mercoledì 1 agosto 2018

Karl Marx: da ribelle a rivoluzionario

Karl Marx: da ribelle a rivoluzionario.
Appassionato della filosofia di Hegel, Marx osservò in prima persona le ingiustizie sociali ed elaborò una teoria della rivoluzione che nel 1848 plasmò nel Manifesto del Partito Comunista.
A due secoli dalla sua nascita, avvenuta il 5 maggio del 1818, la figura di Karl Marx  è ancora oggi associata all’aspetto severo e alla folta barba bianca immortalata dal pioniere della fotografia John Mayall attorno al 1875. Al punto che a volte costa immaginarsi che dietro quell’icona possa esserci mai stato un giovane. Eppure fu proprio prima di scrivere il manifesto del Partito Comunista, uscito nel 1848, quando non aveva ancora trent’anni, che Marx visse le esperienze politiche, intellettuali e personali che avrebbero segnato tutta la sua opera. Cresciuto nel pieno apogeo della cultura romantica, Marx fu il tipico giovane ribelle. Suo padre Heinrich, un ricco avvocato di origine ebraica che si era convertito al cristianesimo un anno prima della nascita del figlio, lo introdusse al pensiero liberale illuminista e alla critica del regime assolutista prussiano (la Renania, regione natale di Marx, era allora prussiana, all’età di 17 anni Karl entro all’Università di Bonn. Qui trascorse una giornata in prigione per ubriachezza e disturbo della quiete pubblica, partecipò al duello di rito delle matricole e si iscrisse a un circolo di poeti. L’anno successivo si trasferì all’università di Berlino per studiare diritto e filosofia. Fu lì che entrò in contatto con il pensiero di Hegel, il filosofo più influente dell’epoca. Marx aderì alla corrente dei cosiddetti Giovani hegeliani, un movimento di discepoli del filosofo di Stoccarda che avevano dato un’interpretazione democratica e laicista del pensiero del maestro. Tra questi si distinguevano il filosofo e teologo bavarese Ludwig Feuerbach – che dichiarava: “non aver religione è la mia religione –, lo scrittore e giornalista tedesco Arnold Ruge e il giovane professore di teologia Bruno Bauer, che divenne mentore di Marx.

Bruno Bauer (Eisenberg6 settembre 1809 – Berlino13 aprile 1882) è stato un filosofo e teologo tedesco


I fronti del giovane Marx.
1818. Karl Marx nasce il 5 maggio a Treviri, nella Renania-Palatinato, in una Prussia governata da una monarchia assoluta.
1841. comincia a lavorare per la Gazzetta renana dalle cui pagine critica con durezza lo stato prussiano, che per tutta risposta chiude il giornale. 
1843. Si trasferisce a Parigi dopo il matrimonio con Jenny. Qui entra in contatto con i circoli comunisti della città e incontra Engels.
1845. Espulso dalla Francia, Marx va in esilio a Bruxelles, dove poco dopo fonda con Enels il Comitato comunista di corrispondenza.
1848. conclude il manifesto del partito comunista, quindi si trasferisce definitivamente a Londra.


