domenica 5 agosto 2018

Golfo di Leyte (1944). Scontro totale fra titani del mare

Golfo di Leyte (1944)
Scontro totale fra titani del mare.
Tra il 23 e il 26 ottobre, al largo delle Filippine, Alleati e Giapponesi si affrontarono in quattro momenti diversi, nella più grande battaglia in mare della storia moderna. E il risultato fu a favore degli Alleati.


video la Battaglia di Leyte

Musashi under fire.jpg

24 ottobre 1944: la nave da battagliagiapponese Musashi sotto il fuoco degli aerei statunitensi della Task Force 38.

 

L'ammiraglio Chester Nimitz (in piedi) discute con (da sinistra) il generale Douglas MacArthur, il presidente Franklin Delano Roosevelte l'ammiraglio William Leahy

Nel giugno del 1944, dopo quasi due anni di accaniti combattimenti seguiti all’inizio delle controffensiva contro il Giappone, gli Alleati avevano compiuto significati progressi sul fronte del Pacifico. Mentre in Europa scorrevano i giorni fatidici dello Sbarco in Normandia, in Asia le forze alleate erano riuscite a conquistare gran parte delle Isole Marianne, rompendo così il perimetro difensivo che i nipponici avevano posto intorno alla Madrepatria lungo il Pacifico centrale e meridionale. Gli americani e i loro sodali, principalmente australiani, avevano seguito due linee di avanzata: la prima, guidata dall’ammiraglio Chester Nimitz, aveva percorso la catena di isole e atolli del Pacifico centrale, mentre la seconda, al comando del generale Douglas MacArthur, partendo dalla Nuova Guinea era risalita lungo i mari del Pacifico meridionale. Ora entrambe cominciavano a convergere verso l’asse Filippine-Taiwan, sollevando il problema quale delle due scegliere per proseguire il conflitto. In caso di conquista, avrebbero ambedue provocato una grave crisi per il nemico, compromettendo le linee di comunicazione dell’Impero giapponese con la sua principale fonte di approvvigionamento di petrolio nelle Indie orientali: se la Flotta imperiale fosse rimasta in quei mari avrebbe avuto sufficiente carburante per navigare, ma non i proiettili per combattere; se invece fosse rientrata nella Madrepatria, qui sarebbe rimasta ben armata ma con i serbatoi vuoti.


Le quattro azioni principali della battaglia del Golfo di Leyte.
  1) battaglia del Mare di Sibuyan
  2) battaglia dello Stretto di Surigao
  3) battaglia di Capo Engaño
  4) battaglia al largo di Samar

Le forze in campo.

FORZE ALLEATE
8 portaerei
8 portaerei leggere
18 portaerei di scorta
12 navi da battaglia
24 incrociatori
166 cacciatorpediniere
Numerose auto siluranti, sommergibili e navi ausiliare
1500 aerei circa
Circa 300 navi complessivamente.
FORZE GIAPPONESI
1 portaerei
3 portaerei leggere
9 corazzate
14 incrociatori pesanti
6 incrociatori leggeri
35 cacciatorpediniere circa
300 aerei circa (inclusi aerei con base a terra)
PERDITE ALLEATE
1 Portaerei leggera
2 Portaerei di scorta
2 cacciatorpediniere
1 unità minore
Oltre 200 aerei
Circa 3000 uomini
PERDITE GIAPPONESI
1 portaerei
3 portaerei leggere
3 corazzate
10 incrociatori
11 cacciatorpediniere
Circa 300 aerei
Circa 12500 uomini
 

