giovedì 16 maggio 2019

L’astrologia nel Medioevo.

L’astrologia nel Medioevo.
Figli delle stelle.
Prima di dare inizio a una guerra, fondare un castello o sposare una principessa, il signore chiedeva il parere dei pianeti. Nonostante la contrarietà della Chiesa, l’astrologia dettò legge per tutto il Medioevo e anche alcuni secoli dopo.
 

Oggi è quasi impossibile convincere  astronomi e astrologi a sedersi sullo stesso divano, a meno che non si voglia accendere un dibattito infuocato che opponga scienza e superstizione, libero arbitrio e destino. Ma si tratterebbe di una discussione sterile, perché i punti di partenza sono inconciliabili. Eppure, anche se a nessuno piace ricordarlo, pochi secoli fa quel divano sarebbe stato occupato da una sola persona, visto che astrologia e astronomia erano tutt’uno. Non serve andare molto indietro nel tempo: entrambi gli inventori del metodo scientifico, Galileo Galilei e Isaac Newton, stilavano ancora oroscopi e si impegnavano a comprendere l’influenza dei pianeti sulla vita degli uomini. Nel Medioevo, poi, astronomica e astrologia erano addirittura sino, sia l’nimi. Come si sa, lo studio delle stelle anche in epoca antichissima, in Estremo e Medio Oriente, e comprendeva sia la notazione dei movimenti celesti, sia l’interpretazione del loro impatto sulla vita degli uomini. L’idea che i transiti planetari (il termine pianeta viene dal greco e significa “vagabondo”) influissero sulle cose del mondo sembrava ovvio, visto che i grandi mutamenti stagionali coincidevano perfettamente con il cammino del Sole lungo la fascia zodiacale,
Guido Bonatti, celebre astronomo italiano del XIII secolo


SIAMO SCHIAVI DEGLI ASTRI? Se stelle e pianeti agivano sui raccolti, il clima, le migrazioni degli uccelli e la fioritura delle piante, perché mai non avrebbero dovuto influenzare i regni o i singoli individui? Poiché questo punto di vista fu sposato anche da Aristotele, il padre della filosofia della scienza, esso non venne messo in discussione per quasi duemila anni. Con la diffusione del cristianesimo, però, si aprì un problema filosofico: come poteva il libero arbitrio, cioè la facoltà propria dell’uomo di poter scegliere fra il bene e il male, conciliarsi con l’idea degli influssi astrali, i quali sembravano invece predestinare (e quindi giustificare) ogni sua mossa, anche la più riprovevole? Il dilemma fu risolto concedendo ai pianeti la capacità di regolare i ritmi della natura, compresi gli istinti e le pulsioni umane, ma non le azioni dell’anima, che sfuggiva ai loro influssi in quanto divina e dunque regolata da un cielo più alto e più vicino a Dio, quello delle stelle immobili. In tal modo si salvavano capra e cavoli, la Bibbia e l’intoccabile figura di Aristotele. Il filosofo Isidoro di Siviglia (560-636) distinse tra un’astrologia naturale, meritevole di essere studiata, e una superstiziosa, proveniente dal passato pagano e che andava rigettata. Lungo i secoli, l’astronomia venne perlopiù tollerata dalla Chiesa, ma sempre con prudenza e sospetto. Al pari di molte altre scienze, il recupero del sapere antico avvenne per tramite degli studiosi islamici, come il persiano Albumasar (787-886), i cui lavori vennero tradotti in latino nella Spagna musulmana, e da lì  si diffusero nella Cristianità. Gli arabi non si limitarono a recuperare nozioni e test idi età ellenistica, ma svilupparono nuove teorie, perfezionarono le misurazioni tramite strumenti nuovi, come l’astrolabio, e si dedicarono ai calcoli delle orbite planetarie e allo studio di singoli corpi celesti: ancora oggi, il vocabolario del cielo è popolato perlopiù di nomi arabi, da Aldebaran allo zenit.
Quando le Crociate portarono i cristiani a stretto contatto con la cultura islamica, l’astrologia conobbe una nuova fioritura, che raggiunse l’apice del Duecento, tramite la diffusione di due testi fondamentali: il manuale universitario parigino Tractatus de Sphaera mundi (1240), e lo Speculim astronomiae, attribuito al domenicano tedesco Alberto Magno (12061280). Questi affermava che “sotto il nome di astronomia sono comprese due grandi sapienze”: la prima è lo studio del cielo, l’altra è “la scienza dei giudizi degli astri, che costituisce il raccordo fra la filosofia naturale e la metafisica”.  Per “filosofia naturale”, intendeva quella che oggi chiameremmo magia, almeno nella sua forma più alta e più colta.

