lunedì 8 aprile 2019

Sudor anglicus. Quel misterioso sudore assassino.


Sudor anglicus.
Quel misterioso sudore assassino.
Un secolo e mezzo dopo lo scoppio della Morte Nera in Europa, l’Inghilterra fu colpita da una piaga nuova e sconosciuta, il sudor anglicus, una malattia infettiva meno devastante, ma comunque capace di mietere migliaia di vittime. Dopo cinque ondate epidemiche, il morbo scomparve, senza un’apparente motivane. Ma quale fu la natura di quel male che “seguì gli inglesi come un’ombra”, colpendo perlopiù giovani sani e di classe elevata? Solo di recente gli scienziati hanno trovato una possibile soluzione all’enigma.


Diorama che rappresenta la battaglia di Bosworth Field
ondra, il 28, il morbo si diffuse nella capitale, dove uccise migliaia di persone prima di estinguersi l'ottobre dello stesso anno[3].

Tra le vittime vi furono due lord sindaci della City di Londra, sei assessori e tre sceriffi. Questa allarmante malattia prese presto il nome di "malattia del sudore". Era molto diversa dalla peste, dalla febbre pestilenziale e dalle altre epidemie allora conosciute, non solo a causa dello speciale sintomo che le dà il nome, ma anche per il suo decorso estremamente rapido e fatale.
La malattia del sudore raggiunse l'Irlanda nel 1492 quando gli Annali dell'Ulster[4]. registrano la morte di James Fleming, barone di Slane dal pláigh allais, appena arrivato in Irlanda. Anche gli Annali di Connacht[5] registrano il suo necrologio e gli Annali dei Quattro Maestri[6] registrano un'insolita peste a Meath... della durata di ventiquattro ore. La malattia non sembrava attaccare i neonati o i bambini piccoli. C'è da dire, tuttavia, che Freeman, in una nota a piè di pagina agli Annali di Connacht, nega che si tratti di malattia del sudore, malgrado le somiglianze, ma afferma che si trattasse di Febbra da Carestia identificabile con il tifo.


La battaglia di Bosworth Field combattuta il 22 agosto 1485 nei pressi del villaggio di Market Bosworth, 25 km a ovest di Leicester, è passata alla storia come lo scontro finale della Guerra delle due Rose, terminato con la morte del re inglese Riccardo III e la vittoria del suo oppositore Enrico Tudor, il futuro re Enrico VII. Ma fu anche la prima occasione in cui venne menzionata, destinata a seminare terrore e morte in tutto il Paese. era la “malattia del sudore” (Sweating Sickness in inglese), nota anche come sudor Anglicus, perché la sua diffusione si limitò quasi esclusivamente all’Inghilterra, attraversando la Manica solo in rare occasioni.
Alla vigilia della battaglia, un alleato di Riccardo, lord Thomas Stanley, esitò ad avvicinarsi per timore, come scrisse in una lettera al re stesso, della nuova malattia scoppiata tra le truppe nemiche. Fu quasi certamente un pretesto per mantenere una posizione defilata – in seguito, Stanley cambiò bandiera, alleandosi con Enrico – ma la malattia fu reale e devastante. Il 25 agosto, Enrico Tudor giunse a Londra con i suoi uomini, portando con sé anche il morbo, che nelle cronache cittadine fu menzionato per la prima volta il 19 settembre. Da quel momento e sino alla fine di ottobre, in sole sei settimane, uccise circa 15000 persone.
L’aspetto più inquietante era l’estrema velocità con la quale si propagava nell’organismo e poteva uccidere persone che, fino a poche prima, erano perfettamente in salute. Come scrisse un cronista “Allegri a pranzo e morti a cena”. Thomas Forrestier, un medico francese che all’epoca viveva a Londra e ha lasciato una prima testimonianza del morbo, vide “due preti che stavano chiacchierando, morendo di colpo. Lo stesso giorno abbiamo visto la moglie di un sarto ammalarsi e morire in un attimo. Un giovanotto che camminava per strada a un tratto cadde e morì”. Forrestier continua con una descrizione della malattia “che arriva con grande sudore e fetore, rossore in faccia e sul corpo, con una sete continua, gran calore e mal di testa per causa dei vapori e veleni”. I sintomi furono descritti in dettaglio da osservatori contemporanei, come il medico inglese John Caius, il quale, nel 1552, all’indomani di una nuova epidemia, scrisse un trattato sul morbo “comunemente chiamato il Sudore o la Malattia del Sudore”. La malattia iniziava con un senso di apprensione, seguito da forti brividi, vertigini, mal di testa e dolori al collo, spalle e arti. Dopo questa cosiddetta “fase fredda”, che durava da mezz’ora a tre ore, seguiva un periodo di calore e sudore. La sudorazione abbondante, caratteristica del morbo, si scatenava improvvisamente, senza alcuna causa apparente. Contemporaneamente, subentravano sensazioni di calore, delirio, battito accelerato, sete intensa, palpitazioni e dolori al cuore. Nell’ultima fase il paziente provava un esaurimento fisico totale e sentiva il bisogno irresistibile di dormire, considerato fatale se gli fosse stato permesso di farlo. La morte poteva subentrare già dopo due o tre ore, ma in genere il calvario durava da 12 a 24 ore. Chi sopravviveva per più di 24 ore veniva considerato salvo. Alla fine di ottobre del 1485 la Sweating Sickness scomparve, per poi tornare a manifestarsi, a intervalli irregolari, per quasi un secolo. Nuove epidemie scoppiarono nel 1507 (anche se già nel 1502 l’allora principe di Galles, Arturo, fu probabilmente vittima del “sudore”) e nel 1517, facendo registrare un alto tasso di mortalità a Oxford, Cambridge e altre città. In alcuni casi uccidendo fino alla metà della popolazione.

