martedì 21 agosto 2018

Saint-Germain, l'uomo che non muore mai

SAINT-GERMAIN
L’uomo che non muore mai.
Secondo le leggende, è ancora vivo e si aggira tra noi sotto mentite spoglie, per contribuire al progresso dell’umanità. Più che i suoi prodigi alchemici quello che stupisce è il numero incredibile di persone che gli hanno dato credito. Tra queste, perfino il filosofo illuminista Voltaire.

il conte Saint-Germain

Alchimista, occultista, esoterista, mago, massone, benefattore, immortale, ciarlatano, truffatore: sul conte di Saint-Germain sono state scritte innumerevoli cose. la ricerca della verità è però difficile. A rendere ardua l’indagine è stato lo stesso conte, che non ha fatto altro che gettare fumo negli occhi di chiunque volesse scoprire qualcosa su di lui.
Il primo documento ufficiale che menziona il conte è un rapporto di polizia inglese del dicembre 1745: si tratta di un elenco di arresti fatti tra i cittadini francesi residenti a Londra. Questo non meglio identificato conte di Saint-Germain aveva attirato i sospetti dei tutori dell’ordine perché pareva disporre di grandi risorse economiche di provenienza non chiara. Le indagini però non portarono alla scoperta di alcunché nei suoi confronti. Se non che il conte, nel corso dell’interrogatorio ufficiale, si rifiutò di dichiarare le sue vere generalità se non in presenza del sovrano. atteggiamento bizzarro ma non sufficiente per trattenerlo a lungo. Dopo l’arresto di Londra, il conte passò dodici anni in Germania, dove visse ritirato, dedicandosi esclusivamente allo studio. Studio, forse delle materie esoteriche, di cui veniva considerato un grande esperto. Si spostò poi a Parigi nel 1758. Ad alimentare il mistero sulla sua identità contribuì il suo aspetto. Dimostrava all’incirca 45 anni, aveva una fronte spaziosa, occhi distanti e un sorriso leggermente ironico. Quello che colpiva era che nessuno lo vide mai invecchiare. Il giorno in cui morì aveva per tutti lo stesso aspetto di venti, trenta o quant’anni prima. Molti, infatti, sostenevano di averlo incontrato a distanza di decenni perfettamente uguale. L’anziano ambasciatore francese a Venezia, persona assolutamente affidabile, affermò pubblicamente di avere incontrato il conte nel 1710, cioè cinquant’anni prima che arrivasse a Versailles, e che anche allora dimostrava meno di una cinquantina d’anni.

SI DISSE CHE AVEVA TROVATO LA PIETRA FILOSOFALE.  Aveva fama di essere un grande alchimista, uno di quei misteriosi ricercatori che miravano a ottenere la pietra filosofale. Non si trattava però di una vera pietra, ma di una polvere rossa e friabile, che possiede quella che gli iniziati chiamano una triplice corona, ovvero tre caratteristiche prodigiose: la divina onniscienza, il potere e la trasmutazione. Facendo fermentare la polvere rossa con dell’oro o dell’argento, si produce una tintura che può trasformare qualunque metallo in oro. Infine la pietra filosofale, disciolta in un liquore, si trasforma in un elisir di lunga vita, che dona all’alchimista l’immortalità. Per avvalorare questa tesi, si ipotizzò che il conte non sarebbe morto nel 1784, ma avrebbe inscenato la sua scomparsa, in modo di poter ricominciare a vagare per il mondo sotto altre spoglie.
Qualcuno sostiene di averlo visto negli Stati Uniti nel 1790, immutato come sempre. Tutte leggende, ma le leggende quasi sempre hanno un fondamento di verità. Magari Saint-Germain non fu un magico alchimista, ma si può ritenere storicamente accettato che fosse un grande chimico. In Germania il conte aveva studiato nuovi sistemi di tintura della seta che, una volta giunto in Francia, gli valsero l’attenzione dei vertici politici del Paese. In cambio il conte chiedeva una dimora all’altezza del suo rango e un luogo in cui portare avanti i suoi esperimenti. Si accontentò di una parte del castello di Chambord, sulle rive della Loira, dove avrebbe potuto compiere, in tutta libertà e segretezza, i suoi lavori ed esperimenti. Una volta installato il suo laboratorio però, il conte cambiò idea e si trasferì alla corte di Versailles, dove gli fu facile introdursi tra gli esponenti dell’aristocrazia, e in particolare nel salotto della favorita del re, Madame de Pompadour. Il conte conquistò immediatamente le attenzioni dell’influentissima amante reale, che divenne la chiave per avere accesso ai più potenti personaggi del regno francese, tra cui ovviamente il re Luigi XV. Fu in quei salotti che si consolidò la fama del conte di Saint-Germain come personaggio dagli occulti poteri. Arrivato a corte, fu determinante l’incontro con la contessa Georgy. L’anziana donna sbiancò quando Madame de Pompadour le presentò il conte di Saint-Germain. Fu lui a levarla dall’imbarazzo quando le confermò che era proprio lo stesso uomo che, cinquant’anni prima, a Venezia usava cantare con lei barcarole di sua composizione. Alcune circostante particolari, che nessun’altro poteva sapere, convinsero definitivamente la contessa che quell’uomo avesse fatto parte del suo passato.
La voce si sparse e il mito della sua sovrumana longevità divenne un fatto accettato, incredibile ma vero. Si arrivò a dire, in tutta Parigi, che il conte avesse sulle spalle diversi secoli di vita. E lui, per alimentare le dicerie, ebbe l’audacia di affermare di aver conosciuto personaggi famosi nel corso dei secoli, tra questi Giulio Cesare e Gesù Cristo. Scherzava, prendeva in giro i suoi ascoltatori? Forse, ma questi lo ascoltavano a occhi sbarrati e riferivano, dilatando all’inverosimile la sua fama.
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il langravio Carlo d'Assia, amico e protettore di Saint Germain