L'incrociatore Birmingham affianca la Princeton in fiamme

UN’IMPRESA CICLOPICA. Nimitz avrebbe preferito attaccare Taiwan per poi puntare a invadere la Cina; MacArthur invece voleva tornare nelle Filippine, come aveva promesso quando era stato costretto ad abbandonarle l’11 marzo del 1942, cacciato dalle vittoriose truppe giapponesi. Riconquistare le Filippine, allora protettorato americano, non era solo un punto d’onore personale per MacArthur, ma era soprattutto un imperativo politico per gli Stati Uniti, il termometro della loro determinazione alla vittoria. In un incontro tra i due comandanti e il presidente Franklin Delano Roosevelt, il 26 luglio, la scelta finale cadde sulle Filippine, determinando l’avvio a un’operazione che si sarebbe rivelata decisiva per le sorti dell’intero conflitto. L’impresa era di dimensioni ciclopiche: il punto scelto per lo sbarco, l’isola di Leyte, nelle Filippine centrali distava 400 miglia nautiche (926 km) dalle principali basi di partenza di Morotai e Palau, dieci volte la distanza che il 6 giugno 1944 era stata colmata per lo Sbarco in Normandia. Ogni singolo proiettile, pezzo di ricambio e razione  di cibo doveva essere trasportato su navi provenienti dalla costa occidentale degli Stati Uniti, distante dal luogo più di 5mila miglia nautiche, oppure dall’Australia.
Un'altro problema non secondario era rappresentato dal supporto aereo: data l’enorme distanza dalle basi americane, tutto il sostegno aereo avrebbe potuto provenire soltanto dalle portaerei della US Navy. Viceversa, l’aviazione giapponese sarebbe stata avvantaggiata dalla presenza dei suoi numerosi aeroporti sulla terraferma, garantendosi una maggiore autonomia e presenza di volo.

Fleet Admiral Chester W. Nimitz portrait.jpg

Ammiraglio Nimitz
Thomas C. Kinkaid.jpg

Vice Ammiraglio Thomas Kinkaid,

ASSALTO NEL GOLFO. Comandata dal Vice Ammiraglio Thomas Kinkaid, la Settima flotta degli Stati Uniti aveva il compito di trasportare la forza d’invasione e di appoggiarne direttamente l’azione: era una formazione poderosa che comprendeva 157 navi da combattimento, tra le quali 6 corrazzate, 11 incrociatori e 18 vettori di scorta, 420 navi anfibie  84 tra pattugliatori, dragamine e idrografi. Le 17 portaerei, 6 corazzate, 16 incrociatori e 56 cacciatorpediniere della Terza Flotta, invece, sotto l’ammiraglio William Halsey, avrebbero avuto il compito di coprire a distanza l’invasione e di appoggiarla attaccando le basi aeree nemiche e qualsiasi forza navale che avesse cercato di ostacolare gli sbarchi.
Da parte loro i giapponesi non erano stati inerti. La prospettiva di un attacco alle Filippine, e proprio nel Golfo d Leyte, era considerata anche da loro la più probabile: per questo opportune contromisure vennero accuratamente studiate dal comandante della Flotta Combinata ammiraglio Soemu Toyoda nel piano Sho-Go 1 (o piano vittorioso 1), assieme ad altri tre piani alternativi elaborati per le diverse circostanze. La necessità di doversi confrontare con teatri di guerra così differenti e distanti tra loro costrinse le forze navali giapponesi a disperdesi su un’aerea molto vasta, cedendo così l’iniziativa agli avversari: l’assalto anfibio, ovunque fosse avvenuto, non sarebbe stato impedito, tuttavia il contrattacco giapponese avrebbe puntato a colpire i supporti navali del contingente da sbarco, costringendoli a ritirarsi e isolando in tal modo la minaccia terrestre. Il piano Sho-Go 1 divideva le forze giapponesi in tre gruppi: una Forza Settentrionale, al comando del vice ammiraglio Jasaburo Ozawa (una portaerei, 3 portaerei leggere, due corazzate della Prima guerra mondiale parzialmente convertite in portaerei, tre incrociatori leggeri e 9 cacciatorpediniere, con solo 108 aerei imbarcati); una Forza Centrale guidata dall’ammiraglio Takeo Kurita, di gran lunga la più potente con 5 corazzate, 10 incrociatori pesanti, due incrociatori leggeri e 15 cacciatorpediniere; e una Forza Meridionale, la più debole e divisa tra i vice ammiragli Shoji Nishimura e Kiyohide Shima, consistente in 2 corazzate, 3 incrociatori pesanti e 4 cacciatorpediniere. Il piano giapponese prevedeva che la flotta di Osawa, provenendo da nord, facesse da esca, attirando le portaerei americane della Terza Flotta lontano dall’area degli sbarchi. In tal modo le altre due forze, Centrale e Meridionale, sarebbero rimaste libere di concentrarsi nell’area degli sbarchi stessi, dando vita a una manovra a tenaglia contro le forze d’assalto nemiche, ormai prive di copertura aerea.

