venerdì 3 agosto 2018

Ittiti il potere dei carri da guerra

ITTITI
Il potere dei carri da guerra.

Nel II millennio a.C. nel Vicino Oriente si diffuse il carro da guerra: una nuova e potente arma che avrebbe sostenuto l’espansione dei grandi regni con l’impero ittita in Anatolia o l’Egitto dei faraoni.
 
Mappa storica dell'espansione del carro dal 2000 (cultura di Sintashta) al 500 a.C.

Attorno al 1350 a.C. raggiunse la sua massima espansione uno dei più potenti stati dell’antichità: l’impero ittita, i cui domini comprendevano l’Anatolia e gran parte della Siria attuale. Il prodigioso sviluppo degli ittiti fu favorito dal loro potenziale militare, la cui arma più temuta erano i carri da guerra. L’utilizzo di questi nuovi mezzi caratterizzò il II millennio a.C., l’era dei grandi regni del Vicino Oriente. Non sorprende affatto, quindi, che i carri siano menzionati in numerosi passi delle cosiddette “lettere di Amarna” , ovvero la corrispondenza diplomatica intercorsa tra diversi faraoni del Nuovo regno e altri sovrani della regione. Per esempio, Amenofi III saluta il re di Babilonia Kadashman-Enlil I con queste parole: “Io sto bene, spero anche tu. Mi auguro che siano in buona salute anche la tua casa, le tue mogli, i tuoi figli, i tuoi nobili, i tuoi cavalli, i tuoi carri e le tue terre. Io sto bene, e stanno bene anche la mia casa, le mie mogli, i miei figli, i miei nobili, i miei cavalli, i miei carri e i miei tanti soldati; nelle mie terre tutto è tranquillo”. In un’altra lettera il re d’Egitto minaccia velatamente un suo vassallo, il principe Ammiya in questo modo: “Sappi che il re è come il sole nel firmamento. I suoi soldati e la moltitudine dei suoi carri godono di ottima salute”.

Fare la guerra su ruote.

2500 a.C.
Sullo Stendardo di Ur sono raffigurati dei carri sumeri con ruote lignee piene, trainati da quattro asini e armati di giavellotti che il compagno dell’auriga scagliava sui nemici.
1650-1550 a.C.
La popolazione asiatica degli hyksos si insedia nel delta del Nilo e governa una parte dell’Egitto con i sovrani della XV e XVI dinastia. Si ritiene introduca il carr oda guerra nel Paese.
1450 a.C.
Durante la campagna contro Megiddo, il faraone Thutmose III si impossessa di 2041 cavalli e quasi mille carri. In seguito distrugge il regno di Mitanni, aprendo così la strada allo scontro con gli ittiti.
1275 a.C. circa
Nella battaglia di Qadestra il faraone Ramses II e il re ittita Muwatalli II vengono impiegati migliaia di carri. Lo scontro non ha un chiaro vincitore e sarà seguito da un trattato di pace.

 

stendardo di Ur

I PRIMI CARRI. Questi veicoli esistevano già mille anni prima che i sovrani del Vicino Oriente ne parlassero con tanto orgoglio nelle loro corrispondenze. L’esemplare più conosciuto è quello rappresentato nello Stendardo di Ur, un pannello di legno trovato in una tomba reale della città sumera di omonima e risalente al 2500 a.C.,: ha quattro ruote piene di un diametro tra i 50 e 80 centimetri e dei cerchi in pelle probabilmente fissati con chiodi di rame o bronzo. Secondo questa raffigurazione il carro trasportava un cocchiere e un guerriero armato di giavellotti. Il mezzo era trainato da una varietà di asino, i cui movimenti non venivano ancora diretti tramite il morso (una barretta che si introduce all’interno della bocca), ma con uno strumento molto meno efficiente, ossia un anello collocato sulla cartilagine nasale.  Di conseguenza i carri erano lenti e poco maneggevoli. La loro funzione era probabilmente quella di inseguire i nemici: ecco perché sono spesso rappresentati nell’atto di schiacciare l’avversario. Il carro doveva essere anche un elemento di prestigio usato nelle parate trionfali e nei riti funebri. Con il passaggio dal III al II millennio a.C, i carri divennero una delle principali armi dell’epoca e videro l’introduzione di varie novità: la ruota a raggi sostituì quella piena, il morso prese posto dell’anello nasale, e gli asini cedettero il passo a una coppia di cavalli uniti a un timone centrale al quale era agganciata una piattaforma aperta sul retrol nel corso del II millennio a.C. l’utilizzo di questi velivoli aumentò drasticamente. Intorno al 1650 a.C., durante l’assedio della città Ursu,  il re ittita Huttusili I dichiarava di avere 30 carri a fronte degli 80 dei suoi avversari hurriti. Tre secoli e mezzo più tardi, attorno al 125 a.C., nella battaglia di Qades, l’esercito ittita Muwatalli II poteva contare su circa 3700 carri, anche si solo 500 ittiti; il resto era messo a disposizione da 18 stati alleati o vassalli.