Ritratti di Henry (1535-1551) e Charles Brandon (1537-1551), rispettivamente 2º e 3º duca di Suffolk, morti per l'epidemia del 1551 a distanza di poche ore. Opere di Hans Holbein il Giovane, anch'egli vittima del sudore inglese, nel 1543.

John Caius: tiragli il naso e le orecchie …

John Caius
John Caius G&C.jpg
Born6 October 1510
Died29 July 1573 (aged 62)
NationalityEngland
Alma materGonville Hall, Cambridge
University of Padua
Scientific career
FieldsMedicine
InstitutionsGonville and Caius College, Cambridge
John Caius (born John Kays) (/ˈkz/;[a] 6 October 1510 – 29 July 1573), also known as Johannes Caius and Ioannes Caius, was an English physician, and second founder of the present Gonville and Caius College, Cambridge.

Titolo di una pubblicazione a Marburg , 1529, sulla malattia da sudorazione inglese
La principale fonte sulla malattia del sudore è A Boke or Counceukk Against the Disease Commonly Called the Sweate, or Sweatyng Sickness, lo studio pubblicato nel 1552 dal medico inglese John Casus. Nato a Norwich nel 1510, John Keys – che latinizzò il suo nome in Caius – studiò a Cambridge e poi con Andrea Vesalio a Padova, dove, nel 1541, si laureò in medicina. In seguito girò per l’Italia in cerca di opere di Galeno, Ippocrate e altre autorità greche, per ritradurre i testi in latino. Tra questi anche l’Hippocrates de Medicamentis, un’opera allo sconosciuta, probabilmente ritrovata dallo stesso Caius. Tornato in Inghilterra, fu ammesso al Collegio Reale dei Medici ed esercitò la professione a Londra.
Nel 1551 lo scoppio del sudor anglicus gli diede la possibilità di osservare da vicino il percorso della malattia. nella sua analisi, Caius intravedeva come cause principale da una lato la nebbia e le esalazioni cattive e, dall’altro, la voracità e l’effeminatezza degli Inglesi moderni. Come prevenzione, consigliava il consumo di frutta, pesce e carne fresca e la pratica di attività fisiche, quali la caccia, la falconeria o il tennis. Il rimedio consisteva, secondo lui, nello stimolare con erbe e bevande calde la già abbondante sudorazione. Consigliava anche di tirare naso e orecchie del malato, per impedire che si addormentasse … Quanti pazienti siano stati salvati grazie alle cure del medico inglese, non è, dal momento che i suoi clienti erano di norma persone facoltose. dato sapere, mentre è certo che l’epidemia gli diede la possibilità di arricchirsi Negli anni seguenti Caius diventò medico di corte e scrisse trattati che spaziavano in vari campi, fra cui “Su Alcune Piante e Animali Rari” e “Sui Cani britannici”. Inoltre, nel 1557, rifondò e ampliò il Gonville Hall di Cambridge, il collegio nel quale aveva studiato, ribattezzandolo Gonville & Caius College, nome che l’istituto porta tuttora.

