mercoledì 6 marzo 2019

Disastro Market Garden.


Disastro Market Garden.
Settembre 1944
Arnhem: il d-day lanciato dall’aria che finì in un disastro.
Market Garden, la più grande operazione aviotrasportata della Storia.



Waves of paratroops land in Holland.jpg

Paracadutisti sui cieli dei Paesi Bassidurante le prime fasi dell'operazione.Data17 - 27 settembre 1944Luogocorridoio tra Eindhoven e ArnhemPaesi BassiEsitovittoria tedesca


La battaglia di Arnhem e l’Operazione Market Garden sono circondate da molta mitologia, e gli storici che se sono occupati sono caduti spesso nella trappole del “se soltanto”: se soltanto questa o quell’altra cosa fossero andate diversamente l’operazione si sarebbe trasformata in un grande successo. Ma tale “cernita dei difetti” in realtà ottiene solo di distrarre l’attenzione dal semplice fatto che Market Garden fu un esempio perfetto di come non si dovrebbe pianificare un’operazione aviotrasportata.
Si trattò di uno dei peggiori disastri di parte Alleata della Seconda guerra mondiale, immortalato nel film del 1977 Quell’ultimo ponte (A Bridge Too Far). Il piano, che prevedeva un attacco simultaneo di paracadutisti e forze di terra che avrebbe dovuto spezzare le difese tedesche nei Paesi Bassi; ebbe inizio il 17 settembre 1944 e appena una settimana dopo terminò in un disastro con migliaia di morti. A subire più perdite furono i paracaduti britannici che costituivano l’avanguardia dell’assalto, durante lo sventurato tentativo di impadronirsi del ponte della città olandese di Arnhem.
Solo un mese prima, mentre i tedeschi fuggivano incalzati dalle fasi finali della Battaglia di Normandia, gli Alleati erano di umore completamente diverso: l’avanzata verso il Reich procedeva spedita ed era venuto il momento di decidere la mossa successiva. E fu lì che nacque la malaugurata idea di Market Garden.
Alla base dell’erronea pianificazione c’erano le ambizioni del feldmaresciallo Bernard Montgomery, che aveva comandato le forze di terra in Normandia. Il suo obiettivo era prendere il controllo di tutta la strategia Alleata, e intendeva riuscirci attraversando per primo la linea del Reno; in tal modo Dwight D. Eisenhower, comandante in capo della Forza di Spedizione Alleata in Europa, gli avrebbe assegnato anche il comando delle forze americane e priorità assoluta per i rifornimenti. Per ottenere ciò Montgomery aveva bisogno della Prima Armata Alleata Aviotrasportata, che Eisenhower aveva costituito il 2 agosto 1944 ritenendo servisse un unico ente per coordinare le unità di paracadutisti. Tuttavia, a dispetto degli sforzi del comandante in capo per mantenere in equilibrio i rapporti tra gli Alleati, il risultato fu assi metrico: lo staff del generale americano Lewis Brereton era formato in prevalenza da ufficiali dell’aviazione degli Stati Uniti, con una sola eccezione britannica costituita dal suo vice, il tenente generale Frederick “Boy” Browning. La muta antipatia tra Brereton e Browning– due persone che avevano come unico tratto in comune la vanità – non aiutava la situazione. Browning era un ufficiale dei Granatieri dall’aspetto grifagno, sposato con la scrittrice Daphne du Maurier e abituato a darsi arie da divo del cinema. Non gli mancava il coraggio, ma aveva un carattere estremamente nervoso e non vedeva l’ora di guidare in azione le unità di paracadutisti. Le sue malcelate ambizioni, unite ai modi perentori, non gli conquistarono la simpatia dei comandanti americani. Il 3 settembre Montgomery si incontrò con il generale Omar Bradley per discutere di un’operazione aviotrasportata nel sud del Belgio, al di là della Mosa. Bradley voleva che l’aereo da trasporto truppe in questione venisse impiegato piuttosto per rifornire di carburante la Terza Armata di Patton e Montgomery accettò di cancellare l’operazione, ma con un secondo fine in mente: conclusa la vicenda con Bradley, ordinò un’altra operazione aviotrasportata “allo scopo di mettere in sicurezza i ponti sul Reno tra Wesel e Arnhem”, che avrebbe dovuto chiamarsi Operazione Cometa (in linea con le ambizioni di Montogomery di guidare la penetrazione Alleata in Germania). Inutile dire che, quando si rese conto di come Montgomery lo aveva giocato, Bradley andò su tutte le furie.