carro da guerra ittita 

IL NUOVO DISEGNO ITTITA. Gli ittiti svilupparono un nuovo modello di carro con ruote più leggere, a sei raggi invece di otto. Questo veicolo poteva trasportare tre soldati, per quanto se ne vedano solo due nei bassorilievi del grande tempio di Abu Simbel fatto costruire dal faraone Ramses II, l’avversario di Muwatalli a Qades. Secondo queste rappresentazioni il cocchio ittita misurava tra i 2,1 e i 2,5 metri di lunghezza. La maggior leggerezza rispetto a quelli nemici veniva compensata dalla presenza di un terzo passeggero. Oltre all’auriga e al guerriero c’era uno scudiero che si agganciava agli anelli posteriori della struttura e ne aumentava così la stabilità durante le manovre. La rapidità dei carri (che a volte si spostavano di notte) permetteva agli ittiti di compiere attacchi a sorpresa dagli effetti potenzialmente letali. Se sui carri ittiti si utilizzavano le lance, tra i contingenti nemici l’arma più diffusa era l’arco composito, realizzato con lamine di corno e vari tipi di legname. Con la sua portata di circa 200 metri e una frequenza di tiro tra i 6 e i10 proiettili al minuto, l’arco era molto più efficace della lancia o del giavellotto. Ma indipendentemente dalle armi presenti a bordo, il carro era utilizzato più per inseguire i nemici che per condurre degli attacchi veri e propri, anche se è probabile che in alcuni casi aiutasse la fanteria a rompere le file nemiche. Su un terreno favorevole poteva raggiungere una velocità di 16 chilometri all’ora. Per dotarsi di battaglioni di carri lo stato doveva disporre di ingenti risorse. Servivano ampi arsenali per custodire i veicoli (di solito smontati), grandi stalle per i cavalli e reti commerciali attive per procurarsi i vari tipi di legname. Il carro del XV secolo a.C. ritrovato a Tebe nella tomba Rosellini ha il timone e il mozzo in legno di olmo, l’asse e i raggi delle ruote in legno di rovere, e il gavello (l’anello esterno delle ruote) e il telaio in legno di frassino. Per non appesantire il veicolo di solito non si usavano i metalli. Le giunzioni dei vari elementi, compresi i raggi, erano realizzate con strisce di betulla o di cuoio bagnato. I gavelli delle ruote erano ricoperti da una fascia di pelle inumidita, che diventava più compatta mano a mano che si asciugava e fungeva da battistrada. L’asse delle ruote particolarmente lungo, poteva raggiungere i 2,5 metri, forniva una maggiore stabilità, soprattutto in curva. La piattaforma per i passeggeri era leggera e misurava circa un metro di larghezza e mezzo metro di profondità ed era  ricoperta di pelli e adornata con metalli preziosi.