L’ESPULSIONE DALL’UNIVERSITA’. Inizialmente i Giovani hegeliani si identificavano con il liberalismo ed esercitavano ed  esercitavano una critica rispettosa nei confronti del regime, ma i continuo scontri con le autorità li spinsero verso posizioni più radicali. Per reazione il governo chiuse le porte dell’università ai membri del movimento, che si trovarono così costretti a intraprendere carriere più insicure. In un certo senso, furono la generazione perduta dalla vita intellettuale tedesca. Il 1841 segnò per Marx il passaggio all’età adulta: “Ci sono momenti della vita che costituiscono il confine di fronte a un tempo trascorso, ma contemporaneamente indicano con precisione una direzione nuova”. Obbligato a rinunciare alla professione accademica, Karl si orientò verso l’attività giornalistica grazie al progetto del giurista Georg Jung e dell’intellettuale radicale Moses Hess, che fondarono un quotidiano di politica ed economia, la Gazzetta renana. Fu qui che il giovane cominciò ad affinare la sua voce. Uno dei suoi primi interventi fu in difesa della libertà di stampa, da lui descritta come “lo specchio spirituale in cui il popolo si contempla”. Rappresentò una delle cause che all’epoca lo vide maggiormente coinvolto, insieme alla libertà di commercio. Marx entrò ben presto a far parte del comitato editoriale e divenne il direttore informale della Gazzetta, che grazie a lui triplicò il numero delle copie stampate, ma si attirò in questo modo le attenzioni del governo. Marx scriveva di questioni locali, come la situazione dei viticoltori della Mosella o la legge che vietava la raccolta di legna nelle vecchie foreste comunali. Nel fondo, però, rivolgeva una critica allo stato prussiano, che in tutta risposto non esitò a proibire la pubblicazione del quotidiano nel marzo 1843 “In Germania non mi lasciano fare nulla”, si lamentava Marx. Ciononostante, quell’anno fu per lui memorabile. Cominciò a scrivere la sua prima opera teorica, Per la critica della filosofia del diritto di Hegel, dove delineava le sue idee sull’alienazione ed esprimeva le sue convinzioni repubblicane e democratiche, prendendo le distanze dal suo vecchio maestro. A giugno sposò Jenny von Westphalen figlia di Johann Ludwig, un aristocratico e alto funzionario prussiano, amico del padre di Karl, che prese il genero sotto la sua ala e gli fece conoscere le opere di Shakespeare. Il matrimonio destò preoccupazioni in entrambe le famiglie per la differenza di età, lei aveva quattro anni più di lui, e per l’incerta situazione economica della coppia. Ma Jenny, una donna talentuosa, affascinante e di grande intelligenza, non ebbe esitazioni. Sarebbe rimasta la compagna di vita e di pensiero di Marx fino alla morte, avvenuta nel 1881. Lui l’avrebbe raggiunta due anni dopo. Nel frattempo Arnold Ruge aveva deciso di fondare una nuova pubblicazione a Parigi, al riparo dalla censura prussiana: gli annali franco-tedeschi. Propose a Marx di collaborare al progetto e questi accettò. Alla fine di ottobre lui e Jenny partirono per la Francia dove avrebbero vissuto un periodo decisivo.




Leader dalla “criniera leonina”.
A 24 anni Karl Marx  era “Un uomo vigoroso, con una folta peluria nera, che gli invadeva guance, braccia, naso e orecchie (…) e dotato di un’illimitata fiducia in sé stesso”, secondo l’uomo d’affari di Colonia Gustav von Mevissen. Dieci anni più tardi un rapporto dei servizi segreti prussiani, che lo seguivano in tutta Europa, ribadiva: “Ha un aspetto possente, la carnagione scura, i capelli e la barba di un nero intenso. Non si rade. È un uomo geniale e energico”. In seguito quella criniera leonina scura come il carbone, si trasformò nell’emblematica capigliatura bianca da profeta bibilico.