Mappa dell'Europa Nord-Occidentale nel 1944 - Operazioni del 21º Gruppo di Armate dal 15 settembre al 15 dicembre


Un piano sbagliato in partenza.
Il piano dell'operazione Market Garden nel suo complesso

Lo sbarco di Normandia era avvenuto da appena tre mesi quando gli anglo-americani tentarono un’incursione in profondità nel territorio olandese occupato dai tedeschi per superare di slancio il Reno e invadere la Germania, con l’intento di accelerare di molto la conclusione della guerra. Il compito più importante fu affidato alle divisioni aviotrasportate, in particolare alla 1a divisione aviotrasportata britannica (supportata dalla Brigata Paracadutisti polacca), alla 82a e alla 101a statunitensi. Esse dovevano impossessarsi dei ponti sui fiumi Mosa, Waal e Reno, in attesa di essere raggiunte via terra dalle truppe corra zatte. Il piano prevedeva che i paracadutisti assumessero di fatto il controllo di un centinaio di chilometri dell’autostrada 69 per permettere il transito delle truppe alleate verso la Germania. Alla fine però, quella divenne per tutti l’autostrada dell’inferno. Tutto prese il via la mattina di domenica 17 settembre quando circa 35mila uomini, partiti dall’Inghilterra meridionale furono paracadutati sugli obiettivi (Market Garden è stata la più massiccia  operazione di truppe aviotrasportate della storia) o arrivarono sul teatro delle operazioni a bordo di alianti Waco CG-4 Hadrian, cominciando a prendere terra in Olanda verso mezzogiorno. Le forze alleate si trovavano in superiorità numerica rispetto a quelle tedesche, ma la reazione di queste ultime andò molto oltre le aspettative, e i generali Model e Student riuscirono a organizzare con grande rapidità la difesa dei punti strategici. Mentre i paracadutisti americani, soprattutto grazie all’effetto sorpresa riuscirono a occupare quasi tutti i ponti loro assegnati nella zona sud dell’autostrada, tra Eindhoven, Veghel e Grave, per i britannici le cose andarono in modo diverso, soprattutto a Anrhem. Qui i paracadutisti della 1a divisione britannica erano stati lanciati con molta poca precisione ed erano atterrati a diversi chilometri dagli obiettivi (il ponte principale si trovava nel centro di Arnhem). Nonostante questo erano convinti di cogliere di sorpresa le poche truppe di retroguardia, ma invece nei sobborghi della città si trovarono davanti i carri armati nemici: si trattava di due divisioni corazzate di SS di cui l’intelligence alleata aveva praticamente perso le tracce. I parà britannici non disponevano di armamento pesante, ma solo di fucili, mitragliatori e cannoni leggeri e quindi si trovarono alla mercé del nemico. Un piccolo gruppo riuscì ugualmente a occupare il ponte, ma il grosso delle truppe britanniche era diviso e sotto assedio. Prima di arrendersi i paracadutisti sul ponte resistettero quattro giorni, mentre il resto della divisione rimaneva  circondata tra la periferia della città e il fiume. A quel punto fu lanciata in loro soccorso la Brigata polacca, che però era priva di armi sufficienti a rompere l’assedio e finì nella bolgia pagando anch’essa un prezzo altissimo in vite umane. Il 25 settembre il comando alleato diede l’ordine di ritirarsi. Nelle ore successive i parà provarono a riattraversare il fiume, ma solo in pochi ci riuscirono: alla fine i caduti furono 1500, contando feriti e prigionieri le perdite arrivarono a quasi ottomila uomini. Le attese forze di terra dell’Operazione non erano riuscite a raggiungerli. Il 30° Corpo corazzato britannico aveva raggiunta prima la 101a divisione Usa a Eindhoven, e poi, il 19 settembre, l’82a, che era impegnata da giorni in aspri combattimenti fra la città di Nimega e l’altura di Groesbeek. Qui inglesi e americani insieme riuscirono a conquistare il ponte cittadino, ma una volta attraversato si accorsero che le truppe avrebbero dovuto avanzare per chilometri su una strada leggermente sopraelevata e  strettissima, sulla quale la fila di carri armati e fanti alleati diventava un perfetto bersaglio per l’artiglieria tedesca. Così nessuno poté raggiungere Arnhem per ricongiungersi alla 1a divisione aviotrasportata britannica, che fu decimata. Non avendo potuto conquistare tutti i ponti l’operazione era di fatto fallita. Alla fine il costo di vite umane fu esorbitante: gli alleati persero sul campo migliaia di soldati. A cura di Osvaldo Baldacci.
 