Una vita senza donne.
Il XVIII secolo fu un’epoca in cui la libertà sessuale era vissuta al pari di uno status symbol. Le conquiste amorose, non solo per gli uomini, ma anche per le donne, erano fatte alla luce del giorno, quando non ostentate con malcelato orgoglio. In questi ambienti, tra amanti reali e favorite dei nobili, il conte di Saint-Germain pare un pesce fuor d’acqua.
Non si registrano infatti informazioni di alcun genere riguardo alle sue conquiste femminili. Nemmeno di conquiste maschili (per chi volesse sospettarlo di omosessualità) si parla. Pare quasi che il conte si muova fra una corte di assatanati cacciatori di carnalità come una figura etera e asessuata. Molti studiosi si sbilanciano facendo congetture su questo curioso atteggiamento; così come il conte pareva stare lontano dagli eccessi di cibo e alcool, allo stesso modo si asteneva dalle pulsioni sessuali. La conferma sarebbe in una lettera firmata da Horace Walpole, il celebre scrittore gotico, che entrò in contatto con il conte nel periodo londinese. “Saint Germain afferma due cose assolutamente sbalorditive: in primo luogo vive sotto falso nome e poi che non ha mai avuto una donna in vita sua”.
Di sicuro sappiamo solo che il conte di Saint-Germain non ebbe mai un amore conclamato, e nemmeno un erede. 
 

