mercoledì 27 giugno 2018

il primo tempio della storia: Gobekli Tepe

Il primo tempio della storia:
GOBEKLI TEPE.

Nel 1995 è stato scoperto nel sud della Turchia un singolare complesso megalitico risalente a quasi 12000 anni fa.


Templi di pietra. Situato nella Turchia sudorientale, Gobekli Tepe è un complesso di strutture circolari in pietra che, secondo gli archeologi, risalirebbe a 11600 anni fa. Forse era un centro di culto.
Tra il X e il VI millennio a.C. nel Vicino Oriente si verificò una svolta cruciale per la storia dell’umanità: la cosiddetta rivoluzione neolitica. In questo lungo processo la vecchia società dei cacciatori-raccoglitori cedette il passo a una vera e propria economia agricola, basata sulla domesticazione di piante e animali. Gli archeologi hanno individuato le testimonianze più antiche di questa trasformazione nella Mezzaluna fertile, un’ampia regione che va dalla Mesopotamia alla valle del Nilo e che comprende i siti di Gerico in Cisgiordania e Jarmo e Shanidar nell’attuale Iraq. Nel 1995 a questi luoghi si è aggiunto Gobekli Tepe, situato nell’odierna Turchia sudorientale. Scoperto dall’archeologo tedesco Klaus Schmidt, che si dedicò agli scavi fino alla morte nel 2014, Gobekli Tepe, ha modificato profondamente la nostra comprensione del modo in cui si è prodotta la rivoluzione neolitica.
Il giacimento risale al Neolitico preceramico, il periodo in cui iniziò la domesticazione della flora e della fauna. A conferma di questo fatto sono stati ritrovati nel sito alcuni falcetti di selce e delle piccole macine di pietra. A soli trenta chilometri di distanza, sul monte Karaca Dag poi sono state identificate le prime varianti domesticate del frumento. Eppure, il ritrovamento di una grande quantità di ossa di gazzelle edi cinghiali e l’assenza di resti di specie addomesticate suggeriscono che il complesso sia stato costruito da cacciatori-raccoglitori. Ma ciò che rende davvero unico Gobekli Tepe è la sua struttura monumentale. Nell’area studiata fino a oggi sono state trovate varie costruzioni megalitiche circolari, costituite da mura intervallate da pilastri a forma di T, di un’altezza che oscilla tra il metro e mezzo delle costruzioni più recenti e i cinque metri e mezzo delle più antiche. Al centro di questi edifici erano situati due pilastri più alti, anch’essi a forma di T, con incisioni molto schematiche di figure umane: si possono distinguere occhi e braccia, e dei tratti che forse rappresentavano vestiti. È difficile stabilire con certezza l’identità degli esseri raffigurati, ma le loro dimensioni e la posizione che occupano al centro del complesso fanno pensare a delle divinità o comunque a persone che comandavano.


Pilastro con raffigurazione di un toro.

FIGURE DECAPITATE E TESTE UMANE.
A Gobekli Tepe non è stata identificata nessuna tomba, ma sono stati ritrovati vari frammenti ossei di crani umani. Secondo una ricerca recentemente pubblicata, alcuni di tali frammenti presentano segni di tagli, incisioni, perforazioni e resti di colorazione. Questi interventi furono eseguiti dopo la morte e indicano pratiche di scarnificazione e decapitazione cui sembrano riferirsi anche alcuni rilievi: su uno dei pilastri a forma di T compaiono una figura itifallica (con il pene eretto) senza testa, delle sculture umane decapitate e delle incisioni di animali che sembrano sostenere dei teschi umani. È stata ritrovata anche la statuetta di una persona inginocchiata che regge una testa umana a mò di offerta.
  