Carri M4 Sherman del reggimentodelle Irish Guards, comandato dal colonnello Vandeleur, avanzano il 17 settembre sull'unica strada per Nimegatra i relitti di altri Sherman distrutti precedentemente

L’AVIAZIONE ESCLUSA DAI GIOCHI. “Boy” Browing non era affatto l’unico comandante con una gran voglia di mettere in campo i paracadutisti e gli alianti: anche i generali americani non vedevano l’ora di vedere in azione le loro nuove truppe aviotrasportate, e Churchill stesso auspicava un’operazione che conquistasse del prestigio alla Gran Bretagna. Un’ondata di ottimismo, alimentata dal rapido avanzare delle truppe dalla Normandia al Belgio, invase gli Alleati. Disgraziatamente, Montgomery non aveva intenzione di consultare la RAF per la sua Operazione Cometa, per quanto il War Office e il Ministero dell’Aria, dopo il caos seguito all’invasione della Sicilia nel 1943, avessero stabilito di comune accordo che la pianificazione di questo genere di operazioni dovesse sempre essere guidata dall’aviazione. In passato Montgomery era arrivato a definire uno smidollato il generale d’armata aerea Leigh-Mallory quando quest’ultimo aveva pronosticato il fallimento delle operazioni di paracadutisti durante l’assalto in Normandia.
Il 9 settembre 1944 il comandante della Brigata Paracadutisti Polacca Indipendente, il maggior generale Sosabowski, si unì a Roy Urquhart della Prima Divisione Aviotrasportata per discutere dell’Operazione Cometa con Browning. Sosaboski dichiarò : “Signore sono assai spiacente, ma questa missione non ha alcuna possibilità di successo”. E proseguì definendo un suicidio tentare un’impresa del genere con forze così ridotte. Browning reagì offendendosi a morte.
In Belgio il generale Dempsey, comandante della Seconda Armata Britannica, era arrivato alle stesse identiche conclusioni di Sosabowski, e il generale Horrocks del Trentesimo Corpo (che in seguito avrebbe giocato un ruolo fondamentale nell’Operazione Market Garden) confermò che una testa di ponte sul Canale Alberto nel Belgio nord-orientale sarebbe stata duramente contrastata dal nemico. La mattina dopo Dempsey si recò al quartier generale di Montgomery e riuscì a convincerlo che, così com’era, l’Operazione Cometa era troppo fragile: per farla funzionare sarebbero servite almeno tre divisioni aviotrasportate, idea che a Montgomery piacque perché avrebbe messo sotto il suo comando altre due divisioni aviotrasportate americane, l’Ottantaduesima e la Centounesima. Sfortunatamente per Dempsey, però, Montgomery brandì anche un comunicato appena arrivato da Londra, che segnalava che le prime V2 erano piovute su territorio inglese dopo essere state lanciate dalle zone attorno ad Amsterdam e Rotterdam. A Montgomery, che aspettava solo un pretesto per muovere verso nord attraverso Arnhem (mentre Dempsey avrebbe preferito muovere verso est), non serviva altro per autogiustificarsi.
Dempsey fece chiamare Browning, e in appena due ore misero assieme un nuovo piano. Marke Garden consisteva in due parti: “Market” era l’operazione aviotrasportata con cui l’Ottantaduesima e la Centounesima americane avrebbero conquistato i punti di attraversamento dei fiumi e dei canali da Eindhoven a Nimega e i due ponti più grandi d’Europa, quello sulla Mosa e quello sul fiume Waal; la Prima Divisione Britannica Aviotrasportata e la brigata polacca sarebbero invece atterrate nei pressi di Arnhem per impadronirsi dell’importante ponte stradale sul Basso Reno. Nel contempo, la parte “Garden” dell’operazione sarebbe stata affidata principalmente al Trentesimo Corpo di Horrcks, i cui carri armati avrebbero guidato la carica verso nord con l’obiettivo di ricongiungersi ai paracadutisti su una singola strada circondata da una distesa di campi inondati interrotta solo da qualche macchia di bosco e da qualche piantagione.
Montgomery si recò all’aeroporto di Bruxelles per parlare con Eisenhower. Fu il celebre incontro in cui quest’ultimo interruppe la sequenza di lamentele dell’altro mettendogli una mano sul ginocchio e dicendogli: “Monty, non puoi rivolgerti a me in questo modo. Sono il tuo superiore”.  Eisenhower ricordò a Montgomery di avergli già garantito il supporto della Prima Divisone Alleata Aviotrasportata, ma questo non provocò che una vaga menzione dell’Operazione Market Garden. Eisenhower stava seguendo la pratica standard dell’esercito degli Stati Uniti: una volta raggiunto l’accordo generale su una strategia, non era sua intenzione interferire ulteriormente.
Quando Montgomery fece ritorno al suo quartier generale tattico Dempey aveva già fissato assieme a Browning le linee di massima dell’operazione, come recita il suo diario. L’emozione di Browning era palpabile mentre inviava la parola in codice Now dal quartier generale di Dempsey a quello della Prima Divisione Alleata Aviotrasportata presso Sunninghill Park: era il segnale che convocava una riunione di pianificazione per quella sera. Senza dubbio Brereton si risentì del fatto che Montgomery non avesse neppure tentato di consultarlo sull’argomento: Eisenhower aveva ordinato che il piano venisse condiviso con l’aviazione, ma Montgomerty ignorò deliberatamente l’ordine.

