martedì 4 settembre 2018

La battaglia di Trafalgar

La battaglia di Trafalgar (1805)
La spettacolare vittoria britannica sui francesi che infranse i sogni di Napoleone di costruire una grande flotta e confermò la supremazia navale che il Regno Unito aveva stabilito già nel corso del XVIII secolo.

The Battle of Trafalgar by William Clarkson Stanfield.jpg

                                                                            La Battaglia di Trafalgar
in un dipinto del 1836 di William Stanfield. 
Il 20 ottobre del 1805 al largo di capo Trafalgar, promontorio spagnolo a ovest di Gibilterra, sotto il micidiale tiro dei cannoni della Royal Navy, si infranse nel sangue l’ambizioso progetto di Napoleone Bonaparte di creare una grande potenza navale francese, presupposto necessario per forzare il Canale della Manica e sbarcare nelle Isole Britanniche. D’altro lato,la vittoria consegnò all’Inghilterra l’indiscusso predominio sui mar, un potere che Londra avrebbe orgogliosamente imposto al mondo intero per tutto l’Ottocento e fino alla Prima guerra mondiale. Gli eventi che portarono alla resa dei conti tra le due superpotenze presero le mosse, nel maggio 1803, dalla rottura del trattato di Amines, l’accordo siglato l’anno prima da Francia e Inghilterra che aveva chiuso le guerre rivoluzionarie e, negli auspici, avrebbe dovuto garantire l’Europa un lungo periodo di pace. Il patto invece si rivelò niente di più che un fugace armistizio. Sul fronte commerciale, Napoleone non solo non allentò le politiche protezionistiche stabilite dal Direttorio contro i prodotti inglesi, ma inasprì oltremisura i dazi doganali sulle merci provenienti dalle colonie; mentre sul piano politico usò la temporanea pace per allargare l’influenza francese sulla Svizzera e gli Stati tedeschi. Allarmato dal crescente espansionismo dei rivoluzionari, il governo britannico si convinse dell’impossibilità di una pace duratura e rifiutò di abbandonare Malta, come previsto nelle more della pace di Amiens, chiedendone anzi ufficialmente il possesso per dieci anni. Pur senza una formale dichiarazione di guerra, nel maggio 1803 la rottura delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi riaprì di fatto il conflitto.

Nelson prima della battaglia di Trafalgar in un dipinto del 1854 di George Lucy Good.

I LIMITI DI NAPOLEONE IN MARE. Forte della sua superiorità numerica e tecnica, la Royal Navy provvide immediatamente a bloccare i porti francesi e a danneggiare il commercio di Parigi con le colonie; Napoleone dal canto suo rimise mano al vecchio progetto di invasione dell’Inghilterra e cominciò ad ammassare truppe, l’Armeé di Angleterre, al campo di Boulogne, sulla Manica, e a predisporre la costruzione del naviglio necessario all’impresa. D’altra parte Londra, che era a conoscenza del piano, posi di fronte ad ogni porto militare un blocco navale e mantenne una riserva lungo la Manica. All’aquila corsa, che ne frattempo aveva incassato la discesa in campo della Spagna contro l’Inghilterra (alcuni bastimenti di Madrid erano stati catturati dai britannici), serviva un diversivo per alleggerire la pressione inglese e dare il via all’agognata invasione. Nel maggio del 1805, il novello imperatore ruppe gli indugi e ordinò all’ammiraglio Pierre de Villeneuve, comandante della flotta, di uscire da Tolosa per raggiungere le Antille. Questa manovra doveva attirare le navi inglesi a inseguirlo e allontanarsi dalla Manica; successivamente, Villeneuve avrebbe dovuto tornare indietro, con una rotta diversa dall’andata, con l’obiettivo di ricongiungersi alle flotte francesi e spagnole per prendere così il controllo del Canale. E qui Napoleone, geniale stratega terreste, mostrò tutti i suoli limiti come ammiraglio. Una flotta non è una formazione di artiglieria che può essere mossa sul terreno con agilità e prontezza; soprattutto, il mare ha incognite che il terreno non presenta: venti, correnti e difficoltà di comunicazione possono influire sull’esito di un piano al di là della sua iniziale validità. Villeneuve attraversò inutilmente l’Atlantico inseguito dalla flotta dell’ammiraglio inglese Horatio Nelson, quindi fece ritorno in Europa ma si batté con gli inglesi del contrammiraglio Robert Calder nella battaglia del Capo di Finistere, lungo la costa Nord della Spagna: uno scontro minore che vide i francesi perdere due navi, ma soprattutto impedì loro il progettato accesso alla Manica per scortare l’Armée nell’invasione. Ricongiuntosi con gli spagnoli, il 22 agosto Villeneuve arrivò nel porto di Cadice, al largo del quale incrociavano i vascelli di Nelson che, a questo punto, cessato l’allarme sulla Manica, avevano il compito di impedire l’accesso dei francesi al Mediterraneo.

