venerdì 26 aprile 2019

Ragnar Lothbrok.


Ragnar Lothbrok.
Il guerriero imbattibile.
Uccideva serpenti giganteschi, saccheggiava su scala epica, rideva in faccia alla morte … È lui l’archetipo del guerriero vichingo. Vi raccontiamo la storia di una delle più grandi leggende del mondo norreno: Ragnar Lothbrok.

 Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Jump to navigationJump to search
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando il militare del IX secolo, vedi Ragnar Lodbrok (conte).
Ragnarr Loðbrók
Nuremberg chronicles f 135v 2.jpg
Ragnar Loðbrók in un'illustrazione delle Cronache di Norimberga del 1495.
Re di Svezia
In caricaprima metà del IX secolo –
865
PredecessoreSigurðr Hringr
SuccessoreSigurðr ormr í augaEysteinn Beli
Re di Danimarca
Nome completoRagnarr Sigurðsson Loðbrók
MorteNorthumbria, 865
DinastiaCasato di Munsö
PadreSigurðr Hringr
ConsorteHlaðgerðr (Lathgertha, la Skjaldmær),
Aslaug (figlia di Sigurðr Fáfnisbani),
Þóra borgarhjörtr (figlia di Herrauðr)
FigliHastein (Aflingus, Afflengo), Björn Ragnarsson(Bielmonte di Ragnarr), Friðleifr (Fridlevus), Agnarr (Agnerus), Eiríkr Väderhatt (Ericus ventosus pilleus), Rathbarthus, Dunvatus, Ívarr inn beinlausi (Ivarus), Björn járnsíða (Biornus), Hvítserkr (Withsercus), Rögnvaldr (Regnaldus), Sigurðr ormr í auga(Sywardus), UbbeIngjald il BiancoHalfdan Ragnarsson, Hrolf Ragnalvalsson
Religionenorrena
La morte di Ragnarr Loðbrók causata da Aelle II di Northumbria. Illustrazione pubblicata nel 1830.
Ragnarr Sigurðsson, detto anche Ragnarr Loðbrók ("Ragnarr Brache di Cuoio"), o Ragnar Lodbrok o Lothbrok (... – 865), è un re semi-leggendario che avrebbe regnato su Svezia e Danimarca nella seconda metà del IX secolo; tuttavia non vi sono fonti documentali certe che ne attestino l'esistenza.

Pensate all’immagine più tipica che possa venirvi in mente di un guerriero vichingo: feroce razziatore, implacabile in battaglia, pagano sempre pronto ad alzare un corno di birra e a ridere in faccia alla morte. È  molto probabile che abbiate pensato a Ragnar Lothbrok. Le sue avventure sembrano la sceneggiatura di un blockbuster hollywoodiano: figlio del re di Danimarca e Svezia, combatté contro immensi serpenti, conquistò buona parte della Scandinavia e terrorizzò la popolazione delle Isole Britanniche. Molti – se non tutti – degli episodi della sua storia sono puramente leggendari, prodotto dell’immaginazione dei cronisti norreni, ma ciò non ha affatto impedito alla sua figura di proiettare una vasta ombra su tutta l’Europa settentrionale durante l’era vichinga, tanto che la sua fama, grazie ai poemi medievali e ai lamenti funebri in suo onore al celeberrimo telefilm Vikings, è tutt’altro che spenta oggi, a più di mille anni di distanza. In termini di pura epicità la sua leggenda è ben difficile da superare. Persino le sue tre mogli erano personaggi straordinari, ciascuna a modo proprio. La prima era Thora, che Ragnar corteggiò uccidendo un serpente gigantesco. La seconda era Lathgertha, una temibile donna guerriera che lo seguì spesso in battaglia. E la terza era Aslaug, figlia di Sigurd il Volsungo (ossia Sigfrido) e della guerriera Brunilde, altri due famosissimi personaggi della letteratura norrena.
Da queste tre spose Ragnar ebbe almeno otto figli, tra cui si ricordano Ivar Senza-Ossa, Bjorn Fiachi-di-Ferro, Sigurd Occhio-di-Serpente e Ubbe. Divennero tutti guerrieri famosi e con le loro saghe personali assicurarono al nome del padre una fama perpetua, ben oltre il momento della sua morte. 

