venerdì 31 agosto 2018

La vita urbana e le corporazioni nel medioevo.

La vita urbana e le corporazioni nel medioevo.
Anche se l’emancipazione della nobiltà feudale fu un processo lento, la comparsa di borghi intorno alle mura e lo sviluppo dell’artigianato e dei mercati diedero luogo alla nascita della vita urbana.

Nel nord Europa la città iniziò a muovere i primi passi quando si collocarono le mura nel wik, la colonia dei mercanti, gli stabilimenti e le botteghe dei commercianti di terre lontane. Il passaggio dal mercante nomade alla vita sedentaria  svolse un ruolo importante nel consolidamento della città medievale. Dalla costruzione delle mura attorno a un Vik nacquero Colonia, Ratisbona, Verdun o Namur. In altri luoghi si recuperarono le vecchie mura come a Cambrai, Magonza, Reims, Beauvis, Neyon e Tournai. In alcune occasioni, le città sorsero all’ombra delle civitates episcopali, come nel caso di Madgeburgo, Liegi o Wurzburg. Tuttavia fu in Italia che lo sviluppo urbano assunse un carattere policromo e vitale.

Dalla moneta merce alla moneta fiduciaria.
Genova denaro1.jpg
denaro genovese (1139-1339)
Nel Medioevo, gli scambi mercantili erano pochi. L’economia chiusa e la moneta un riferimento, il cui valore dipendeva dal metallo coniato. Nel XIII secolo ci fu una rinascita monetaria relativa, perché il numero di monete aumentò di poco. Ma alla fine del secolo ci furono i primi surplus nell’agricoltura e nell’allevamento ed emerse una minoranza di contadini ricchi che, insieme ai commercianti urbani – la nascente borghesia mercantile che gestì questi surplus – cominciarono ad accumulare denaro. La nobiltà avrebbe recuperato il potere perduto con l’invenzione della moneta a corso legale o fiduciaria. Ruggero II di Sicilia (1152-1154) ne fu il precursore poiché stabilì il primo monopolio monetario.  Nel suo regno normanno autorizzò  solamente la circolazione delle monete coniate dalla sua zecca. Le altre monarchie lo imitarono presto: Enrico II d’Inghilterra nel 1154, Federico Barbarossa di Germania intorno al 1160, i regni cristiani iberici a partire dal 1170, Filippo II di Francia tra il 1180 e il 1223. Il monopolio dell’emissione – stabilito nel XIV secolo – comportò la limitazione delle monete signorili o locali e la proibizione o il controllo della circolazione di quelle straniere.

DAL CONSOLATO AL MUNICIPIO.

 Verso la metà dell’XI secolo cominciò a svilupparsi in Italia, il consolato, un organo di governo molto efficace che influì in modo definitivo sul consolidamento dei centri urbani: Lucca, Pisa, Milano e Genova furono i primi centri che istituirono il consolato e già nei primi decenni del XII secolo Bergamo, Bologna, Brescia, Modena, Verona e Firenze da parte loro si dotarono di questa istituzione a partire dal 1138. I consoli erano confermati dall’imperatore del Sacro Romano Impero germanico, anche se presto cercarono l’appoggio interno, nei gruppi confederati con il giuramento.
In tutti i casi la fioritura delle città si basava sul controllo di tre ambiti dell’economia.  In primo luogo l’artigianato fiorente e riccamente differenziato, che diede luogo alle manifatture della lana, del panno, del cuoio, del ferro e del legno che, dal XII secolo, producevano capitali considerevoli. In secondo luogo, il commercio a lungo raggio che obbligava un controllo delle reti di navigazione nel Mediterraneo e nel Baltico, dove transitavano merci di grande valore, un commercio che in poco tempo generò anch’esso importanti capitali. E, infine, un’economia monetaria e finanziaria, che consistette nell’investire i capitali dell’artigianato e del commercio in capitale liquido, in denaro, origine della banca e della politica in Europa. Questo procedimento richiese una moneta stabile e a partire dal XIII secolo il ritorno al sistema aureo promosso dalle principali città: Genova, Venezia e Firenze che nel 1252 lanciò il fiorino, antenato della lira d’oro.
Il municipio nacque per articolare le istituzioni di governo nella città, ispezionare le opere pubbliche e organizzarla fornitura di beni e servizi. L’aumento della popolazione fu il risultato di un movimento migratorio dalla campagna alla città, con la prospettiva di un miglioramento delle condizioni di vita. La libertà e l’accesso alla proprietà erano due stimoli che facilitarono l’arrivo costante dei contadini. Lo fu anche il pellegrinaggio, perché molti pellegrini decisero di rimanere in qualche città che incrociarono nel loro cammino. Questo spostamento di persone animò le strade e le piazze, che si riempirono di attori d istrada, venditori ambulanti e artigiani in cerca di lavoro. Tutti si regolavano sul rintocco delle campane delle chiese finché, verso la fine del XIII secolo, si cominciò a inserire nelle torri l’orologio meccanico per scandire le ore del lavoro e del riposo.