PrincipioAggressivitàPassivitàAttivitàEstetica
SegnoArieteCancroLeoneBilancia
PianetaMarteLunaSoleVenere
MetalloFerroArgentoOroRame
ColoreRossoBiancoGialloVerde
OrganoDentiStomacoCuoreReni
PietraRubinoPerlaAmbraSmeraldo
AnimaleLupoGranchioLeoneUsignolo
Esempio di modello analogico basato sulla corrispondenza tra principi spirituali e manifestazioni materiali: mentre gli oggetti disposti orizzontalmente presentano un'omogeneità esplicita, facilmente riconducibile al concetto che li accomuna, le relazioni intercorrenti dall'alto in basso, evidenziate nei rispettivi colori, si basano su un modello di pensiero più occulto, che ricollega le diverse manifestazioni della realtà a singole qualità o principi originari.[10]

Quando l'oroscopo era quadrato.
La tecnica per tracciare l’oroscopo era molto simile a quella odierna, eccetto il fatto che si ignorava l’esistenza dei pianeti più esterni del sistema solare (Urano, Nettuno e Plutone) e che, in genere, il tracciato zodiacale non era rotondo, bensì quadrato, tanto che ancora oggi gli astrologi parlano di quadro astrale. Ecco le fasi principale dell’operazione:
1.      Tracciare il quadro astrale.
Disegnato il quadro e individuate l’ora e il luogo della nascita, si consultavano le efemeridi (tabelle astronomiche) per ritracciare la posizione del sette pianeti, compresi Sole e Luna.
2.      Delimitare le case astrologiche.
Si calcolava l’ascendente (la posizione apparente del Sole al momento della nascita) e il medio cielo: da questi due parametri derivavano le 12 case astrologiche, di ampiezza diversa.
3.      Stabilire le caratteristiche planetarie.
A seconda del segno e della casa che l’ospitava, ogni pianeta assumeva che l’ospitava, ogni pianeta assumeva caratteri particolari. A volte veniva considerata anche la vicinanza di certe stelle fisse (oggi ignorate dagli astrologi).
4.      Interpretare le relazioni fra corpi celesti.
Si valutavano i rapporti fra le case e i pianeti: quadrature (90°) e opposizioni (180°) erano aspetti decisamente negativi; sestili (60°) e trigoni (120°) positivi; le congiunzioni (0°-10°) erano ambivalenti.  

IL SEGNO DEI MEDICI. Le efemeridi islamiche, tavole che predicevano il movimento dei pianeti, facilitarono lo studio del rapporto fra i passaggi celesti e la diffusione di gravi malattie, come le pestilenze. La medicina fu dunque il più importante campo di applicazione dell’astrologia, ma con l’andare del tempo si formularono previsioni sempre più varie e approfondite, fino alla compilazione veri e propri oroscopi che pretendeva no di predire, per filo e per segno, ciò che sarebbe accaduto a una tale persona, a un certo Stato o in una data particolare. Confortati dal giudizio del grande filosofo Tommaso d’Aquino (1225-1274), gli astronomi eludevano i dubbi della Chiesa, affermando che gli astri “inclinano, ma non obbligano” l’uomo a compiere determinate azioni.
L’imperatore Federico II di Svevia (1194-1250), monarca di vastissima cultura e attorniato da saggi di tutt’e tre le religioni monoteiste, riponeva la massima fiducia negli astrologi, tanto da richiedere un consulto prima di sposare Isabella d’Inghilterra, così come faceva in vista delle campagne militari. Alla fine, il papa volle porre un freno a questa pratica, che puzzava sempre più di paganesimo, Islam, cabala ebraica e predestinazione. Emanò pertanto due condanne, nel 1270 e 1277, che censuravano il determinismo degli astri e miravano a riportare  l’insegnamento accademico nel solco della dottrina cristiana. D’altra parte, anche nei momenti d’oro dell’astrologia non mancarono studiosi che ne contestarono apertamente le pretese facoltà divinatorie.
Ma era una battaglia persa, perché gli oroscopi stava diventando sempre più popolari, specie nelle classi colte e ricche. Dante Alighieri vedeva nello studio vedeva nello studio degli astri una straordinaria occasione per interpretare le sfere celesti, cioè la gerarchia delle intelligenze angeliche più vicine a Dio. Nei secoli successive, il diffondersi dell’Umanesimo iniettò nuove dosi di pensiero “magico” nella cultura europea, recuperandolo dai filosofi tardo-antichi che ora venivano tradotti direttamente dal greco.

