mercoledì 20 marzo 2019

I Filistei. Chi erano?


I Filistei. Chi erano?
Sono tra i più celebri cattivi della Bibbia, comparvero nel XII secolo a.C., ma di loro si sa poco altro. il punto della civiltà filistea.



Filistei

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Mappa della Palestina nell'800 a.C.secondo la Bibbia
filistei (ebraico פְלִשְׁתִּים pelištīm, arabo فلستيون filastiyyūn) furono un antico popolo indoeuropeo del bacino del Mediterraneo che abitò la regione litorale della terra di Canaan, pressappoco fra l'attuale Striscia di Gaza e Tel Aviv (gli archeologi hanno messo in luce a nord di questa città, nel sobborgo di Tell Qasile, le rovine d'una città filistea). Da loro prende il nome la regione della Palestina.

“Muoia Sansone con tutti i Filistei”: la profezia del forzuto eroe biblico costretto a immolarsi per colpire a fondo il nemico ha avuto successo, tanto che Filistei non solo sono scomparsi dalla Storia, ma anche dalla memoria. Sono infatti una civiltà poco nota, se si escludono i riferimenti biblici e i racconti di altri nemici  come gli Egizi e gli Assiri. Ma ora archeologi e studiosi contribuiscono a riportare alla luce vicende di una civiltà che non si limitava a essere solamente quella dei “nemici di Israele”, anche se questa dinamica giocò un ruolo importante. C’è la storia del gigante Golia sconfitto dal giovane Davide, che sarebbe diventato il fondatore del regno di Israele, e ci sono le guerre di Saul e dello stesso Davide contro i Filistei. Ma non solo. C’è la storia di un ricco popolo cittadino, temibile in guerra, padrone dei segreti del ferro e abile nel commercio, che per un periodo ha dominato su un’area strategica della costa mediterranea con una progredita cultura urbana.
“I Filistei costituirono sulla costa palestinese una civiltà che fu l’erede delle culture urbane precedenti, dopo che l’invasione dei Popoli del mare mutò il quadro politico di tutta quella parte del Vicino Oriente che si affaccia sul Mediterraneo. Occupate o rifondate città, i Filistei vi costituirono dei regno sul modello di quelli precedenti, di cosiddetto raggio cantonale (ovvero piuttosto limitato) e centrato sui palazzi reali”, spiega Mario Liverani, docente emerito di Storia del Vicino Oriente a Roma.
Ma sull’origine di questo popolo rimangono molti misteri. Da dove venivano? Erano pirati greci o comunque europei che avevano messo a sacco grandi imperi prima di ritagliarsi una nuova casa nel Vicino Oriente? Erano i discendenti dei Cretesi? O erano una realtà locale? Nuovissimi dati archeologici, come la scoperta del cimitero filisteo di Ascalona, alimentano il dibattito e assicurano progressi ma non sciolgono del tutto i dubbi.


 Bassorilievo che rappresenta prigionieri filistei, sulla facciata del secondo pilone del tempio funebre di Ramesse III.


CONTROLLO ESTESO. I Filistei compaiono alla fine del II millennio nell’area meridionale della Palestina da Gaza a Tel Aviv (regione che molto più tardi, per scelta dell’imperatore romano Adriano, da loro prese il nome di Palestina). Sono ricordati dalla Bibbia come gli abitanti di una pentapoli, un sistema di cinque città indipendenti ma collegate tra loro: Ascalona, Gat, Gaza, Ekron e Ashodo. Erano governate da una autorità chiamata seren (plurale seranum) che qualcuno ha messo in relazione linguistica con il greco tiranno (tiranno).
Queste città mantennero il controllo di tutta la fascia costiera fino all’arrivo degli Assiri, nell’VIII-VII secolo a.C. Fu così che entrarono in collisione con il popolo ebraico. Una storia che ci dice molto della reale forza dei Filistei. La Bibbia infatti – pur narrando le vicende dal punto di vista ebraico – non può fare a meno di ricordare che nel primo periodo i Filistei erano la potenza egemone della regione, tanto da tenere sotto scatto gli Israeliti. Tra l’altro, secondo il primo libro di Samuele (13,19 -21), impedivano loro di avere fabbri, armi e utensili in ferro, cosicché gli Ebrei dovevano recarsi presso i loro vicini anche solo per affilare falci. Tanto che Sansone dovette affrontare i Filistei armato con una mascella d’asino, e infine a mani nude. In seguito Saul emerse come primo re ebraico proprio guidando la lotta armata contro il popolo nemico, ma fu sconfitto e morì nella battaglia di Gelboe. Una vittoria dei Filistei sugli Israeliti portò addirittura alla confisca dell’Arca dell’Alleanza come bottino di guerra, trasferita per un certo tempo nel tempio di Dagon ad Ashodod.
 