Cambridge University, Gate of Honour, Gonville & Caius College


NUOVI FOCOLAI. Nel 1528 una nuova epidemia causò 2000 morti nella sola Londra e si espanse velocemente in tutta l’Inghilterra, ma non in Scozia e Irlanda.  Fu l’unica a mietere vittime anche fuori dall’isola, quando una nave tedesca portò il contagio ad Amburgo, dove in una settimana il morbo causò un migliaio di morti. In seguito si diffuse nel Baltico – mietendo 3000 vittime nella sola Danzica – poi in Scandinavia, Polonia e Russia e nei porti di Amsterdam e Anversa. L’ultima epidemia, nel 1551, rimase nuovamente confinata dentro le frontiere inglesi, dopodiché uscì dalle cronache. Un ultimo caso venne registrato nel 1578.
Nel 1718, però, nella provincia settentrionale francese della Piccardia apparve un morbo simile, noto come Suette des Picards (Sudore dei Piccardi), che flagellò la Francia per ben due secoli, in 194 grandi e piccole epidemie. I sintomi del male della Piccardia sembrano comunque leggermente diversi: le vittime presentavano eruzioni cutanee, assenti nelle descrizioni della Sweating Sickness, e la mortalità era più bassa. Gli esperti, quindi, non sono in grado di stabilire se si sia trattato di un ritorno della malattia inglese o di una sua nuova forma.
Il sudor anglicus pone ancora oggi molteplici interrogativi. Da dove veniva? Che cos’era esattamente? Perché colpiva alcune nazioni e classi sociali più di altre? E, infine, potrebbe tornare? La prima domanda ha forse trovato una risposta nella storia della sua prima apparizione nel 1485. L’esercito di Enrico Tudor, tra le cui file covava con ogni probabilità il primo focolaio, era in gran parte composto da mercenari arruolati in Francia, alcuni dei quali avevano combattuto contro gli Ottomani a Rodi, che allora era la base principale dei Cavalieri Ospitalieri. Tale circostanza rende dunque plausibile la provenienza orientale del morbo, com’era accaduto un secolo e mezzo prima nel caso della Peste Nera.

Arthur, Principe di Galles , che potrebbe essere morto per la malattia del sudore nel 1502

QUESTIONI IRRISOLTE. Ciò non spiega però la natura della malattia. Di molte epidemie storiche e moderne – per esempio la peste, la spagnola, Ebola, Aids o Sars – conosciamo ormai le cause, ma quelle della malattia del sudore sono tuttora oggetto di dibattito fra storici, medici e virologi. Strettamente legato a questo primo interrogativo è quello sulle persone che si ammalarono. A differenza di altre epidemie, le vittime principali non erano anziani, deboli o poveri, ma perlopiù individui appartenenti a classi sociali elevate, in buona salute e spesso giovani. Nel 1485, a Londra, morirono due sindaci, sei assessori e tre sceriffi. Nel 1517 e nel 1528, l’uomo più potente d’Inghilterra dopo il re, il cardinale Thomas Wolsery, si ammalò addirittura più volte, riuscendo però a sopravvivere.
L’epidemia del 1528 fece strage a corte, dove, come scrisse il cronista Edward Hall, “molti sono morti, lord Clinton, lord Gray e tanti cavalieri, gentiluomo e ufficiali”. Anche la regina Anna Bolena fu contagiata, ma sopravvisse, al contrario di suo cognato Wiliam Carey, gentiluomo di camera. Re Enrico VIII, terrorizzato, si rifugiò in campagna spostandosi da una residenza all’altra. E altrettanto fece il suo successore Edoardo VI  durante l’epidemia del 1551, quando il cittadino londinese Henry Machin annotò nel suo diario “a Londra molti mercanti e uomini e donne molti ricchi sono morti per il sudore e così anche i due giovani duchi di Suffolk”. Altrettanto curiosa è la circostanza da cui il morbo ha preso nome, cioè l’aver colpito, con l’eccezione dell’epidemia del 1528, quasi esclusivamente l’Inghilterra, mentre Paesi come l’Italia e la Francia – a parte Calais, che all’epoca era sotto il dominio inglese – non furono toccati dal sudor anglicus. Alcuni inglesi abbienti cercarono di evitare il contagio fuggendo in Scozia, Irlanda o Francia, ma solo per trovare la morte anche lì. Come scrisse John Caius nel suo trattato del 1552, “il morbo seguiva gli inglesi come un’ombra”. Il che ha indotto qualche studioso dell’Ottocento a postulare una predisposizione genetica anglosassone per la malattia, che oggi appare tuttavia alquanto fantasiosa.