LA VITA ASSOCIATIVA.  
Statuto della Società dei Mercanti, 1329

La rinascita urbana creò anche le condizioni propizie per la ricostituzione della vita associativa. I vecchi collegia professionali di origine romana – che erano riusciti a resistere a fatica da quando si era smembrato l’impero – furono la culla delle corporazioni del Medioevo. Esistono dei riferimenti ad alcuni di questi collegia a Ravenna, nel VI secolo:quello dei panettieri, quello dei notai, quello dei mercanti. Si ha anche notizia di un’associazione di artigiani a  Venezia nel IX secolo, oppure di una di giardinieri a Roma in quegli stessi anni. Sono informazioni isolate, che indicano la lenta scomparsa dell’attività associativa contemporaneamente alla scomparsa della vita urbana. Ma la rivoluzione commerciale e lo sviluppo agricolo – con l’esigenza dei mercati come luoghi di scambio delle merci – provocò il risveglio delle associazioni.
Verso la metà dell’XI secolo, in Francia e nelle Fiandre, le corporazioni appaiono sotto forma di charités, fraires (confraternite) e compagnies. In Germania le corporazioni (Hansen) nacquero dalle vecchie Markgenossenschaftern, associazioni locali per il mutuo aiuto, di rigorosa osservanza religiosa. Agli inizi del XII secolo erano trasformate in unioni di professioni o mestieri e il loro potere aumentò a tal punto che si scontrarono con i consigli municipali per il controllo del potere nelle città. La Lega Anseatica fu in origine una di queste corporazioni, anche se più tardi, ormai nel XIV secolo, si trasformò in una rete di scambio che creò uno spazio economico esteso da Bruges a Novgorod, e che fu capace, nel suo momento di massimo splendore (la pace di Stralsund nel 1370) di imporre la sua legge alla stessa Danimarca.
In Inghilterra le corporazioni, i guilds, furono origine delle associazioni di individui che creavano un fondo comune, che chiamarono gield, da cui deriva la parola che in seguito li identificò. Il riferimento più antico ai guilds, o corporazioni, è dell’anno 1093. Ben presto si diffusero in tutto il Paese,legati soprattutto alla lana, e solitamente portavano il nome del loro presidente, del loro alderamn. La loro crescita e importanza andò di pari passo con quella dello sviluppo del commercio della lana inglese nelle Fiandre, nel Bramante, nell’Haomait, nell’Artois e nelle città della Mosa. Questa situazione obbligò a mantenere degli stretti rapporti con i patrizi (poorters) delle grandi città delle Fiandre, che avevano il monopolio delle transazioni commerciali e finanziarie, oltre al controllo delle corporazioni che operavano nell’industria tessile.

La città medievale in tempo di pace.
A partire dall’anno 1000, l’Europa ebbe una crescita sostenuta, anche nella produzione agricola e nell’allevamento, che trassero beneficio da innovazioni tecniche come l’aratro e gli utensili di ferro (XI-XIII secolo). Le urbs nate nei pressi di questi antichi nuclei romani accentrarono il commercio agricolo e artigiano fino a trasformarsi in centri mercantili e industriali. Il traffico fluviale e quello marittimo favorirono la nuova economia monetaria.
Sotto: gli effetti del buongoverno in città, affresco di Ambrogio Lorenzetti (Palazzo pubblico, Siena.


CORPORAZIONI DI MERCANTI.