Amiraldevilleneuve.jpg

 Pierre Charles Jean Baptiste Sylvestre de Villeneuve

Pierre Charles Jean Baptiste Sylvestre de Villeneuve (Valensole31 dicembre 1763 – Rennes22 aprile 1806) fu un ammiraglio francese, comandante la flotta franco-spagnola alla battaglia di Trafalgar.
Proveniva da una famiglia aristocratica della Provenza con antiche tradizioni militari. Uno dei suoi antenati aveva lottato con il paladino Orlando contro i mori in Spagna[1] ed un altro, membro dell' entourage del Re d'InghilterraRiccardo I Cuor di Leone, era morto nelle Crociate.[1]
IL GENIO DI NELSON. Nel frattempo, infatti, la situazione nell’Europa continentale era mutata. Visto che le forze riunite nella terza coalizione (Inghilterra, Austria e Russia) erano in procinto di sferrare un attacco terreste, Napoleone aveva deciso di trasferire in massa l’esercito, ribattezzato la Grande Armée, da Boulogne al fronte del Reno e del Danubio e ordinato alla flotta di lasciare Cadice e raggiungere Napoli per sbarcarvi le fanterie di Marina da impegnare in terra. Il 20 ottobre, con vento favorevole, Villenevue mollò gli ormeggi con rotta sud-est verso lo stretto di Gibilterra. Nelson per invogliarlo a scoprirsi aveva simulato una forte diminuzione dei vascelli che bloccavano il porto e l’ammiraglio francese, mosso non solo dagli ordini ma anche dall’orgoglio ferito del comandante accusato in patria di scarsa audacia, cadde in trappola.    
Il giorno seguente, all’alba, la flotta inglese lo intercettò nelle acque di Trafalgar e cominciò una delle più importanti battaglie della storia navale di tutti i tempi. L’ammiraglio Nelson poteva contare su un totale di 27 vascelli, 6 fregate, 16810 uomini e 2164 cannoni; Villeneuve contava 18 vascelli, 7 fregate, 112500 uomini e 1326 cannoni. Ma l’apparente vantaggio numerico non poteva bastare a colmare il divario francese in termini di esperienza marinare degli ufficiali e di una lunga preparazione degli artiglieri. Altro elemento che risultò decisivo fu la capacità degli inglesi di sparare da ogni cannone un colpo al minuto (quindi in 60 secondi un vascello da 100 cannoni poteva riversare sul bersaglio 50 colpi dal suo fianco impegnato), mentre francesi e spagnoli sparavano con tempi almeno doppi se non tripli.
Il resto lo fece il genio di Nelson, o per meglio dire il tocco di Nelson, come lo stesso ammiraglio inglese lo battezzò, e che a Trafalgar rivoluzionò le tradizioni tattiche fino ad allora in uso nelle battaglie tra grandi velieri e adottò uno schieramento innovativo poi risultato vincente. Mentre Vielleneuve fece assumere alla sua flotta la classica formazione di linea – una lunga fila di circa cinque miglia, intervallando navi francesi e spagnole a distanza di circa trecento metri – il suo rivale schierò la flotta su due colonne quasi perpendicolari rispetto al nemico: quella di sinistra, con 11 vascelli e la sua Victory in testa; quella di destra, forte di 15 navi in linea, condotta dalla Royal Sovereign al comando dell’ammiraglio Cuthbert Collingwood. Queste due colonne avevano il compito di sfondare il blocco francese al centro per distruggere le ammiraglie nemiche; gli inglesi avrebbero poi affrontato una nave avversaria alla volta, dal centro alla retroguardia, prima che l’altra metà potesse intervenire. Se i vantaggi erano consistenti, non di meno lo erano i fattori di rischio. Il piano, infatti, avrebbe esposto al fuoco del nemico le prime navi delle due colonne d’attacco, senza possibilità di difesa, per quasi mezz’ora. Per ridurre al minimo lo svantaggio, Nelson decise di svolgere l’avvicinamento iniziale, fino al contatto con l’avversario, alla massima velocità.