I primi attacchi kamikaze.




Un gruppo di giovani piloti kamikaze delle Forze aeree dell'esercito giapponese nel 1945; il 25 maggio 1945, durante la battaglia di Okinawa, danneggiarono gravemente il cacciatorpediniere USS Braine; tutti e cinque i piloti della foto morirono nell'azione.

Il ponte e torrette di prua della HMAS Australia, nel settembre 1944. L'ufficiale a destra è il capitano Emile Dechaineux, ucciso durante il primo attacco kamikaze il 21 ottobre 1944.

https://it.wikipedia.org/wiki/Kamikaze
Il 25 ottobre 1944, proprio durante la battaglia del Golfo di Leye, la Forza d’Attacco Speciale Kamikaze compì la sua prima missione. Cinque Zero A6M, guidati dal tenente Yukio Seki, e scortati al loro bersaglio dall’asso giapponese Hiroyoshi Nishizawa, attaccarono le portaerei di scorta americane. Uno Zero tentò di colpire il ponte della Kijtun Bay, ma invece esplose sulla passerella di prora e carambolò in mare. Altri due scescero in picchiata sulla Fanshaw Bay ma furono distrutti dal fuoco antiaereo. Gli ultimi due puntarono la White Plains: uno di essi, ostacolato dalla contraerea e dalla cortina fumogena, interruppe il tentativo virando contro la St.lo e piombando sul suo ponte di volo. La bomba che trasportava causò un incendio che si estese al deposito munizioni facendolo esplodere, provocando l’affondamento della portaerei. Il 25 ottobre furono danneggiate anche le grandi portaerei di scorta Sangamon e Suwannee, mentreil giorno successivo fu la volta della Santee e ancora della White Plains, e delle portaerei leggere Kalinin Bay e Kitkun Bay. In totale, in quei due i giorni i 55 kamikaze della Special Attack avevano colpito  sette portaerei e altre 40 navi, affondandone 5, danneggiandone gravemente 23 e in modo lieve 12.  

la lezione di Leyte.
Dall’operazione del golfo di Leyte si possono trarre importanti insegnamenti. Un principio chiave della guerra è l’individuazione e il mantenimento dello scopo dell’operazione militare. L’obiettivo del piano Sho-Go 1 ea di compromettere gli sbarchi alleati attaccando le navi da trasporto e di supporto ne Golfo di Leyte. La Forza Centrale deviò da questo suo compito aggredendo le navi di appoggio, anziché portare a conclusione l’attacco contro i trasporti. Analogamente, anche la flotta alleata non riuscì a individuare con chiarezza il suo scopo prioritario. Halsey credeva di dover puntare alla distruzione della flotta giapponese, mentre MacArthur era convinto che il ruolo principale di Hasley  fosse la protezione degli sbarchi e del naviglio che li appoggiava. Questo nodo poteva essere sciolto solo da un’autorità superiore a entrambi prima dell’avvio dell’operazione. La Settima Flotta di Kinkaid aveva così quasi esaurito le munizioni dopo i combattimento del giorno precedente e l’azione diurna nello Stretto di Surigao. Se la forza centrale avesse spinto a fondo il suo attacco, la Settima Flotta avrebbe potuto subire gravi perdite e l’invasione sarebbe stata messa a repentaglio