Un C-47 Dakota al decollo con un aliante Waco CG-4A Haig al traino il 17 settembre 1944

Gli otto protagonisti dell’operazione.

Eisenhower e Montgomery.
Il capitano e la cheerleader.
Per Eisenhower, comandante in capo delle forze Alleate, non era affatto facile lavorare con l’ostinato eroe di El Alamein, Montgomery. Il primo arrivò persino a progettare di destituire l’accordo dopo l’operazione Goodwood, parte della campagna in Normandia, salvo poi rinunciare all’idea di per timore di una cattiva reazione della Gran Bretagna.
Browning.
Il falco della battaglia.
Il vicecomandante britannico della Prima Armata Alleata Aviotrasportata non vedeva l’ora di guidare le sue truppe sul campo di battaglia e spinse molto perché l’Operazione Market Garden venisse messa in atto.

Brereton.
L’aviatore messo da parte.
Nel pianificare l’Operazione Market Garden, Montgomery non si prese la briga di consultare il superiore americano di Browning né alcun altro membro dell’aviazione.
Sosaboski.
Il polacco senza peli nella lingua.
Il comandante dei paracadutisti polacchi avvertì che l’Operazione Market Garden sarebbe stata un fallimento, ma ottenne solo di scatenare l’ira e la ripicca dei comandanti britannici.
Dempsey.
Il pianificatore.
Il comandante della Seconda Armata Britannica contribuì a organizzare l’operazione, pur ritenendo che il piano avesse molte falle.
Urquhart.
Lo scettico ligio al dovere.
Urquahart riteneva l’Operazione Market Garden “una missione suicida”, ma diede il suo meticoloso contributo alla sua messa in pratica.
Williams.
Il comandante dei trasporti aerei.
Il generale dell’USAAF sollevò obiezioni su alcuni punti chiave del piano, ma Browning non ne fece parola con Montgomery.
 