Choiseul ritratto da Charles-Amédée-Philippe van Loo fu un suo avversario

IL SUO SOGGIORNO IN ITALIA NON LASCIO’ TRACCE.  Ma c’era un rovescio della medaglia. Tutto questo clamore suscitò invidie e sospetti. La corte chiese alle autorità di indagare a fondo sulla provenienza delle inesauribili risorse economiche del conte, ma nessuno fu mai capace di spiegare tanta ricchezza, dilapidata a piene mani. Per non parlare di una collezione di quadri dal valore inestimabile, nonché pietre preziose in quantità tali da far invidia al sovrano.
Anche le attività di Saint-Germain erano inesauribili, tanto che disdegnò di trasformarsi in un agente segreto direttamente al servizio di Luigi XV. Costui lo inviò ad Amsterdam con il compito di negoziare segretamente con l’ambasciatore inglese una pace stabile tra Francia e Gran Bretagna, nel conflitto che sarebbe poi passato alla Storia come Guerra dei sette anni. Come ogni spia, anche Saint-Germain era consapevole dei rischi del mestiere, e affrontò impavido il rovescio delle sue fortune. Screditato dal ministro degli Esteri di Luigi XV, il conte Etienne Francois de Choiseul, Saint-Germain dovette sfuggire ai gendarmi che avevano l’ordine di arrestarlo, riparando in Inghilterra. Di colpo non era più uno dei favori della corte francese, ma un ricercato, un latitante sbugiardato: la sua immagine pubblica era distrutta. Le cose gli andarono meglio nel 1762, quando il conte de Choiseul perse il suo incarico ministeriale: libero di ricominciare le sue peregrinazioni per l’Europa, il conte offrì i suoi servigi all’imperatrice Maria Teresa d’Austria, ma si imbatté in un volpone come Karl von Cobenzl, ministro plenipotenziario della sovrana, che si impadronì con l’inganno di molti dei suoi procedimenti segreti per la tintura dei tessuti.
In cerca di nuove fortune, Saint-Germain  arrivò in Italia e vi rimase per quasi dieci anni, anche se non esistono molti documenti che testimonino questa sua presenza. Si sa solo che trascorse un lungo periodo a Venezia, dove poté continuare a fare i suoi esperimenti legati ai tessuti. Dopo fu la volta di Milano, Firenze, Pisa, Mantova e Genova. Poi lasciò il Paese e per tre anni le  sue tracce sparirono completamente. Il conte ricomparve nel 1776 a Lipsia, con il falso nome di Welldone. L’anonimato durò poco, e presto tutta l’Europa seppe che Saint-Germain era tornato. I ricchi e potenti fecero a gara per accaparrarsi la sua compagnia. Ad avere la meglio, fu alla fine il langravio Carlo, principe d’Assia, che lo convinse a trasferirsi ad Altona, sulle rive del fiume Elba.
Messo a conoscenza di tutti i segreti di Saint-Germain, forse non solo quelli legati ai tessuti, il principe, nel 1781 costruì per l’amico, a Eckemforde, una cittadina tedesca che si affaccia sul Mar Baltico, una fabbrica di colori in cui egli stesso lavorava per approfondire i procedimenti chimici di Saint-Germain. In quegli anni il conte contrasse un reumatismo acuto. Fu proprio quello, dopo  indicibili sofferenze, a portarlo prima alla totale paralisi e poi alla more, avvenuta il 27 febbraio 1784. Il suo corpo fu tumulato nella piccola chiesa di San Nicola.
Ma siamo certi che il conte di Saint-Germain morì veramente? Madame d’Adémar, nel suo libro “ricordi su Maria Antonietta”, afferma di aver incontrato il conte Saint-Germain a Parigi nel 1822, quasi quarant’anni dopo la data di morte incisa sulla sua tomba. Il conte, ovviamente, mostrava meno di cinquant’anni. Anche il nostro Cesare Cantù parla del conte di Saint-Germain come di un immortale che dopo la sua morte ufficiale si presentò a un grande congresso massonico a Wilhelmsbad con l’incarico di provare a riconciliare le correnti rosacrociane in conflitto tra loro. Ad alimentare ulteriormente il mistero su di lui, va aggiunto che la sua tomba fu distrutta dall’alta marea nel 1782, cancellando ogni traccia del suo passaggio sulla Terra.

il castello di Chambord


Maria Antonietta.
Non ci sono prove che la giovane sposa del re Luigi XVI e il conte di Saint-Germain si siano mai incontrati. Quando l’arciduchessa d’Austria arrivò a Parigi per sposare il delfino di Francia, il conte era già stato allontanato dal Paese da lungo tempo. Eppure, la stessa Maria Antonietta raccontò alle sue più strette conoscenze che dal suo arrivo in Francia un misterioso protettore le inviava lettere per aiutarla a comprendere momenti difficili che il Paese stava attraversando. Più volte la regina disse alla sua amica Madame d’Adhémar di essere convinta che quell’uomo fosse proprio il conte di Saint-Germain che cercava, tramite lei, di evitare di far piombare la Francia nel caos che si affacciava all’orizzonte.
I dubbi della regina furono sciolti poco prima che gli eventi precipitassero definitivamente: Saint-Germain infatti si presentò al cospetto di Maria Antonietta. Nonostante per tutto il mondo il conte fosse già morto da qualche anno, era davanti alla regina di Francia con il suo solito aspetto di 45enne e si presentava a lei per avvertirla di quello che sarebbe successo di òì a breve; di come gli Enciclopedisti, decisi ad ottenere il potere, non si sarebbe fatti scrupoli a eliminare chi li avrebbe ostacolati, cioè clero e monarchia.
Maria Antonietta non riuscì però a convincere re Luigi XVI_ a cambiare la sua politica per evitare la fine imminente del Regno. In un appunto scritto a mano ritrovato tra le sue carte, la stessa Madame d’Adhémar racconta di aver incontrato il conte la mattina del 16 ottobre 1793 a Place de la Révolution, il giorno in cui la lama della ghigliottina dei rivoluzionari si abbatté sul collo dell’ex regina di Francia. I suoi avvertimenti erano stati inutili.