Rilievo di Ramses II nella battaglia di Kadesh


 ILPROGRAMMA DI KIKKULI. La necessità di disporre di animali in buone condizioni per i battaglioni di carri è dimostrata dalla presenza di vari trattai di ippologia nell’archivio dell’edificio E della capitale ittita, Hattusa (l’odierna Bogazkale). Il più antico e completo è il testo di un maestro di nome Kikkuli, che inizia con queste parole “Così parla Kikkuli, l’addestratore di cavalli della terra di Mitani”. Il trattato risale al 1345  a. C. circa e si articola in tre parti. La prima è un sistema di selezione degli animali della durata di quattro giorni, la seconda, un programma di addestramento dettagliato che iniziava in autunno e durava 184 giorni. Prevedeva una serie di esercizi volti a ridurre l’affaticamento e il rischio di lesioni dei cavalli. Infine, la terza parte fornisce indicazioni in merito alle razioni di cibo e acqua da dare all’animale. Non si sa che razze di cavalli venissero selezionati né dove si svolgesse l’addestramento (in Egitto si teneva nei pressi della grande sfinge di Giza). Non si sa nemmeno che tipo di preparazione specifica ricevessero cavalli, aurighi e guerrieri per l’attività bellica, né quali fossero le strategie offensive e difensive usate.  



UOMINI E CAVALLI.  Nei vari regni dell’epoca si sviluppò un’aristocrazia militare di guerrieri che combattevano sui carri, come i maryannu del regno di Mitanni. Questi soldati godevano di una posizione politica e sociale privilegiata: ricevevano in usufrutto dei terreni con cui mantenersi, che potevano lasciare in eredità ai propri figli ma non vendere. Grazie a queste risorse erano in grado di provvedere alle spese per il carro, i cavalli e l’auriga. Gli ufficiali, che nella Babilonia del tempo prendevano il nome di shakrumash, potevano trasmettere il carro e la professione stessa ai propri figli, indipendente dal fatto che questi fossero in grado di guidarli o meno. Il cavallo era il principale animale da traino, anche se inizialmente molti sovrani preferivano usare delle bestie più lente, e quindi meno pericolose, quando prendevano parte alle marce trionfali. In una lettera al re di Mari, risalente attorno al 1775 a.C., si legge: “Non voglia il mio signore montare un cavallo; salga piuttosto su un carro trainato da emioni (asini selvatici) più consono al suo ruolo di re”. Disporre di buoni cavalli era la preoccupazione di ogni monarca. L’imperatore ittita Hattusili III chiedeva a Kadashman-Enlil I, re di Babilonia: “Inviami dei cavalli, degli stalloni giovani e grandi, perché quelli che mi ha mandato tuo padre erano belli ma piccoli, e in ogni caso sono invecchiati” . Va notato che i destrieri dell’epoca erano di dimensioni ridotte rispetto a quelli odierni: raggiungevano un’altezza massima di 1,5 metri al garrese. Si tratta di animali costosi, come di mostra la lettera rabbiosa che il re di Qatna scriveva a Ishme-Dagan I, sovrano di Ekallatum, tra il 1780 e il 1740 a.C.: “Sei un grande monarca; mi hai chiesto quattro cavalli e te li ho inviati. E adesso tu mi mandi solo 20 mine (circa 10 chili) di stagno. Non hai forse ricevuto da me tutto? Come osi mandarmi questa misera quantità di stagno? Se non mi avessi mandato nulla, mi sarei infuriato di meno, per gli dei di mio padre!”. A partire dal XV secolo a. C. fanno la loro comparsa le corazze a scaglie di bronzo per proteggere i guerrieri sui carri e i rispettivi animali. I cavalli ittiti raffigurati nei bassorilievi della grande sala del tempio di Ramses II ad Abu Simbel non hanno una vera e propria armatura, ma c’è un’immagine in cui indossano una banda a placche di metallo, detta sariam. Questa protezione poteva raggiungere i 27 chili di peso, stando all’esemplare rinvenuto a Kamid el-Loz, nell’odierno Libano. Il crollo dell’impero ittita e della sua capitale Hattusa, avvenne attorno al 1190 a.C. in seguito alle incessanti lotte interne per il trono e alle invasioni degli enigamatici popoli del mare, che sconvolsero l’intero Mediterraneo orientale.


Articolo in gran parte di Luis Alberto Ruiz Cabrero, Università Complutense di Madrid, pubblicato su Storica National Geographic del mese di luglio 2018. altri testi e immagini da wikipedia.  

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