Cardinal Thomas Wolsey.jpg

  il cardinale Thomas Wolsery

UN PROBLEMA DI IGENE? Ma, allora, che cos’era il Sudore inglese? Non si trattò di peste, né di tifo, già esclusi dagli osservatori contemporanei per la mancanza di sintomi come le tipiche bolle nere e vistose eruzioni cutanee e, nel tempo, sono state suggerite numerose altre spiegazioni. Il sudor anglicus è stato definito una forma di influenza o di dengue (una malattia infettiva tropicale), un avvelenamento da antrace o una manifestazione di febbre ricorrente, causata dal batterio borrellia recurrentis. Altri suggerirono come possibili concause il clima dell’Inghilterra, la scarsa igiene dei suoi abitanti e l’insufficiente areazione di case e osterie. Tuttavia simili fattori potevano tuttal’più creare un ambiente favorevole al morbo, ma non esserne la causa scatenante. E infatti si è ormai concordi nel ritenere che il sudor anglicus sia stato una malattia infettiva, come la peste, il tifo o la malaria. Resta da accertare quale infezione si trattasse e chi ne fosse il portatore. Nel 1997, due medici inglesi, Vanya Gant e Guy Thwaites, annunciarono di aver individuato il colpevole. A loro avviso, il sudor anglicus sarebbe stata una variante più antica di una malattia che, nel 1993, aveva fatto 12 vittime, di cui otto di etnia Navajo, nella regione dei Four Corners nel Sud-ovest degli Stati Uniti, dove si incontrano gli Stati dello Utah, Colorado, Arizona e New Mexico. Essa presentava sintomi molto simili, come la velocità con cui colpiva e la mancanza di fiato – i polmoni si riempivano di liquido – accusata dalle persone infette. Inoltre, ambedue le malattie si manifestavano in estate e spesso in aree rurali, mentre le vittime erano per lo più giovani e forti. La causa dell’epidemia americana è stata trovata in un virus fino ad allora sconosciuto e perciò inizialmente chiamato Sir Nombre (senza nome). Nel frattempo, si è scoperto che si tratta di una forma dell’hantavirus, per cui la nuova malattia è stata battezzata Sindrome polmonare da hantavirus (HPS, hantavirus Pulmonary Syndrome).

L’IMPUTATO NUMERO UNO. Il portatore dell’HPS è il topo cervo, un piccolo roditore nei cui escrementi si trova il virus. Lo scoppio dell’epidemia era causato dall’erosolizzazione di particelle secche, per esempio passando la scopa, nei pressi delle abitazioni Navajo. Il topo cervo è un lontano parente del topo europeo, che poteva logicamente essere ritenuto responsabile per la diffusione del morbo europeo. Infatti, non solo la peste fu trasportata dai topi, ma probabilmente – come risulta da uno studio del 1906 – anche la malattia piccarda, così simile al sudor anglicus.
Infine, il virologo inglese Derek Gatherer ha suggerito una spiegazione suggestiva per il fatto che in Inghilterra la maggior parte delle vittime fosse benestante. Come ha sostenuto in un articolo di alcuni anni fa, l’HPS si diffonde difficilmente con il contatto umano, ma piuttosto per via aerea. Ebbene,  la Londra dei Tudor era infesta di ratti e topi, che era impossibile eliminare. I governanti delle famiglie più abbienti si sarebbero quindi limitati a spazzare via il loro sterco, creando nuvole di polvere piene di hantavirus, e spianando così la strada dell’epidemia.
Resta da chiarire perché. Dopo quasi un secolo, la malattia del sudore svanì. Possibili risposte sono state cercate in una mutazione più benigna del virus o nella minore predisposizione dei roditori ospiti. Altri hanno suggerito un legame con i cambiamenti climatici: dal tardo Medioevo in poi, le temperature in Europa erano in calo, il che avrebbe potuto rallentare la diffusione del virus (viceversa, l’epidemia dei Four Corners è stata collegata a El Nino, il fenomeno atmosferico oceanico che in alcuni anni determina un aumento delle tempderature). Ma tutto questo è mera speculazione. E, a oggi, non possiamo affermare di aver trovato una soluzione certa. Così come non sappiamo se e in quale forma la malattia del sudore potrà tornare.   

Articolo in gran parte di Aart Heering, pubblicato su Medioevo di marzo 2019 editore Timeline Publishinsg altri testi e immagini da Wikipedia.

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