Browning (a destra) e Sosabowski, il comandante della brigata polacca

LA RIUNIONE FATALE. Alle sei del pomeriggio, nella sala conferenze di Siuninghill Park si radunarono ventisette ufficiali superiori. Tra loro non c’erano né Urquhart né Sosaboski: nessuno dei due era stato invitato. Browning presentò il progetto delineato assieme a Dempsey, usando una tabella oraria dei voli basata su un’operazione precedente e implicando – cosa del tutto falsa – che la missione avesse il beneplacito di Eisenhower. Brereton e il suo stato maggiore in privato lo definirono “nient’altro che lo zoppicante scheletro di un piano”.
Si decise innanzi tutto che avrebbe dovuto essere un’operazione diurna perché le forze aeree di supporto potessero “eliminare in anticipo  le postazioni sui fianchi”. Poi Brereton diede la parola al maggior generale William del Nono Comando Trasporto Truppe, i cui commenti probabilmente fecero a Browning l’effetto di una granata in faccia. Gran parte dei presupposti su cui lui e Dempesy aveva lavorato il giorno prima vennero gettati all’aria: “Il programma di lancio va modificato. La distanza in questione non permette di impiegare trasporti doppi, ma solo trasporti singoli”. Il che significava che ogni trasporto avrebbe potuto caricare soltanto la metà degli alianti previsti, e dato che le giornate di metà settembre erano corte e le mattine nebbiose, Williams escluse che si potessero fare due trasporti al giorno. Simili cambiamenti avrebbero comportato un lasso di tempo di tre giorni per lanciare tutte le divisioni aviotrasportate, dando per scontato un tempo atmosferico ottimale per il volo. Anche il maggior numero di truppe d’assalto da schierare a terra il primo giorno rispetto all’Operazione Cometa era da escludersi: metà delle forze sarebbe dovuta rimanere indietro per fare la guardia alle aree di atterraggio in attesa dei trasporti successivi, perché i tedeschi, una volta comprese le intenzioni degli Alleati, avrebbero certamente concentrato truppe e batterie antiaeree su quelle aree. È possibile che la dura posizione di Williams contenesse una traccia di ripicca contro Montgomery, reo di non aver consultato in anticipo l’aviazione, ma il vero problema era la strenua volontà di quest’ultimo di imporre agli altri un piano mal concepito. In una riunione successiva gli ufficiali dell’aviazione americana imposero le loro scelte sulle aree di atterraggio, con la priorità principale di avvicinarsi e allontanarsi evitando sempre le batterie tedesche. William rifiutò anche l’idea di far prendere il controllo dei ponti più importanti da squadre d’assalto avanzate formate da alianti (uno degli elementi fondamentali dell’Operazione Cometa). Considerate le batterie antiaeree schierate a difesa degli obiettivi chiave, ossia i ponti di Arnhem e Nimega, il Comando Trasporto Truppe intendeva mantenere una buona distanza di sicurezza. Arnhem, poi, presentava una ulteriore minaccia: il campo di aviazione della Luftwaffe situato a Deelen, appena a nord della città principale. In conclusione la divisione britannica sarebbe dovuta atterrare nettamente più a ovest e per raggiungere il ponte le sarebbe servita una marcia a terra di dieci-dodici chilometri attraverso una città di non piccole dimensioni. Insomma l’elemento vitale di ogni missione aviotrasportata, ossia la sorpresa, sarebbe stato escluso in partenza.


Model e Harmel al quartier generale della SS-Panzerdivision "Frundsberg", in una immagine scattata pochi giorni dopo la fine della battaglia (4 ottobre)

