divertimenti notturni, appaiono anche delle formule magiche.

I protagonisti delle saghe incarnano l’onore, la forza fisica e il coraggio; sono alti, di robusta costituzione e forti. Non solo: tutti hanno partecipato a molte spedizioni e battaglie, e quindi sono uomini celebri dall’enorme ricchezza. La Saga di Egill Skallagrimsson, scritta nel XIII secolo, ci offre questa precisa ed esaurente descrizione del protagonista: “I tratti di Egill richiamavano l’attenzione. Fronte estesa, ciglia folte, naso corto ma incredibilmente piatto, scucchia lunga, mento grande come la mandibola, collo massiccio e spalle più ampie di qualsiasi altro uomo, capelli grigi come quelli di un lupo, e spessi, anche se era rimasto ben presto calvo; mentre era seduto, come scritto prima, un sopracciglio scendeva fino al mento, e l’altro s’inarcava fino alla radice dei capelli: Egill era olivastro, con gli occhi neri”.

Il carattere di Egill è irritabile e violento. A dodici anni pochi uomini lo superano in possanza e altezza. È un grande guerriero, ma anche un magnifico poeta. I suoi versi scaldici – dal non egli scaldi, o skald, i poeti guerriei delle corti scandinave . sono vere e proprie opere d’arte. Skalla-Grimir, il padre, è anche lui poeta oltre che fabbro, mentre il nonno viene chiamato Kveldulfr, “il lupo della sera”: è un uomo molto saggio che di sera va in collera e, grazie ai poteri magici, può cambiare aspetto a suo piacimento. Egill si salva recitando il poema Hofuolausn (Riscatto della testa) davanti al re Erik Ascia Insanguinata. Tuttavia non muore in battaglia ma a 80 anni, e questo comporta un grande disonore. L’autore della saga racconta che, in vecchiaia, Egill si muove con difficoltà, la vista gli viene meno e cos’ l’udito, e le donne lo prendono in giro.

 


Grettir pronto a combattere in un'illustrazione di un manoscritto (AM 426 fol.), islandese del XVII secolo.

Coppie di eroi. Nella descrizione del fisico e delle abilità di certi eroi delle saghe compare un chiaro contrappunto tra fratelli. In La Saga di Bosi e Herraudr il protagonista Bosi è corpulento, moro, non troppo bello e rude, ma abile con le parole. Al contrario, suo fratello Smid non è massiccio ma affascinante e pieno di risorse. Anche il La Saga di Egill Skallagrimsson risulta evidente il contrasto tra i fratelli Egill e porolfr: Egill eredita il carattere del padre, Skalla-Grimr, e del nonno. Entrambi sono mori, brutti e dal temperamento irritabile; il fratelli Porolfr, invece, acquisisce  il proprio carattere dalla famiglia della madre: è generoso, coraggioso, allegro e molto popolare. Come se non bastasse, a differenza di Egill, porolfr è un giovane di bell’aspetto. Quando Egill inizia a crescere, sin da subito appare chiaro che diventerà brutto e moro come il padre; è, però piuttosto intelligente, e già bambino ha composto le sue prime poesie. Molti eroi della saghe sono di fatto grandi poeti. Un esempio è proprio Egill, che dopo la morte dei figli recita il Sonatorrek, con i vertici scaldici più belli della poesia norrena: “Amara pena mi stringe la gola, / pigra è la lingua, / bilancia del canto / Più non riesco dal fondo del cuore / il mio tesoro di strofe a evocare”. Le saghe degli islandesi sono scritte come se fossero storie, e non solo perché includono genealogie e dati storici, ma anche per la trama, più centrata sull’azione e il racconto degli eventi. L’intreccio ripete quasi sempre la stessa sequenza: il protagonista abbandona la Norvegia per un litigio con il re e si stabilisce in Islanda, dove nascono conflitti per terre o eredità a causa di assassinii che devono essere puniti. La concatenazione delle vendette finisce quasi sempre in un bagno di sangue e il protagonista viene dichiarato utlagi, o proscritto. Da quel momento è costretto a nascondersi perché perseguitato e chiunque può dargli la morte.

 

 

Egill Skallagrímsson in un manoscritto dell'Egils saga del XVII secolo

L’eroe tragico. L’eroe delle saghe deve morire in battaglia. Come già indicato, è per lui un enorme disonore morire da vecchio, al pari Egill, o per malattia, poiché significa che l’eroe non si è battuto con coraggio e ha evitato lo scontro pur di non soccombere. La Saga di Gisli Sursson descrive il prototipo di una morte eroica: i nemici di Gisli, proscritto, hanno trovato il suo nascondiglio e si preparano ad ucciderlo. L’eroe è attaccato da dodici uomini che lo feriscono con la lancia in più parti del corpo, ma lui si difende valorosamente, senza mai retrocedere, e nessuno degli assalitori ne uscirà illeso. Gli altri lo attaccano con forza ancora maggiore e uno di loro lo colpisce in modo tale da fargli uscire le viscere. Gisli però se le riprende e le infila dentro la camicia, tenendole ferme con il cordone dei pantaloni. Poco prima di morire recita dei versi e dà un ultimo colpo di spada a uno dei nemici. Infine soccombe agli assalitori, spirando in combattimento. Tra la cronaca e il romanzo, le saghe plasmarono in questo modo l’immaginario dei guerrieri nordici della Scandinavia proprio nel momento in cui questi scomparivano dal primo piano della storia.

Articolo di Ines Garcia Lopez, università di Barcellona pubblicato su Storica National Geographic n. 123 – altri testi e immagini da Wikipedia.

I vichinghi, gli eroi delle sagre.

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