Le principali navi da battaglia
                                                FLOTTA USA                                       FLOTTA GIAPPONESE
Portaerei di scorta ST.LO
Tipo: portaerei di scorta classe Casablanca
Entrata in servizio: 1943
Dislocamento pieno carico: 7900
Velocità massima: 19 nodi
Lunghezza:156 metri
Larghezza: 33 metri
Armamento:  1 cannone antiaereo da 13° mm., 16 da 40 mm, 20 da 20 mm.
Aerei imbarcati: 28

La St. Lo colpita dall'A6M2 Zero di Yukio Seki
https://it.wikipedia.org/wiki/USS_St._Lo_(CVE-63)

Corazzata West Virginia
Tipo:Corazzata classe Colorado
Entrata in servizio: 1923
Dislocamento pieno carico: tonnellate 33.500
Velocità massima: 21,17 nodi
Lunghezza: 190 metri
Larghezza: 29,72 metri
Armamento: 8 cannoni da 406 mm, 12 da 127 mm, 4 da 76 mm, 2 tubi lanciasiluri da 533 mm.
Corazzatura: 203-343 mm. Cintura, da 229 mm a 45 mm torrette

La corazzata West Virginia nella baia di San Francisco nel 1934
Uss west virginia bb.jpg
Corazzata Musashi
Tipo:Corazzate classe Yamato
Entrata in servizio:1942
Dislocamento pieno carico: tonnellate 72809
Velocità massima: 27,6 no
Lunghezza:263 metri
Larghezza: 37 metri
Armamento: 9 cannoni da 46 cm, 12 da 15,50 cm, 112 da 12,7 mm, 36 mitragliatrici antiaeree da 25 mm, 4 mitragliatrici antiaeree da 13,2
Corazzatura:400 mm cintura, da 250° 650 mm torrette  

sotto:
La Musashi nell'ottobre 1944 m
entre si dirige al Golfo di Leyt

Japanese battleship Musashi.jpg


L’AZIONE DEI KAMIKAZE. Il 20 ottobre lo sbarco alleato avvenne coe da copione in modo praticamente incontrastato. Le navi di appoggio e l’aviazione avevano bombardato per tre giorni sia i punti scelti per gli attacchi che i campi di aviazione giapponesi. In quello stesso giorno MacArthur comunicò al popolo filippino di aver mantenuto la sua promessa con un laconico “sono tornato”, ma in realtà la battaglia vera e propria doveva ancora cominciare. Il mattino seguente, infatti, due incrociatori australiani furono attaccati da un singolo bombardiere giapponese colpito dalla contraerea, il pilota nipponico si schiantò deliberatamente contro il lato sinistro dell’incrociatore pesante Australia, uccidendo 30 membri dell’equipaggio, tra i quali il comandante, e ferendone 64. l’azione assegnò all’incrociatore australiano il poco invidiabile primato di prima nave alleata colpita Leyte da un attacco suicida. Le vere e proprie missioni deliberate di kamikaze contro le forze alleate sarebbero iniziate solo quattro giorni dopo, ma il gesto disperato di quel singolo pilota fornì il segno plastico della determinazione con la quale i giapponesi avrebbero affrontato la battaglia.
Il 24 e il 25 ottobre 1944 nel Golfo di Leyte furono combattuti tre grandi scontri navali. Ebbero però un importante prologo. La mattina del 24, infatti, l’ammiraglio Halsey individuò la Forza Centrale di Kurita e l’attaccò senza esitazioni con i suoi aeroplani: gli ottimistici rapporti dei piloto lo convinsero che la minaccia di Kurita fosse ormai sventata, ma in realtà la Forza Centrale era praticamente intatta perché la maggior parte degli attacchi aerei americani si era concentra tata conto un’unica corazzata, la Musashi. Una manovra diversiva di Kurita confermò le errate convinzioni dell’ammiraglio americano condizionandone le azioni successive, con conseguente potenzialmente disastrose per gli Alleati.