Mappa delle zone di lancio della 1ª Divisione aviotrasportata ad Arnhem


UN’IDEA MAL CONCEPITA. L’operazione Market Garden era, molto francamente, un pessimo piano sotto qualunque punto di vista: tutti i problemi successivi derivarono da questo. Montgomery non aveva mostrato alcun interesse per i problemi pratici inerenti un’operazione aviotrasportata, né si era preso del tempo per studiare le precedenti (e spesso caotiche) missioni in Nordafrica, in Sicilia e nella penisola di Cotentin in Normandia. Il suo capo dell’intelligence, il brigadiere Bill Williams, espresse la situazione in questi termini: “Conquistare Arnhem sarebbe dipeso da uno studio del terreno che Monty non aveva fatto quando prese la sua decisione in merito”. Di fatto Montgomery rifiutò ostinatamente di prestare ascolto agli olandesi che lo avvertivano che dispiegare il Trentesimo Corpo in quella singola strada sopraelevata tra i campi sarebbe stato impossibile.
Al di là di ogni altra questione, il punto era che una missione del genere poteva avere successo solo in assenza di qualunque imprevisto. La probabilità che i tedeschi facessero saltare in aria il ponte sul fiume Waal a Nimega quasi non venne discussa: ma, se lo avessero fatto davvero – e non averlo fatto rappresentò un errore insolito per i tedeschi – il Trentesimo Corpo non sarebbe mai riuscito a raggiungere in tempo la 1a divisione ad Arnhem. Di giorno in giorno i difetti del piano divennero sempre più evidenti, ma Browning rifiutò di suggerire a Montgomery di tornare sui propri passi. Il 12 settembre Sosabowski venne informato che li alianti a lui assegnati erano stati diminuiti di numero e che avrebbe dovuto lasciare indietro tutta la sua artiglieria: le sue armi anticarro sarebbero state schierate sulla sponda opposta del fiume rispetto alla posizione dei suoi uomini. Due giorni dopo fece presente che la testa di ponte che lui e i suoi avrebbero dovuto mantenere si estendeva su oltre quindici chilometri di terreno accidentato e che esisteva dunque la possibilità che la sua brigata dovesse atterrare direttamente in territorio nemico. Se i britannici non fossero riusciti a prendere il ponte, i polacchi sarebbero rimasti bloccati dal lato sbagliato del fiume.
I comandanti di brigata britannici, per conto loro, non sollevarono mai critiche cos’ accese, principalmente per non volevano sopportare un’altra cancellazione: il loro unico desiderio era chiudere la faccenda una per tutte. Nelle opinioni del brigadiere Hicks, che comandava la Prima Brigata Aerosbarco, l’operazione Market Garden sembrava perlomeno avere più possibilità di tanti piani assolutamente folli che l’avevano preceduta.
Il generale di brigata Jim Gavin dell’Ottantaduesimo Aviotrasportato si dichiarò allibito che Urquhart avesse accettato aree di atterraggio così lontane dall’obiettivo principale, ma si sentì dire da Browning stesso che il vero obiettivo sarebbe stato mettere in sicurezza l’altura di Groesbeek, a sud-est di Nimega, che sovrastava il Reichswald, un vasto tratto di foresta a cavallo del confine la Germania in cui si sarebbero potuti nascondere dei carri armati. Se i tedeschi si fossero impadroniti di Groesbeek, era il ragionamento di Browning, la loro artiglieria avrebbe potuto impedire al Trentesimo Corpo di raggiungere Nimega.  In questo modo il ponte stradale fu declassato a obiettivo secondario, anche perché la Prima Divisione Alleata Aviotrasporta si era rifiutata di mettere in campo le squadre d’assalto di alianti.
Montgomery fece orecchio da mercante anche quando il quartier generale di Eisenhower espresse il timore che lo schieramento tedesco fosse troppo forte, dato che ad Arnehm si trovavano le Divioni Panzer SS Hohenstaufen e Frundsberg, per quanto con solo tre carri armati Panther in servizio e meno di seimila uomini in totale. Ma si trattava comunque di forze sufficienti a formare un nucleo a cui si sarebbero potute agganciare altre unità di minore esperienza. In ultima analisi gli Alleati mancarono di considerare la rapidità e la determinazione straordinarie con cui era capace di reagire la macchina militare tedesca; la maggior parte dei carri armati che le truppe Alleate dovettero affrontare durante Market Garden non era presente all’inizio dell’operazione, ma era giunta fulmineamente sul posto grazie ai treni Blitztransport tedeschi.
Chiunque avesse un minimo di esperienza di missioni aviotrasportate avrebbe potuto dire che le zone di atterraggio, stabilite dodici chilometri a ovest di Arnehm, avrebbero l’effetto sorpresa. Il maggior generale Richard Gale, che aveva comandato la Sesta Divisione Aviotrasportata durante il D-Day, avvertì Browning che senza squadre d’assalto avanzate l’operazione sarebbe fallita clamorosamente, e che lui stesso non aveva intenzione di aderirvi a quelle condizioni. Browning non fu d’accordo e ordinò a Gale di non parola della cosa con nessuno per non danneggiare il morale.