Un vocabolario celestiale.
La scienza astrologica fu talmente popolare che parecchi suoi vocaboli entrarono nel lessico comune per restarvi fino a oggi, benché con accezioni diverse. La parola “disastro” deriva dalla posizione malevola di un pianeta, mentre si chiamava “contrasto” l’opposizione, sempre negativa, fra due corpi celesti. Quando si parla di “congiuntura” favorevole, ci si rifà a un assembramento di astri. Una febbre epidemica viene ancora detta “influenza”, in ricordo dell’azione esercitata dalle stelle nella sua diffusione, così come le “malattie veneree” erano quelle propagate dal pianeta Venere. Avere un “ascendente” su una certa persona significa guardarla, proprio come fa l’astro che governa la prima casa dell’oroscopo, il quale esercita il suo “influsso” (altro vocabolo entrato nel lessico comune).

NON SOLO OROSCOPI. A differenza di magia e alchimia, anch’esse discipline in pieno rigoglio, l’astronomia godeva del grande vantaggio di essere insegnata nelle università. Parte della pittura di corte italiana del Quattrocento è talmente intrisa di simbolismi zodiacali che la sua interpretazione richiede una chiave astrologica. Per esempio, il Capricorno appare molto spesso in dipinti e sculture della corte medicea di Firenze, a partire da Cosimo (1389-1464). Giorgio Vasari ce ne spiega la ragione: “Segno appropriato dagli Astrologi alla grandezze de’ Principi illustri e ascendente loro; come fu di Augusto; come è ancora del Duca Cosimo nostro”. Ciascuna delle signorie italiane contava sul consiglio del suo bravo astrologo, a cui era affidati compiti precisi. Anzitutto doveva prevedere le catastrofi e i pericoli per lo Stato, tenendo d’occhi i transiti dei pianeti più nefasti, specialmente Marte e Saturno. Gli era richiesto anche di calcolare il momento più favorevole ad alleanze, guerre, inaugurazioni, feste, fidanzamenti e matrimoni, per intraprendere i quali si attendeva il verificarsi di una certa posizione astrale, ritenuta particolarmente favorevole. Inoltre, doveva redigere gli oroscopi, valutando il tema natale dei neonati, o quello della pretendente alla mano dell’erede al trono, da comparare con l’oroscopo del principe per valutarne le affinità. Infine, veniva consultato per capire la natura delle malattie e suggerire i rimedi più adatti, in virtù dello stretto legame che si credeva esistere tra astronomia e fisiologia umana. Infatti, segni zodiacali e pianeti, erano distribuiti nei quattro elementi (Fuoco, Aria, Terra, Acqua), il cui equilibrio garantiva la sanità del corpo e della mente, secondo un principio ancora comune a molte “medicine tradizionali” oggi in voga, come l’ayurvedica o la cinese. Insomma, pianete e stelle dettavano legge in quasi tutte le attività umane, e ciò garantiva prestigio alla scienza astrologica. Ma c’era anche l’altra faccia della medaglia: una previsione errata poteva costare il discredito (e qualche volta, perfino la vita) all’imprudente indovino della volta celeste.

Articolo in gran parte di Georg A. Feldermann pubblicato su conoscere la storia n. 43 Sprea editori – altri testi e immagini da wikipedia

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