INCONTRO’ GESU’ ALLE NOZZE DI CANAAN. Cercare di capire chi fu davvero il sedicente conte di Saint-Germain è un vero rompicapo. Le fonti storiche attendibili sono poche, le ricerche su questo straordinario personaggio sono state fatte soprattutto sui diari privati delle numerose persone che lo hanno conosciuto: alcuni attendibili, altri meno.
Tutti paiono convinti che i suoi racconti di epoche passate siano verità. Sentirlo pare del periodo passato in compagni di Giulio Cesare o della partecipazione alle nozze di Canaan con Gesù Cristo, per chi lo ha ascoltato, sembra cosa assolutamente verosimile. La maggior parte delle persone che lo ha frequentato riteneva impossibile arricchire un racconto con così tanti particolari storici senza averlo direttamente vissuto. Tra i sostenitori di questa teoria si annovera anche un filosofo illuminista di grande caratura come Voltaire, che in una sua lettera, parlando di Saint-Germaian, lod definisce un uomo immortale che sa tutto.
Ad aumentare la sua credibilità contribuì un altro fatto determinante: se la maggior parte dei sedicenti alchimisti e maghi di quegli anni usavano i loro supposti poteri per spillare denaro agli incauti, Saint-Germain pareva seguire uno schema diverso; usava i suoi poteri per permettere agli altri di arricchirsi, e non sembrava volere soldi da nessuno. Probabilmente fu questo uno dei motivi per cui moltissimi credettero ai suoi poteri. Oltre a sostenere di poter creare delle pietre preziose dal nulla, Saint-Germain dichiarava di essere in grado di togliere imperfezioni da qualunque diamante aumentandone il valore. La dimostrazione più clamorosa riguardò un diamante che gli fu consegnato nientemeno che da re Luigi XV. La pietra del re, che con l’imperfezione valeva 6000 livres, senza avrebbe raggiunto una quotazione di 10000 livres. Il conte si fece consegnare la pietra e chiese al re un mese di tempo. Passati i trenta giorni, Saint-Germain riportò il diamante a Luigi XV. La pietra era la medesima, come confermò il gioielliere reale, ma ora non aveva più imperfezioni e il suo valore si avvicinava a quello stimato.
Da quel momento il re e tutti i nobili tennero il conte in grandissima considerazione. Quale ciarlatano avrebbe potuto compiere un prodigio del genere? Ad accrescere la fama del conte contribuì in maniera significativa Madame Helena Blavatsky, la leader spirituale del movimento teosofico mondiale. Anche se nacque parecchi anni dopo (vedere articolo a lei dedicato su questo blog), dopo la morte di Saint-Germain, Madame Balvatsky si dichiarò certa che il conte fosse uno dei Maestri. I Maestri, con la lettera maiuscola, gli stessi di cui la Balvatsky parla nei suoi trattati esoterici, sono esseri che arrivano tra gli uomini per aiutare il progresso spirituale dell’Umanità, entità superiori che hanno compiuto la loro evoluzione umana completa raggiungendo quello che gli orientali chiamo liberazione.
Secondo i teosofi, Saint-Germain fu uno dei più importanti Maestri che il mondo occidentale abbia mai avuto. A lui si devono gli enormi cambiamenti spirituali a cui abbiamo assistito dalla fine del Medioevo. Saint-Germain aveva vissuto così a lungo da aver potuto compiere i suoi studi direttamente all’ombra delle piramidi e nella Atene dei grandi filosofi. E  avrebbe vissuto a lungo tra l’India e le regioni dell’Himalaya, dove avrebbe conosciuto la spiritualità e i segreti della natura.


Atricolo in gran parte di Gian Luca Margheriti, giornalista e ricercatore storico pubblicato su BBC History del mese di agosto 2018. altri testi e articoli da Wikipedia.        


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