 Le prime corporazioni medievali erano corporazioni di mercanti: comprendevano solo i mercanti autonomi e maestri artigiani e non lasciavano entrare nessuna persona dipendente o di estrazione servile. Il loro scopo era proteggere la propria attività e limitare il commercio estero, poiché sottoponevano a elevate tariffe protettive le merci che avrebbero potuto competere con i loro prodotti. Qualunque genere proveniente da fuori, se entrava in città, era venduto a prezzi stabiliti dalla corporazione colpita. In molti casi, le corporazioni ottenevano dal municipio o direttamente dal re stesso un monopolio dei prodotti del loro settore. Così, per esempio,la Compagnia di Parigi esercitò un ferreo controllo sui prodotti che transitavano sulla Senna. Le cosiddette arti maggiori divennero quindi delle potenti corporazioni: commerciavano una gran quantità di articoli, compravano materie prime all’ingrosso, assicuravano contro le perdite, organizzavano il rifornimento delle città e la raccolta dei rifiuti, lastricavano le strade, costruivano vie e scali commerciali, dragavano porti, mantenevano le strade reali, ispezionavano i mercati e regolavano i salari, i tempi e le condizioni di lavoro e di apprendistato, i metodi di produzione e di vendita, i prezzi di materiali e articoli. Al tempo stesso, pesavano e contavano tutti i prodotti che erano stati comprati e venduti da loro e nel loro settore e facevano tutto il possibile per escludere dal mercato i prodotti falsificati o di qualità inferiore.
Come regola generale, ogni corporazione aveva la sua sede, che nel corso del XIII secolo fu abbellita dal punto di vista architettonico. La corporazione aveva un personale complesso fatto di reggenti, funzionari dei registri, tesorieri, giudici…Disponeva di tribunali propri per giudicare i suoi membri e chiedeva a questi ultimi di sottoporre le loro dispute al tribunale della corporazione prima di ricorre alla legge dello Stato. Obbligava i suoi membri ad aiutare i compagni malati o nel dolore e a soccorrerli o riscattarli se venivano attaccati o imprigionati. Vigilava sui costumi, sui modi e sull’abbigliamento dei suoi membri e stabiliva, per esempio, una pena per coloro che si presentavano alle riunioni senza calze. Ogni corporazione festeggiava ogni anno la festa del suo santo patrono, con un breve preludio di preghiere che sanciva una giornata di grandi bagordi. La corporazione partecipava al mantenimento e all’abbellimento delle chiese della città e alla preparazione e alla rappresentazione di quello che l’auto sacramental e in seguito il dramma moderno. Costruiva ospedali, ostelli, orfanotrofi e scuole e pagava la sepoltura dei suoi morti e le messe che avrebbero riscattato le sue anime dal purgatorio.

CORPORAZIONI DI ARTIGIANI.

le case delle corporazioni a Bruxelles 

 Seguendo l’esempio dei mercanti, si crearono le corporazioni di artigiani. Nel 1099 troviamo citate corporazioni di tessitori nelle città inglesi di Londra, Lincoln e Oxford e pochi anni dopo le corporazioni di follonieri, conciatori, macellai e orefici. Con il nome di arti in Italia, di Zunfte in Germania o métiers in Francia si diffusero molto rapidamente nel XIII secolo; Venezia ne aveva 58, Genova 33, Firenze 21, Colonia 27 e Parigi più di 100. nel 1254, Etienne Boileau, prevosto dei mercanti sotto il re francese Luigi IX, pubblicò ufficialmente un livre de Métieres, ovvero un libro dei Mestieri, che raccoglieva le norme e la regolazione delle 101 corporazioni parigine. La divisione del lavoro che rivela questo elenco  è impressionante. Nell’industria del cuoio, per esempio, c’erano corporazioni diverse per scorticatori, conciatori, rammendatori, sellai e lavoratori del cuoio fine; nella falegnameria, c’erano corporazioni distinte per i costruttori di casse, barche, carri e botti e per gli ebanisti e i tornitori. Ogni corporazione custodiva gelosamente i segreti del mestiere, cercava la sua area di lavoro difendendola contro l’ingresso di gente esterna e avviava dispute giurisdizionali nel caso di intromissioni. La corporazione degli artigiani, che assunse anche una forma religiosa adottando un santo patrono, aspirava al monopolio. Di solito nessuno poteva praticare il mestiere se non apparteneva alla corporazione. I suoi vertici erano eletti annualmente attraverso un’assemblea, anche se generalmente venivano scelti sulla base di anzianità o ricchezza.