L’EPOCA PARIGINA. Parigi era allora la “grande sorgente magica da cui sgorga la storia del mondo” secondo la definizione di Ruge. Una città spumeggiante, caratterizzata da una vita sociale, politica e culturale unica in Europa. Qui Marx lesse avidamente i socialisti francesi Saint-Simon, Cabet e Fourier, e gli economisti britannici Ricardo e Smith. Trattò anche con il poeta Heine, Proudhon – autore del pamphlet cos’è la proprieta?, che contiene la celebre affermazione la proprietà è un furto – e con l’anarchico Bakunin, che in seguito sarebbe diventato uno dei suoi principali antagonisti. Iniziò a frequentare i circoli operai e ad ammirare la capacità organizzativa perché in essi “la fraternità tra le persone non è un concetto vuoto, ma una bella realtà. in quei volti induriti dal lavoro risplendono i sentimenti più nobili dell’umanità”. D’altra parte era molto critico nei confronti delle teorie che sorgevano attorno a questi gruppi, che riteneva utopistiche o romantiche, e si prefisse in contrapposizione di elaborare in contrapposizione di elaborare una dottrina comunista scientifica. Nel maggio 1844 i coniugi ebbero la loro prima figlia, che chiamarono Jenny, come la loro madre. Tra  agosto e settembre conobbero colui che sarebbe diventato il migliore amico e protettore della famiglia: Friedrich Engels. Figlio di un ricco industriale tessile, scrisse un’opera che Marx studiò attentamente e da cui attinse i dati su cui fondare la sua teoria della storia: La situazione della classe operaia in Inghilterra. Fu l’inizio di una grande amicizia e collaborazione intellettuale che durò tutta la vita e il cui primo frutto, La sacra famiglia, venne pubblicato nel 1845. Il testo rappresenta un regolamento di conti con l’eredità hegeliana e, in particolare, con l’ex mentore di Marx, Bruno Bauer. Alla fine uscì un solo numero degli Annali, ma i due articoli scritti da Marx furono centrali per lo sviluppo della sua visione del mondo. Nel primo, “introduzione alla crita della filosofia del diritto di Hegel” dichiarava che la religione era il prodotto di un’umanità alienata e definiva l’oppio dei popoli. Per Marx la critica alla religione non era fine a sé stessa: “La critica del cielo si trasforma (…) in critica della terra, la critica della religione in critica del diritto, la critica della teologia in critica della politica”. Nel secondo articolo intitolato “sulla questione ebraica” e a volte ingiustamente accusato di antisemitismo, esponeva per la prima volta l’idea che l’emancipazione umana fosse legata alla fine del capitalismo.

Amico provvidenziale.

Georg Wilhelm Friedrich Hegel
Georg Wilhelm Friedrich Hegel (Stoccarda27 agosto 1770 – Berlino14 novembre 1831) è stato un filosofo tedesco, considerato il rappresentante più significativo dell'idealismo tedesco.
Georg Wilhelm Friedrich Hegel (Stoccarda27 agosto 1770 – Berlino14 novembre 1831) è stato un filosofo tedesco, considerato il rappresentante più significativo dell'idealismo tedesco.

Firma di Hegel
È autore di una delle linee di pensiero più profonde e complesse della tradizione occidentale; la sua riflessione filosofica nasce all'interno dell'ambiente culturale tedesco di inizio '800, dominato dalla filosofia kantiana e dai suoi sviluppi idealistici
Friedrich Engels apparteneva a una facoltosa famiglia proprietaria di un’industria tessile. Fin dal loro primo incontro a Parigi, nel 1844, divenne intimo amico di Marx. Fu il suo più stretto collaboratore, scrisse anche alcuni articoli che poi Marx firmò con il proprio nome, e lo sostenne nei vari momenti di difficoltà economica.

ESILIO A BRUXELLES. Dopo il fallimento dell’esperienza degli Annali, Karl e Jenny contribuirono alla pubblicazione di Avanti!, un giornale dei lavoratori che uscì senza previa autorizzazione ufficiale. Per questa ragione il ministro degli interni lo fece chiudere e ordinò l’espulsione del suo comitato direttivo: Marx, Heine e Ruge. Nel febbraio del 1845 la famiglia Marx avrebbe lasciato Parigi per stabilirsi a Bruxelles. A conti fatti la permanenza nella capitale  solo di 15 mesi, ma rappresentò un periodo determinante, uno dei pochi in cui Marx conobbe persone con le quali ebbe relazioni cordiali e scambi fecondi, e anche una certa intimità. L’alternarsi di momenti di cordialità e di turbolenza caratterizzò la vita della coppia anche a Bruxelles, una città accogliente in cui regnava la libertà e dove nacque la loro seconda figlia, Laura. Ma la situazione economica della famiglia si fece sempre più precaria e non precipitò solo grazie all’aiuto di Engels e di alcuni amici tedeschi. Nonostante le difficoltà economiche, Marx riuscì a dedicarsi allo studio dell’economia politica, della storia e delle teorie socialiste, a costo di dormire solo quattro ore per notte. Chi ebbe a che fare con lui in quel periodo conobbe un tratto del suo carattere che non avrebbe più abbandonato: l’arroganza intellettuale. Il critico letterario russo Pavel Annenkov, per esempio descrive Marx come un uomo vigoroso, di solide convinzioni e incrollabile forza di volontà, per il quale “parlava soltanto per giudizi che non ammettevano replica, rafforzati per di più da un tono terribilmente sferzante”. Era in breve, un dittatore democratico.
A Bruxelles Marx lavorò a due testi importanti che sarebbero stati pubblicati solo postumi: L’Ideologia tedesca, scritta con Engels, e le Tesi su Feurbach. Il primo riunisce una serie di manoscritti in cui Marx sviluppa la sua concezione materialistica della storia,secondo cui le società sono il riflesso dei loro rapporti economici e materiali: quando questi rapporti cambiano, le società si trasformano, sotto la guida di una classe dominante. Se all’epoca il potere era nelle mani della borghesia, dietro di essa stava sorgendo un nuovo soggetto, il proletariato, che avrebbe rovesciato l’ordine stabilito e posto fine all’oppressione di classe. Questa era anche la missione che si era prefisso Marx, come si legge in un famoso passo delle Tesi su Feurbach: “I filosofi hanno solo interpretato il mondo in modi diversi, ora si tratta di trasformarlo”.