VENDETTA IN BATTAGLIA. Anche la sua dipartita fu epica quanto il resto della sua esistenza. Mentre combatteva nell’Inghilterra settentrionale, racconta la sua saga, venne fatto prigionieri da Aelle re della Northumbria, suo nemico giurato, che tuttavia si accorse ben presto che le armi convenzionali non erano in grado di uccidere il terribile vichingo. Lo fece dunque gettare in una fossa di serpenti, ma nemmeno un fato così funesto bastò ad abbattere lo spirito invincibile di Ragnar: sentendo avvicinarsi la morte, il vichingo reagì ricordando con piacere le sue più grandi vittorie e pregustando i festeggiamenti senza fine che lo aspettavano nel Valhalla, la sede ultraterrena dei guerrieri norreni. Non scordò nemmeno di giurare vendetta contro il suo uccisore, una promessa poi adempiuta dai suoi figli, che giunsero a conquistare la Northumbria e uccisero Aelle in battaglia.
Già di per se stessa è una storia piena di fascino, ma a renderla ancor più interessante è la possibilità – non la certezza – che a ispirarla siano state le gesta di un personaggio storico. Per esempio, una delle figure descritte nelle leggende medievali come “figli di Ragnar” sono persone realmente esistiti: Ivar, Ubbe e Bjorn, tra gli altri, si possono identificare con altrettanti comandanti vichinghi attivi in Francia, Inghilterra e Irlanda nella seconda metà del Nono secolo.
Sappiamo che un guerriero vichingo di nome Bjorn – che forse ispirò lil personaggio di Bjorn Fianchi-di-Ferro – razziò la regione della Senna tra l’857 e l’859. Ivar e Ubbe figurano tra i comandanti del “Grande Esercito Pagano”che calò sull’Inghilterra nell’865 conquistando la Northumbria e sconfiggendo i re Osberht e Aelle in una battaglia presso York nell’867, per poi spostarsi verso sud nell’869 e uccidendo anche il re Edmondo dell’Anglia Orientale. Molti dei loro seguaci si stabilirono nelle regioni settentrionali e orientali dell’Inghilterra e Ivar stesso divenne sovrano di un regno vichingo che si allargava sulle due sponde del Mare d’Irlanda, con roccaforti a Dublino e a York. Secondo le fonti storiche, Ivar morì a Dublino nell’873, mentre Ubbe cadde in battaglia nell’878.
Le imprese di questi guerrieri sono attestate in documenti coevi del Nono secolo, il che ci dà la relativa certezza che siano persone realmente esistite, ma rimane un problema: non sappiamo quali rapporti avessero l’uno con l’altro e nessuna delle fonti in nostro possesso menziona il loro ipotetico padre. Insomma, i figli di Ragnar parrebbero personaggi storici, ma di lui stesso non possiamo dire praticamente nulla. Tra gli ispiratori della sua leggenda, il candidato più probabile è un comandante danese di nome Reginheri, che guidò un assalto contro Parigi nell’845. Le fonti coeve descrivono la razzia come particolarmente feroce e riferiscono che Reginheri prese un gran numero di prigionieri e ne fece uccidere più di cento prima di far ritorno in Danimarca, dove poi morì. Di lui non sappiamo nient’altro.

Ragnarr incontra Kráka (figlia di Sigurðr Fáfnisbani).
Illustrazione di August Malmström.

DUE PERSONE IN UNA. In realtà all’epoca in cui i cronisti trascrissero queste storie l’interesse generale sembrava puntato più sui figli di Ragnar che su di lui: Ivar, Ubbe e gli altri erano tra i guerrieri di maggior successo dell’epoca vichinga e le loro vittorie in battaglia diedero origine a vere e proprie leggende. Solo dopo la metà dell’Undicesimo secolo – ossia quasi duecento anni dopo la loro morte – cominciarono a venir identificati nei testi come “figli di Ragnar Lothbrok”. Un re danese chiamato Lothbrok è menzionato per la prima volta nel 1070 dallo storico normanno Guglielmo di Jumièges, che lo indica come il padre di Bjorn Fianchi-di-Ferro. Pochi anni dopo il cronista Adamo di Brema indicò Ivar “il più crudele tra tutti i norreni”, come un altro dei figli di Ragnar.
È dunque possibile che Ragnar e Lothbrok fossero inizialmente due persone diverse. L’origine stessa del secondo nome è assai dibattuta. Lo studioso islandese Ari Thogilsson, che scriveva tra il 1120 e il 1133, fu il primo a mettere i due nomi insieme indicando “Ivar, figlio di Ragna Lothbrok” come l’uccisore del re Edmondo dell’Anglia Orientale. Quale che fosse l’origine storica di Ragnar, nel Dodicesimo secolo la sua leggenda personale stava emergendo rapidamente dall’ombra di quelle dei suoi figli e si stava facendo strada nelle saghe, nelle cronache e nei poemi delle terre attorno al Mare del Nord. Fu così che su di lui si intrecciò un complesso e colorito insieme di racconti, ormai ben lontano da qualunque verosimiglianza storica.
Le versioni più complete della sua storia – sulle quali si basano in genere le riproposizioni moderne del personaggio – si trovano nella Ragnars saga Loobrokar (saga di Ragnar Lothbrok), scritta in norreno antico in Islanda nel Tredicesimo secolo, e nelle opere dello storico danese Sassone Grammatico, che scriveva tra il 1188 e il 1208. Entrambi le varianti mescolano elementi provenienti da fonti disparate sia orali sia scritte, un procedimento da cui emergono storie assai lunghe, elaborate e contraddittorie. Lo stesso dettaglio che Ragnar avesse avuto tre mogli potrebbe essere un tentativo di combinare tre leggende diverse.