UN SITO MILLENARIO. Finora è stata portata alla luce solo una parte delle strutture del sito. Le prospezioni mostrano che si estende su nove ettari e che ci sono vari complessi ancora sepolti, forse una ventina. Alcuni di essi potrebbero essere più antichi di quelli studiati fino a oggi, che risalgono al X millennio a.C. Sarebbero quindi precedenti alle prime testimonianze di agricoltura. Lo studio degli edifici emersi dagli scavi sembra indicare un cambiamento: i più antichi sono formati da blocchi di dimensioni maggiori e con decorazioni più complesse, mentre quelli più recenti sono delimitati da mura rettangolari e le decorazioni sono più semplici. In entrambi i casi furono realizzati con la pietra calcarea proveniente da alcune cavi distanti poche centinaia di metri. Considerata la rudimentale tecnologia disponibile all’epoca, il trasporto di blocchi di peso di diverse tonnellate non dovette rivelarsi un’impresa semplice. Un’opera di tale portata necessitava di un’organizzazione collettiva su larga scala, in un’epoca in cui i gruppi umano erano di dimensioni ridotte. La costruzione di Gobekli Tepe richiese quindi la cooperazione di diverse tribù e clan locali
Non sono solo le proporzioni colossali a rendere unico il sito, ma anche il repertorio iconografico. I pilastri sono decorati con incisioni a rilievo di animali selvatici come cinghiali, volpi, tori, uccelli, serpenti e scorpioni. Potrebbe trattarsi di spiriti guida che proteggevano i vari clan che si riunivano in quel luogo, o forse dei guardiani che difendevano gli esseri di pietra presenti al centro del complesso. Nei rilievi compaiono anche delle figure umane, e sono state ritrovate inoltre delle sculture che rappresentano sia animali che esseri umani. Tra queste spiccano quella di una donna raffigurata frontalmente  (forse simboleggiava la fertilità), e varie figure decapitate.





 Altre immagini di uomini e animali.
Animali e uomini.


In alcuni siti neolitici del sud della Turchia, del nord della Siria e del nord-ovest dell’Iraq sono state scoperte possibili testimonianze di quella che forse fu la prima religione organizzata al mondo. In enclave come Gobekli Tepe o Nevali Cori, un insediamento fondato mille anni dopo Gobekli Tebe a 30 km. di distanza da questi, abbondano le raffigurazioni degli animali pericolosi che minacciavano gli insediamenti umani, come cinghiali, felini e serpenti. Le immagini umane non sono molte, ma una delle più impressionanti è quella raffigurata di sopra e  risalente almeno all’8000 a.C. E’ stata scoperta a 14 chilometri da Gobekli Tepe ed è la più antica scultura a grandezza naturale conosciuta. 
IL PRIMO TEMPIO DELL’UMANITA’? Gli archeologi si sono interrogati a lungo riguardo a quale fosse la funzione di Gobekli Tebe. Lo scopritore del sito, Klaus Schmidr, non aveva dubbi: si trattava di un centro religioso eretto da gruppi di cacciatori-raccoglitori che vi si recavano periodicamente in pellegrinaggio per celebrare un rituale di qualche tipo. Quest’interpretazione significava mettere in discussione molte idee consolidate. Le altre costruzioni megalitiche conosciute sono molto più tarde – Stonehenge, per esempio, risale al III millennio a.C. – e sono opera di società agricole complesse,dotate di un sistema di credenze religiose che ne garantiva la coesione. Se gli edifici di Gobekli Tebe sono stati invece costruiti da gruppi di cacciatori-raccoglitori, questo implicherebbe che la religione si è sviluppata prima dell’agricoltura.
Ma esistono anche altre teorie. Secondo l’antropologo canadese Ted Banning, il complesso potrebbe essere un insediamento permanente, sul modello degli spazi collettivi organizzati attorno a totem scoperti lungo la costa nord-occidentale degli Stati Uniti. Ma questa teoria alternativa non chiarisce il ritrovamento di utensili in pietra di diversa origine, alcuni dei quali prodotti a notevole distanza dal sito. La presenza di questi reperti è meglio spiegata dall’ipotesi che Gobekli Tepe fosse un centro di pellegrinaggio per differenti gruppi di cacciatori-raccoglitori. Un’altra difficoltà che devono affrontare i sostenitori della teoria dell’insediamento permanente è che non si sa con certezza se le strutture ritrovate a Gobekli Tepe fossero coperte. Alcuni esperti sostengono di sì, in  base alla disposizione dei pilastri e ad altre ragioni strutturali, e soprattutto perché gli edifici più recenti mostrano delle suddivisioni interne che fanno pensare a delle stanze. Anche il ritrovamento di un gran numero di ossa di animali destinate al consumo potrebbe andare a favore dell’ipotesi dell’insediamento. Secondo Klaus Schmidt si tratta invece di resti di banchetti rituali, il che implica che Gobekli Tepe ospitava quanto meno una sorta di clero.