Gli anni londinesi.
Espulso da Bruxelles, nel 1848, Marx si trasferì con la sua famiglia prima a Parigi, poi a Colonia e, infine a Londra. quelli londinesi furono anni di estrema povertà tanto che alla morte di uno dei figli, la moglie Jenny dovette chiedere un prestito per comprare la bara. Ciononostante nel 1867 Marx riuscì a pubblicare il primo volume del suo capolavoro, Il Capitale.



manoscritto del Manifesto

VERSO IL MANIFESTO.  Nel giugno del 1845, Marx decise di recarsi a Manchester e a Londra per prendere contatto con un’associazione di esuli tedeschi e con i militanti inglesi del movimento cartista. Al suo ritorno a Bruxelles fondò il Comitato comunista di corrispondenza, che mirava a creare una ret di relazioni internazionali tra gruppi e associazione di Francia, Inghilterra e Germania. Era l’embrione della Lega dei comunisti, che nacque nel giugno del 1847. Marx aveva ormai rotto con tutte le altre forme di socialismo e comunismo, ritenendo il suo approccio l’unico valido. Nel marzo del 1846 ebbe un duro scontro con Wilhelm Weitling, sarto e oratore tedesco critico verso gli eccessi di teoria e paladino dei sentimento del popolo. “Fino ad ora l’ignoranza non ha mai aiutato nessuno!” gli gridò Marx durante una riunione, alzandosi di scatto. Analogamente, nel 1847 rispose alla Filosofia della miseria di Proudhon con un’acida critica intitolata Miseria della filosofia. Queste posizioni gli valsero non pochi nemici, ma anche la fame di pensatore rigoroso e implacabile. Al secondo congresso la Lega dei comunisti, tenutosi nel dicembre del 1847, il comitato di Londra affidò a Marx ed Engels l’incarico di redigere un documento che illustrasse le posizioni del gruppo. I due raccolsero la sfida. Marx rientrò a Bruxelles e a fine gennaio del 1848 concluse la stesura del Manifesto del partito comunista, un saggio che riassumeva la teoria marxista della storia e della rivoluzione in un linguaggio vivace e accessibile a tutti. Pochi giorni dopo scoppiava a Parigi un’insurrezione che si sarebbe propagata presto nel resto dell’Europa. Era la Comune. Il Manifesto non ebbe una grande influenza su quel periodo rivoluzionario, né sul successivo trentennio. Ma a partire dal 1880 lo spettro del comunisco e l’appello all’unione dei proletari di tutto il mondo iniziarono ad aggirarsi per il continente europeo e per il mondo intero.



Articolo in gran parte di Vladimir Lopex Alcaniz pubblicato su Storica National Geografic del mese  di luglio 2018. altri testi e immagini da Wikipedia.    

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