Bronzetto raffigurante il Sardus pater, con il copricapo piumato dei Peleset/Filistei

TIRAMOLLA. Anche Davide si affermò dopo aver sconfitto in duello il gigante filisteo Golia, ma intanto nel periodo iniziale della sua vita – quando era in contrasto con Saul – fu lui stesso un vassallo e un mercenario a servizio del sovrano filisteo Achish di Gat. Quando poi si sarebbe affermato il grande regno di Davide e Salomone, non c’è traccia di sottomissione dei Filistei, che invece erano ancora saldamente presenti nei secoli successivi quando lo Stato ebraico si divise e finché tutta la regione non venne conquistata prima dagli Assiri e poi dai Babilonesi. Fu allora che i Filistei vennero definitivamente assimilati ai popoli vicini, divenendo indistinguibili per lingua, cultura e religione.
Fino ad allora invece i Filistei una loro identità specifica ce l’avevano avuta. Il loro dio nazionale sarebbe stato una versione occidentalizzata del mediorientale Dagon, padre di Baal, accompagnato da Baal Zabub e da Astarte. Quest’ultima potrebbe essere stata il primo modello di quella che sarebbe diventata Afrodite: Erodoto sostiene che due fondamentali santuari greci del suo culto furono fondati proprio da Filistei di Ascalona, a Paphos e Citera, due luoghi legati al mito della nascita di Afrodite. I Filistei avevano una ceramica che li contraddistingueva, e si è sempre ritenuto che dei particolari sarcofaghi antropomorfi in terracotta che non si trovano altrove fossero un tratto distintivo di questo popolo.

Battaglia contro Pulasti (Filistei) e Sakkara, dal tempio egizio di Medinet Habu. Si noti il particolare copricapo piumato dei filistei.
 
RESISTENZA EGIZIA. La pentapoli filistea aveva istituzioni politiche proprie (i citati seranim), e manteneva la struttura della città-Stato che era stata diffusa nella regione in precedenza ma che sul finire del II millennio iniziava a perdere forza rispetto agli Stati tribali nazionali. Fu proprio questa una delle ragioni alla base dell’inestinguibile conflitto tra Filistei e Israeliti.  Come si era formata questa pentapoli? Il contesto era tradizionalmente ricco di città-Stato, che comunque erano rimaste per secoli sotto il dominio egizio. Verso il 1200 a.C. tutta la zona del Levante fu però travolta da uno sconvolgimento che portò alla fine dell’Età del bronzo e con essa al crollo dello status quo. Le realtà regionale si trasformarono e i grandi imperi crollarono. Questi mutamenti sono fatti coincidere con i grandi spostamenti di popoli e di pirati raccontati da molte fonti antiche e illustrati con dovizia di dettagli anche nei monumenti di numerosi faraoni. Mentre l’impero ittita collassò sotto questi colpi, l’Egitto si vantò infatti di essere sopravvissuto agli attacchi dei Popoli del mare, una coalizione di guerrieri migranti tra cui spiccavano i Peleset. Questi ultimi sarebbero proprio pi Filistei, che dopo aver fallito l’invasione dell’Egitto si sarebbero insediati in Palestina.

In rosso, le cinque città che, in epoca storica, costituivano la "pentapoli filistea".

ORIGINI DA INDAGARE. Una più critica lettura delle fonti egizie evidenzia come questi popoli non fossero sorti dal nulla, venissero già citati in precedenza e probabilmente non si fossero mossi con un’unica grande coalizione improvvisa, ma fossero passati attraverso più episodi di spostamenti, non sempre bellicosi non si può neanche escludere che proprio gli Egizi avessero concesso ai Peleset di insediarsi in Palestina magari come mercenari di guarnigione per difendere i propri confini, e che poi questi avessero man mano guadagnato indipendenza e prestigio. Rimane ancora da scoprire da dove venissero questi Peleset. Per gli Egizi “dalle isole in mezzo al mare”, mentre per gli Ebrei la loro terra natia era Kaftor, identificata con la Cappadocia ma più spesso con Creta (almeno in un passo la Bibbia chiama i Filistei “Cretei”)


 I Peleset o Filistei sono raffigurati con il caratteristico elmo piumato
Le tracce sarde.
La Sardegna è stata spesso collegata dagli studiosi ai Popoli del mare. Uno di essi, gli Shardana, le avrebbe persino dato il nome. E anche i Peleset, secondo alcuni, sarebbero arrivati sull’isola. Tra gli indizi, bronzetti nuragici del dio Sardus Pater con il caratteristico copricapo piumato che nei bassorilievi egizi identica i Peleset. La storiografia moderna ha un approccio più prudente su queste identificazioni, ma d’altro canto l’archeologia ha invece riservato un tipo diverso di sorprese, dando la certezza che i Filistei e i Sardi avessero rapporti.
SOCI IN AFFARI. Tra i ritrovamenti che rimandano direttamente ai Filistei ci sono uno scarabeo con inciso il nome del loro dio Dagon e un’anfora con un’iscrizione nella loro scrittura. Poiché quest’ultima è stata rinvenuta nel grande santuario nuragico di S’arcu ‘e is Forros, gli studiosi pensano che abbia a che fare non con un caso episodico ma con la testimonianza di una frequentazione stabile. Ma siamo nel’VIII secolo a.C (alla fine dell’età filistea) e probabilmente quel reperto è la testimonianza di scambi commerciali.