Il 19 settembre, gli alleati tentarono l'attraversamento del canale Mosa-Schelda a Lilla-St. Hubert con delle imbarcazioni d'assalto

Le zone di lancio (DZ - Dropping Zone) della 101ª nei dintorni di Eindhoven

UN’OPERAZIONE SUICIDA. Urquhart poté fare ben poco per sistemare l’altro problema fondamentale. Quando la Prima Brigata Paracadutisti avesse iniziato la sua marcia verso il ponte, la Prima Brigata Aerosbarco di Hicks sarebbe dovuta rimanere a sorvegliare l’area di atterraggio in attesa della Quarta Brigata di Hackett, il che avrebbe lasciato a Urquhart una singola brigata per conquistare il suo obiettivo primario, e la sua divisione sarebbe rimasta spaccata con uno spazio molto vasto tra le due metà. E come se tutto ciò non bastasse, i suoi addetti alle comunicazioni non erano affatto certi che le radio potessero funzionare su distanze così grandi. Urquhart non menzionò alcuna personale opposizione al piano né nei suoi rapporti né nel libro che scrisse dopo la guerra, ma non era nel suo carattere smuovere le acque e contraddire la versione dei fatti che si diffuse in seguito, e che vedeva Arnhem come un rischio che era valsa la pena correre. Tuttavia, secondo l’aiutante di Broning, il capitano Eddie Newbury, il 15 settembre Urquhart si presentò nell’ufficio di Browning, marciò fino alla scrivania di quest’ultimo e gli disse: “Signore, mi avete ordinato di pianificare questa operazione e io l’ho fatto. Ora desidero informarla che ritengo si tratti di un suicidio”.
E i timori di chiunque nutrisse dubbi su Market Garden si concretizzarono bene presto. Un unico battaglione della Prima Divisione Aviotrasportata riuscì ad arrivare fino al ponte di Nimega e fu in grado di tenere soltanto il suo settore settentrionale. A Nimega l’Ottantaduesima Aviotrasportata non ebbe la forza di mantenere intatto il suo fianco lungo il confine tedesco e nello stesso tempo prendere il ponte sul Waal prima dell’arrivo – in grave ritardo – della Divisione Corazzata della Guardia. A quel punto il battaglione al ponte di Arnehm era stato schiacciato e il 25 settembre i resti malconci della Prima Aviotrasportata a Oosterbeek dovettero evacuare la riva meridionale del Basso Reno. Dei circa 10600 uomini stanziati a nord del Reno vennero lasciati indietro 7900 fra morti, feriti e prigionieri. Gli olandesi, poi non dovettero contare solo 3600 caduti e quasi 20000 feriti gravi nei combattimenti, ma anche subire la rappresaglia dei tedeschi per aver aiutato le truppe Alleate, più di 200000 civili si ritrovarono senza un tetto, le loro case saccheggiate e distrutte. I Paesi Bassi settentrionali vennero deliberatamente ridotti in carestia e quello che seguì rimase noto come l’inverno della fame. I morti di inedia furono circa 18000, e restano senza dubbio loro le principali vittime della disastrosa pianificazione dell’Operazione Market Garden.

Il ponte di Arnhem. Sono visibili, nella strada a nord, le carcasse dei mezzi tedeschi distrutti dopo il fallito tentativo di attacco del 9º Battaglione esplorante della divisione SS Hohenstaufen.

Articolo in gran parte di Antony Beevoir uno dei più importanti storici viventi della seconda guerra mondiale pubblicato su BBC History del mese di ottobre 2018 altri testi e immagini da Wikipedia.   

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