VERSIONI SUCCESSIVE. Più che la vita effettiva dei guerrieri norreni del Nono secolo, le storie di cui stiamo parlando ci mostrano come erano percepiti i vichinghi in Scandinavia in epoche tarde. A Sassone Grammatico questi personaggi interessavano in quanto antenati della casa reale di Danimarca, mentre i cronisti islandesi volevano attirare l’attenzione dei lettori sul periodo della dominazione scandinava sulle Isole Britanniche. Con il passare del tempo, poi, la leggenda continuò a incorporare nuovi elementi e finì per legarsi a un altro celebre cielo di leggende norrene, quello dei Volsunghi (oggi noto come la storia che ispirò il Ciclo wagneriano dell’Anello del Nibelungo).  Il nostro guerriero vichingo ebbe fortuna con il pubblico anche fuori dalla Scandinavi: più o meno nello stesso periodo in cui circolavano in patria, le sue storie andavano diffondendosi anche in Inghilterra, dove lui e i suoi figli apparivano perlopiù in leggende connesse alla morte di re Edmondo, che nel frattempo era divenuto uno dei più popolari santi anglosassoni.
Una cronaca del Tredicesimo secolo racconta che Ragnar stava pescando in mare, senza intenzioni bellicose, quando fece naufragio sulle coste del Norflok e venne portato alla corte di Edmondo. I due divennero buoni amici e questo provocò la gelosia di uno dei cacciatori del re, che uccise il vichingo e poi fece sapere ai suoi figli che l’assassino era Edmondo. Questa versione della leggenda sembra voler fornire a Ivar e Ubbe un motivo per abbattere Edmondo, implicando che non si trattò di un atto insensato di brutalità vichinga. Qui Ragnar è presentato in una luce positiva, un personaggio decisamente diverso dal feroce guerriero della tradizione norrena. Da ciò possiamo dedurre che alcuni abitanti dell’Inghilterra occidentale si ritenessero discendenti degli invasori danesi del Nono secolo e non li vedessero solo come nemici della loro terra? Probabilmente non lo sapremo mai, è un’ipotesi affascinante.
Entro la fine del Medioevo il nome di Ragnar era ben noto in tutta la Scandinavia e le Isole Britanniche, ma fu solo nei secoli Sedicesimo e Diciaessettesimo – quando gli studiosi cominciarono a riscoprire i testi scritti in norreno antico e le opere di Sassone Grammatico – che nacque la versione moderna del personaggio. Nel 1636 lo studioso danese Olaus Wormius tradusse in latino l’antico poema norreno Krakumal, che ebbe subito grande successo in Gran Bretagna e divenne famoso in inglese come il Lamento funebre di Ragnar Lothbrok. Al pubblico del Diciassettesimo secolo un testo del genere sembrava aprire un’emozionante finestra su un’antica cultura selvaggia e circondata di fascino pagano, con le sue immagine romantiche di eroi vichinghi desiderosi solo di gloria, spargimenti di sangue e di poter festeggiare per sempre nel Valhalla al fianco degli dèi. Senza volerlo, poi, la traduzione di Wormius aggiunse un altro strato alla legge: un riferimento poetico a un corno potorio – la curva superficie dei crani (animali) – venne frainteso dai lettori, e si diffuse l’idea che i vichinghi brindassero nei teschi dei propri nemici. Un’immagine impressionante che, per quanto storicamente del tutto falsa, ogni tanto si incontra ancora oggi.
La fama del Lamento funebre crebbe al punto che ne Diciannovesimo secolo, quando in Gran Bretagna e in America si diffuse a macchia d’olio la moda dei vichinghi, Ragnar divenne uno dei personaggi più famosi delle leggende norrene. Da allora la sua storia è stata re immaginate molte volte in romanzi, film e più di recente, in una serie televisiva di grande successo. Le storie di Ragnar e dei suoi figli si continuano a raccontare da quasi mille anni, e persino oggi vengono intessute nuove leggende sue quei personaggi che rappresentano per noi il vero archetipo del guerriero vichingo.

