mercoledì 27 marzo 2019

I quartieri spagnoli


Nei quartieri spagnoli.
Viaggio in una delle zone di Napoli più ricche di storia. Nata nel cinquecento e ancora oggi protagonista della città.

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Quartieri Spagnoli
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StatoItalia Italia
Città[[{{{nomeComune}}}]]
Entrata nei quartieri Spagnoli provenendo da via Toledo
quartieri spagnoli sorgono nella parte storica della città di Napoli, costituiti, a loro volta, dai quartieri San FerdinandoAvvocata e Montecalvario.


A Napoli oggi, i Quartieri Spagnoli sono un dedalo intricato abitato da almeno 15mila persone con 90 “bassi”, 170 isolati e chiese, trattorie, edicole votive. Divisi nelle borgate di San Ferdinando, Avvocata e Montecalvario, sono una delle zone più caratteristiche e ricche di storia della città. ma non hanno mai goduto di buona fama se già nell’Ottocento il poeta partenopeo Salvatore Di Giacomo  scriveva che “le oneste famiglie popolane e borghesi si guardavano bene dal frequentarli”. Quanto al nome, è presto spiegato.
Qui, nel 1536, decise di alloggiare le sue truppe il viceré spagnolo don Pedro da Toledo. Preferì la zona chiamata “dei Celsi”, per gli alberi di gelso coltivati. Carlo Celano, letterato e avvocato del tempo, scrisse che “per l’amenità e salubrità del sito, si cominciò ad abitare da diversi spagnoli e ministri”. Le nuove costruzioni si moltiplicarono, come si moltiplicarono, come i guadagni del proprietario dei terreni, il conte di Castrovillari Spinelli, che speculando si arricchì. Erano nati i Quartieri Spagnoli.

RISSE, FURTI E AGGRESSIONI. Durante il vicereame vi abitavano dai 5mila  ai 6mila soldati spagnoli, che difendevano la “fedelissima città di Napoli”. Non c’erano caserme, i soldati erano sistemati nelle case e avevano a disposizione centinaia di prostitute che si trasferirono ai Quartieri. Quel dedalo di stradine in salita, che davano sulla centralissima via Toledo ricca di palazzi nobiliari e crocevia di carrozze fu subito affollato da un’umanità varia, che si dedicò ai commerci più diversi con i soldati. Ma le risse erano all’ordine del giorno, come i furti e le aggressioni. Così il nuovo viceré conte d’Ognatte decise, nel 1651, di spostare i soldati a Pizzofalcone (la collina nel quartiere San Ferdinando), in un grande palazzo trasformato in caserma. La zona dove i soldati spagnoli facevano la guardia davanti a Castel Nuovo venne chiamata “la garitta della guardia spagnola”. A causa dell’aumento dei residenti iberici, furono costruiti proprio in quegli ospedali e chiese con fondi personali dei diversi viceré. Come l’ospedale di San Giacomo degli spagnoli, nella zona dell’attuale sede del Municipio. E non mancavano neppure le carceri per gli occupanti. Un esempio? In zona, l’impronta spagnola è rimasta: via Ponte di Tappia prese il nome (alterato) dal ponte realizzato dal reggente Carlo Tapia “per la comodità di passare dalla sua casa grande alla piccola”.




RIBELLI E POETI. Anche dopo la fine del vicereame spagnolo (1707), i Quartieri rimasero un’aerea importante. Qui visse Eleonora Pimentel Fonseca, poetessa, intellettuale, direttrice del Monitore napoletano (il primo giornale politico della città) per i 6 mesi di vita della Repubblica partenopea, nel 1799. Abitava nella via Sant’Anna di Palazzo, dove, in una locanda oggi enoteca, si riunivano i giacobini che organizzarono la rivolta contro Ferdinando IV di Borbone. Nella parte iniziale della via oggi c’è invece la pizzeria con la targa che ricorda in creazione della pizza Margherita, in onore della principessa dei Savoia, con i colori della bandiera italiana: il verde del basilico, il bianco della mozzarella e il rosso del pomodoro.
Nel suo soggiorno napoletano anche il poeta Giacomo Leopardi visse per un paio di anni ai Quartieri Spagnoli. Vi arrivò nell’ottobre del 1833 e si sistemò al secondo piano di palazzo Berio, in via San Mattia 88. Ma vi restò solo due mesi, perché la proprietaria dell’appartamento lo sfrattò, temendo il contagio della tisi. Leopardi si spostò così nel palazzo Cammarota, in via Santa Maria Ogni Bene 35. Vi rimase quasi due anni.

Particolare di una via dei Quartieri, via Santa Teresella degli Spagnoli

QUI SI VENDE. Il cuore dei Quartieri è stato a lungo vico Tiratoio, pullulante di venditori improvvisati di panni vecchi, pane caldo, frutta. Quei commerci sono quasi del tutto scomparsi agli inizi degli Anni ’70 del secolo scorso e i bassi – piccole abitazioni a una/due stanze al piano terra, con l’accesso diretto sulla strada – dove si sistemavano i venditori, sono oggi murati o abitati da persone anziane. Un antico mercato è rimasto a Sant’Anna di Palazzo, dove il re Carlo di Borbone fece costruire la sua stamperia ufficiale.
Fin dal Settecento qui nacquero anche diversi teatri. A ridosso del Nuovo, costruito nel 1723, in periodo fascista iniziò la sua attività una donna detta “la bottigliera”, perché vendeva da bere. Il suo spaccio restava aperto 24 ore su 24 e fu frequentato da Umberto II, che andava agli spettacoli di una subrettina sua amica. C’è chi racconta dell’invito del “re di maggio” alla bottiglieria per una cerimonia, quando si trovava ormai in esilio.

 
E a Montecalvario nascevano i capintesta.
Nella camorra ottocentesca, organizzata in modo verticistico, era consuetudine che il capo dei capi dovesse esser originario di Miontecalvario, nei Quartieri Spagnoli. Era il “capintesta”, eletto dai “capintriti”, i referenti della camorra nei 12 quartieri cittadini.
CAMORRA IERI E OGGI. Non per nulla veniva da Montecalvario il capintesta di fine ‘800 Ciccio Cappuccio, commerciante di carrube, il cibo dei cavalli. Prima di lui, dello stesso quartiere fu capintesta Salvatore De Crescenzo, artefice dell’accordo con il ministro borbonico Liborio Romano per favorire l’ingresso di Garibaldi a Napoli il 7 settembre 1860.
La tradizione del capintesta di Montefcalvario rimase a lungo nella camorra cittadina e si interruppe solo negli Anni del ’90 del secolo scorso, con l’affermazione dei clan delle zone periferiche di Secondigliano e Scampia, a nord della città.

Articolo in gran parte di Gigi di Fiore, pubblicato su Focus storia n. 144. Altri testi e immagini da Wikipedia.

1 commento:

  1. Articolo breve ma interessante così come lo sono diventati i quartieri spagnoli . Un tempo luogo di malaffare da tenersi a distanza , oggi invece luoghi di arte contemporanea con i suoi murales e storia tanto da averli inseriti nei miei tour guidati! Sicuramente consigliati!

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