UNA MANOVRA AZZARDATA. Il primo scontro avvenne nella notte tra il 24 e il 25 nello Stretto di Surigao tra la Forza Meridionale giapponese e la Settima Flotta dell’Ammiraglio Kinkaid. Fu l’ultima battaglia navale nella quale potenti corazzate si scontrarono testa a testa. due corazzate e tre cacciatorpediniere giapponesi furono affondati senza perdite immediate per la flotta alleate; un incrociatore pesante danneggiato fu colato a picco da un attacco aereo il giorno successivo.  La Flotta da sbarco era stata protetta ma benché le navi di Kinkaid fossero tutte operative, a seguito dell’attacco le loro scorte di munizioni e di carburanti si erano gravemente ridotte: il rischio insito nella precaria logistica basata su magazzini galleggianti si era in effetti concretizzato.
Sull’altro fronte, l’esca prevista dal piano Sho-Go 1,ossia la Forza Settentrionale nipponica, ebbe successo. Hasley la individuò verso le 16 del 24, e non ebbe dubbi che si trattasse della principale forza d’attacco giapponese; decise così di attaccarla per assestare alla Marina nemica un colpo mortale. L’ammiraglio americano ordinò alla sua intera flotta di intercettare le navi nipponiche in avvicinamento e la battaglia di Capo Engano si concluse per lui con la vittoria che cercava: Ozawa perse 4 portaerei, un incrociatore leggero e quattro cacciatorpediniere, prima di ritirarsi con quel poco che gli rimaneva alla mezzanotte del 25. ma la mossa azzardata dell’ammiraglio, resa ancora più pericolosa dal fatto che aveva mancato di informare in modo appropriato sia il quartier generale e sia il suo collega Kinkaid sui suoi movimenti, lasciò incustodito lo Stretto di San Bernardino, come previsto dal piano giapponese; la Forza Centrale di Kurita, che stava sopraggiungendo, avrebbe così avuto l’ingresso a Leyte praticamente spalancato.
Quello stesso giorno, quattro corazzate nipponiche, sei incrociatori pesanti, due leggeri e 11 cacciatorpediniere, sbucarono dallo Stretto di San Bernardino trovando come unico ostacolo soltanto un velo di cacciatorpediniere americani. Presa completamente di sorpresa dall’inopinata partenza di Hasley, ormai troppo lontano per prestare assistenza, la Settima Flotta di Kinkiad ingaggiò al largo dell’isola  di Samar, contro la Forza Centrale di Kurita, la più grande battaglia della storia navale per tonnellaggio delle navi coinvolte. Quei pochi cacci torpedinieri statunitensi, però, reagirono con tale energia e spirito di sacrificio, da convincere Kurita, ancora all’oscuro del successo della manovra diversiva di Ozawa, di aver di fronte a sé l’intera flotta di Hasley ed esitò. Riuscì ad affondare una portaerei di scorta e due cacciatorpediniere americani, ma il deciso intervento di Kinkaid provocò a sua volta l’affondamento di tre incrociatori pesanti nipponici. A seguito di queste perdite, Kurita decise di ritirarsi rinunciando ad attaccare a fondo le forze da sbarco nemiche nel golfo di Leyte e rendendo in tal modo vano il sacrificio delle portaerei di Osawa. Dopo questa battaglia la Marina Imperiale giapponese non avrebbe più rappresentato un ostacolo agli assalti anfibi americani, e l’episodio pose un’ipoteca sull’esito finale del conflitto.

Takeo Kurita.jpg
Takeo Kurita (栗田 健男 Kurita Takeo?Prefettura di Ibaraki28 aprile 1889 – Tokyo19 dicembre 1977) è stato unammiraglio giapponese, attivo durante la seconda guerra mondiale e noto soprattutto per il suo cruciale ruolo nellabattaglia del Golfo di Leyte.


Articolo in gran parte di Nicola Zotti pubblicato su Le Grandi Battaglie Navali Sprea editori, altri testi e foto da Wikipedia      

Nessun commento:

Posta un commento

I vichinghi, gli eroi delle sagre.

  I   vichinghi gli eroi delle saghe. I popoli nordici vantano un tripudio di saghe che narrano le avventure di eroi reali o di fantasia. ...