Serpenti, canzoni e brache pelose.
Tre delle più celebri imprese di Ragnar.
AMORE E VELENO. Una delle leggende su Ragnar spiega come si guadagnò il soprannome di “Lothbrok” durante il corteggiamento della sua prima moglie, Thora. Quest’ultima era la figlia di un eminente capo vichingo e un giorno suo padre le regalò un piccolo serpente, che lei tenne come animaletto da compagnia. La bestia, però crebbe a dismisura fino a trasformarsi in un mostro enorme e velenoso che cominciò a terrorizzare la regione.
Il padre di Thora promise di dare in sposa la figlia a chiunque fosse riuscito a uccidere il serpente. Venutolo a sapere, Ragnar decise di tentare e, per proteggersi dal veleno della bestia, si infilò brache di lana rese rigide e impermeabili da uno strato di pece. Così equipaggiato affrontò il mostro, lo uccise e reclamò la mano di Thora, ricevendo il soprannome di “Lothbrok”, ossia “brache pelose”.
FIGLI VENDICATIVI. Quando Ragnar fu fatto prigioniero in battaglia da Aelle re della Northumbria, quest’ultimo lo fece gettare in una fossa di serpenti. Mentre le bestie lo azzannavano il vichingo intonò una canzone di sfida in cui elencava le sue maggiori vittorie e si rallegrava per il suo imminente ingresso nel Valhalla. “Con gioia berrò birra al fianco degli dèi sulle alte panche. La speranza di vivere è terminata: ora è tempo di morire ridendo”. Narra la leggenda che, quando i suoi figli ricevettero la notizia della sua morte, le reazioni di ciascuno indicarono chi fosse il pericoloso tra loro: Sigurd si tagliò con un coltello senza accusare alcun dolore; Hvutserk, che stava giocando a un gioco da tavolo quando udì la notizia, strinse in pugno uno dei pezzi del gioco fino a farsi sanguinare la mano; ma solo Ivar riuscì a mantenere sufficiente controllo da poter chiedere ulteriori dettagli sulla morte del padre. In seguito partì assieme ai suoi fratelli per portare vendetta e conquistò la Northumbria.

"Hyngwar", il nome di Ívarr Ragnarsson nel manoscritto catalogo "Harley MS 2278" (XV secolo) - ed. in Hervey F [a cura di] (1907), Corolla Sancti Eadmundi = The garland of Saint Edmund, king and martyr, Londra, John Murray, OL 11080612W.

LA FIGLIA DELL’UCCISORE DI DRAGHI. Un giorno, mentre Ragnar percorreva le coste della Norvegia, alcuni dei suoi uomini andarono in cerca di provviste in una fattoria dove viveva un’anziana coppia di contadini con una figlia di grande bellezza, Kraka. Quando gli uomini gli riferirono la cosa, Ragnar mandò a dire alla ragazza di volerla incontrare sulla sua nave, ma per metterla alla prova stabilì delle condizioni impossibili da soddisfare: Kraka doveva venire da lui né nuda né vestita, né affamata né sazia e né sola, né accompagnata. La ragazza rifletté attentamente sul da farsi e trovò la soluzione all’enigma: si presentò a Ragnar coperta solo con una rete da pesca e con il suoi lunghi capelli, dopo aver assaggiato del cibo ma senza averlo mangiato tutto, e in compagnia di un cane. Colpito, Ragnar ne fece la sua sposa e solo a quel punto scoprì che non si trattava di una figlia di contadini: il vero nome della ragazza era Aslaug ed era la figlia di Sigurd il Volsungo, celeberrimo uccisore di draghi. 
  
Articolo in gran parte di Eleanor Parker (storica inglese esperta del mondo vichingo) pubblicato su BBC HISTORY del mese di ottobre 2018 – altri testi e immagini da Wikipedia.

Nessun commento:

Posta un commento

I vichinghi, gli eroi delle sagre.

  I   vichinghi gli eroi delle saghe. I popoli nordici vantano un tripudio di saghe che narrano le avventure di eroi reali o di fantasia. ...