La cristianizzazione dell’eredità pagana: le feste popolari.
Le feste pubbliche nelle grandi città europee del Medioevo furono nella maggior parte dei casi derivate da antiche tradizioni cristianizzate. Papa Gregorio Magno (590-604) ordinò ai missionari di Roma che inviò in Inghilterra di appropriarsi delle feste e dei templi pagani e di trasformarli in feste e templi cristiani. Le stesse direttive furono applicate nell’Europa continentale e nel resto del mondo: per questo motivo ci sono feste, cerimonie e riti animisti pagani che sono stati cristianizzati con un mera introduzione nel calendario romano. I Celti sacrificavano buoi sacri vicino al mare dopo una processione mistica guidata da sacerdoti cattolici. E si trasformò la festa celtica della carnalità, nella quale la gente si travestiva da animali diversi, nel carnevale (carnis vale “eliminare la carne”). In Aragona invece si unirono alla settimana santa i colpi battuti collettivamente, già usati nell’antica Grecia per spaventare i morti che in primavera potevano tornare dall’inferno. Anche nel nord della Francia si festeggiava la festa dei pazzi o dei folli, il giorno della circoncisione di Gesù (8 gennaio), durante la quale si organizzava una grande sfilata di maschere e si sceglieva un pontefice o un vescovo dei folli. Era la riconversione delle feste Lenee di Roma, che offrivano le baccanti ai loro dèi il giorno 12 gennaio. Per questo nella sfilate di maschere di Parigi tolsero un carro con il trionfo di Bacco.

REGOLE, SERVIZI E CLASSI.
stemmi delle corporazioni tedesche
Le regole della corporazione determinavano le condizioni a cui gli stessi membri lavoravano, i salari che ricevevano i prezzi che stabilivano. Le regole delle corporazioni limitavano il numero dei maestri che potevano esserci in un determinato settore e di quello degli apprendisti che poteva avere un certo maestro; proibivano l’utilizzo industriale delle donne, eccetto per la moglie del maestro, e degli uomini, dopo le sei del pomeriggio e punivano i membri nel caso in cui richiedessero dei prezzi eccessivi, facessero trattative fraudolente oppure offrissero articoli di scarsa qualità. In molti casi, la corporazione stampava il suo marchio sui suoi prodotti come certificato di qualità; la corporazione dei negozianti di stoffe di Bruges cacciò dalla città un suo membro che aveva falsificato il marchio della corporazione per utilizzarlo su generi di qualità inferiore.
La comunità corporativa si opponeva alla concorrenza tra maestri in rifermento alla quantità della produzione e al prezzo del prodotto; tuttavia, incoraggiava la concorrenza rispetto alla qualità del prodotto, tanto tra i maestri quanto tra le città. Le corporazioni di artigiani, come quelle mercantili, costruirono ospedali e scuole; offrivano diverse garanzie, soccorrevano i membri poveri, fornivano di dote le loro figlie, si prendevano cura delle vedevo, seppellivano i morti, offrivano lavoro, così come denaro, per la costruzione di chiese e rappresentavano la loro opera e le loro insegne sulle vetrate delle cattedrali. Ma lo spirito fraterno presente tra i maestri non escludeva una gerarchia ben definita tra i membri e i poteri delle corporazioni di artigiani. Sul gradino più basso c’erano gli apprendisti, che avevano tra i dieci e i dodici anni di età ed erano obbligati dai genitori a vivere con l’insegnamento del mestiere; negli ultimi anni del loro servizio, ricevevano un salario e degli strumenti e alla fine del periodo una quantità di denaro per poter iniziare a lavorare per conto loro. Se fuggivano, dovevano essere riportati al maestro ed essere castigati; se continuavano a nascondersi, venivano esclusi per sempre dal mestiere. Una volta completato l’apprendistato diventavano compagni dell’uno e dell’altro maestro, lavorando a giornata. Dopo due o tre anni, l’artigiano, se aveva denaro a sufficienza per aprire una sua bottega, veniva esaminato da una giunta della sua corporazione per valutare la sua abilità tecnica: se otteneva l’approvazione, diventava maestro. A volte il candidato doveva presentare ai responsabili della corporazione un capolavoro, una dimostrazione soddisfacente della sua arte.
Nel corso di tutto il XIII secolo, le corporazioni di artigiani aumentarono in numero e potenza e fecero da contrappeso alle corporazioni mercantili. Si trasformarono in un’aristocrazia del lavoro. Limitavano lo status di maestro ai figli del maestro, pagavano male i lavoratori a giornata, alzavano barriere sempre più alte per accedere alla corporazione o alla città. Erano organizzazioni eccellenti per un’epoca preindustriale in cui le difficoltà del trasporto limitavano spesso il mercato dei compratori locali e gli accumuli di capitale non erano ancora abbastanza ricchi e fluidi per sostenere grandi imprese. Quando nacquero questi fondi, le corporazioni, sia di mercanti, sia di artigiani, persero il dominio del mercato e, pertanto, anche quello delle condizioni di lavoro.

Articolo in gran parte pubblicato su Storica National Geographic, numero speciale i regni cristiani e le crociate. Altri testi e immagini da Wikipedia.      



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