POCHE CERTEZZE. La presenza di ceramica micinea ed egea in Palestina, insieme a elementi indoeuropei rintracciati nella lingua filistea, confermerebbe l’ipotesi dell’arrivo improvviso di guerrieri colonizzatori dalle isole greco-cretesi. Tutto chiaro quindi? Niente affatto. Le ricerche più recenti suggeriscono prudenza e sembrano propendere per un’origine più vicina e meno affascinante. I resti degli avi dei Filistei sarebbero stati ritrovati nella zona di Antiochia, tra la Turchia e la Siria, facendo propendere per la teoria di una popolazione locale del Levante, vicina al mondo anatolico e aperta a influssi e commerci dal mondo greco-egeo, ma pur sempre mediorientale.
In particolare a Tell Taynat (l’antica Kunula probabilmente) sono state trovate molte ceramiche di stile filisteo e l’iscrizione di un re “Taita, re di Palistin”. Secondo questa ricostruzione, in qualche momento i Filistei sarebbero quindi migrati al più a sud per creare la nuova realtà in Palestina, ma senza rappresentare un elemento alieno e di totale rottura, e probabilmente con uno spostamento migratorio lento e una progressiva commistione di culture e popolazione.

Visti dalla Bibbia.

Sono celebri i ritratti di Filistei che ci sono arrivati dalla Bibbia. Celebri ma tutt’altro che lusinghieri. Il primo personaggio che si incontra è una donna, Dalila, che viene indotta a sposare l’ebreo Sansone, l’eroe forzuto in grado di sterminare i nemici nonostante non possa armarsi di ferro. Dalila riesce a farsi rivelare il segreto della sua forza, che risiede nei capelli: così grazie a lei che glieli fa tagliare, i Filistei lo catturano e lo accecano. Sansone viene quindi condannato a girare la ruota della macina nella prigione in cui viene tenuto, e successivamente costretto a esibirsi nel tempio. Tempio che l’ero, grazie ai capelli ricresciuti, fa crollare.
NASCE UN REGNO. È poi per contrastare il potere dei Filistei che gli Ebrei decidono per la prima volta di darsi un re. La scelta ricade su Saul che riporta alcune vittorie ma poi muore dopo una battaglia persa. Nel frattempo entra in scena Davide. Per la Bibbia la sua ascesa comincia proprio sfidando in duello il più celebre dei Filistei, il gigante Golia, pesantemente armato ma messo al tappeto dalla fionda del giovane pastore Davide.


CERTEZZE. Ora un ulteriore progresso si attende dall’archeologia e in particolare dalla scavo del cimitero filisteo di Ascalona, il primo e finora l’unico che si possa senza alcun dubbio attribuire a questa civiltà. Vi sono deposti i resti di più di 200 individui sepolti tra l’XI e l’VIII secolo a.C.
La prima cosa che si nota è che i corredi delle tombe rivelano di appartenere a una popolazione ricca, elegante, aperta al resto del mondo con cui era in grado di commerciare proficuamente. E a dispetto della fama di guerrieri, nessuno dei corpi mostra segni di morte violenta.
Spicca anche il fatto che parte delle usanze funerarie richiamano quelle tipiche dell’Egeo: non c’è traccia infatti dell’uso mediorientale di recuperare e riunire i resti dei defunti dopo un anno, mentre ci sono casi di incinerazione e sepolture che ricordano da vicino quelle micenee. Diversi corpi sono deposti con un corredo di profumi, gioielli, armi e cibo, alcuni erano ornati con orecchini, collane e bracciali. Secondo gli archeologi, questi mettono in discussione quanto si pensava fino ad ora e rilanciano il collegamento con l’idea di un’immigrazione di stranieri dall’Egeo. Ora gli esperti stanno passando la parola ai genetisti: saranno forse gli esami del Dna a svelare una volta per tutte, dopo tremila anni, il mistero dei Filistei.

Articolo in gran parte di Aldo Bacci pubblicato su Focus Storia n. 145. Altri testi e immagini da Wikipedia.





2 commenti:

  1. Pino Grasso Interessante panoramica.
    Conoscevo i Pilistin studiando le ipotesi su chi fossero i popoli del mare e da chi fossero composti.
    Consideravo comunque che l'ostilità tra ebrei e filistei continua imperterrita da millenni :-)

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  2. Non esiste nessuna testimonianza filistea della fattura dell'arca dell'alleanza?

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