Altorilievo a forma di animale su una pietra a T

Animali e spiriti protettori.
L’iconografia animale presene a Gobekli Tepe è ampia e variegata. Cinghiali, serpenti e scorpioni avevano probabilmente una funzione protettrice, ma non animali come gazzelle o gli asini selvatici. doveva trattarsi di una mitologia complesa i cui serpenti erano le figure più rappresentante. La struttura “C” è l’unico luogo dove il rettile sembra essere superato in importanza dal cinghiale. Anche la volpe è molto presente nella simbologia del santuario, probabilmente perché era una animale diffuso nella zona. È raffigurata sola o in compagnia di altre specie, come la gru o l’uro.  



 Mappa del mondo che illustra i diversi centri d'origine dell'agricoltura e la sua espansione nella preistoria

Il luogo dove ebbe inizio l’agricoltura.
Gobekli Tepe si trovava all’estremità settentrionale della Mezzaluna fertile, la culla della rivoluzione neolitica. Questa regione è ricca di graminacee selvatiche che, sarebbero all’origine dei primi cerali coltivati, e pure di specie di animali cacciabili, da cui sarebbero derivati i primi allevamenti. Attorno al 6000 a.C., in quest’area si verificò la trasformazione dei cacciatori-raccoglitori in agricoltori.


La comparsa dei primi villaggi. I primi insediamenti di cacciatori-raccoglitori (alcuni dei quali avevano diverse centinai di abitanti)à furono in gran parte abbandonato per circa 1200 anni a causa del raffreddamento climatico. Intorno al 9600 a.C. le temperature tornarono a salire e i villaggi rinacquero, ma gli esseri umani continuavano a raccogliere la maggior parte degli alimenti e a consumarli collettivamente. Con l’affermarsi dell’agricoltura e la crescita degli insediamenti ogni famiglia cominciò a nutrirsi in modo autonomo

IL MISTERO CONTINUA. Il giacimento solleva ancora molti interrogativi. Per esempio in merito alla causa del suo abbandono. A questo proposito si è ipotizzato che gli edifici venissero interrati ritualmente quando perdevano il loro potenziale magico, oppure alla morte di qualche personaggio importante, come un capo clan e, successivamente, se ne costruissero di nuovi. Secondo una teoria più recente l’abbandono non era intenzionale, ma provocato da frane ed erosioni. I templi di Gobekli Tepe non sono un caso isolato. In vari siti anatolici  sono state scoperte strutture simili. A Nevali Cori – insediamento che potrebbe essere sorto in seguito all’abbandono definitivo di Gobekli Tepe – sono stati ritrovati dei pilastri a forma di T. Il repertorio iconografico di Gobekli Tepe ripercorre poi nelle sculture di serpenti e cinghiali. Di Nevalli Cori o nelle figure di avvoltoi di Nahal Hemar (Israele)  e Gerico (Cisgiordania). Tutto questo indica l’esistenza di uno sfondo religioso comune che si sviluppò durante la rivoluzione neolitica e favorì la formazione di gruppi molto più grandi dei semplici nuclei familiari o dei clan. Fu proprio questo orizzonte condiviso che nel X millennio a.C. permise la comparsa, in un angolo dell’Anatolia, di quello che fu probabilmente il primo tempio della storia.

 Articolo di Susana Soler Polo pubblicato su Storica National Geografic del mese di maggio 2018. immagini  e testi da Wikipedia

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