Le fasi della battaglia.
FASE 1: POSIZIONAMENTO.
Flotta franco spagnola
Alle otto del mattino del 21 ottobre l’ammiraglio francese Villeneuve ordina alle navi, giunte al largo dello scoglio di Trafalgar, di invertire la rotta e puntare verso nord in direzione di Cadice. L’avanguardia è al comando del francese Dumanoir-Lepelley sul Formidable (94 cannoni); al centro si trovano lo stesso Villeneuve sul vascello ammiraglio Bucentaure (80 cnnoni) e don Cismeros Vicente sul Santisima Trinidad (130 cannoni); segue subito dietro l’ammiraglio spagnolo don Alava sul Santa Ana da 112 cannoni; chiude la fila la retroguardia agli ordini di Gravina sul Principe de Asturias (112 cannoni).
Flotta inglese
Gli inglesi provengono da ovest suddivisi in due colonne parallele, una settentrionale, guidata da Victory dell’ammiraglio Nelson, e comprendente 11 vascelli, e una meridionale, guidata dal Royal Sovereign di Collingwood, composta da 15 vascelli.

FASE 2: ATTACCO INGLESE.
A partire da mezzogiorno, e per circa mezz’ora, i franco-spagnoli hanno nel proprio campo di tiro le navi ammiraglie inglesi dirette a tutta velocità contro la colonna nemica. Ma il tiro dei napoleonici causa pochi danni e alla 12 e 20 il Royal Sovereign passa di poppa alla Santa Ana e la devasta con l sue batterie. Identico destino tocca anche al Fougeux. Più tardi la Victory compie una manovra simile, passando di poppa alla Bucentaure, spazzandone il ponte con i suoi pezzi e  causando la morte di 4oo uomini. Un’ora dopo Villeneuve si arrende. 

FASE 3 INFURIA LA BATTAGLIA.
La Victory attacca la nave di linea francese Redoutable, dalla quale parte un micidiale fuoco di moschetteria che fa strage tra l’equipaggio inglese. Alle 13 e 15 un colpo di moschetto ferisce lo sesso Nelson, che morirà due ore dopo. A soccorrere la Victory in difficoltà arriva il vascello inglese Temeraire che con le prime bordate uccide 200 marinai francesi e poi costringe i francesi alla resa. La battaglia prosegue con identici duelli tra vascelli che vedono gli inglesi in cosante superiorità numerica. Il piano di Nelson, infatti, ha spezzato la linea franco-ispanica in due tronconi isolando quella settentrionale che non riuscì ad invertire in tempo la rotta per sostenere il centro.
FASE 4: INSEGUIMENTO INGLESE ED EPILOGO.
Le sorti della battaglia sono segnate e i vascelli inglesi, rinvigoriti dalla vittoria a portata di mano, si gettano all’inseguimento delle navi nemiche in fuga. Poco prima delle cinque del pomeriggio l’esplosione del vascello francese Achille decreta la fine dello scontro. L’alleanza franco-ispanica ha perso 17 vascelli e oltre 10mila uomini tra caduti e feriti, mentre da parte loro gli inglesi contano solamente 456 morti e 1153 feriti, senza alcun vascello perduto o inutilizzabile. I vincitori di Trafalgar tentano persino di rimorchiare alcuni dei battelli francesi catturati, ma un’improvvisa tempesta li costringe ad abbandonare l’impresa.



La Victory di Nelson
Turner, The Battle of Trafalgar (1822).jpg
La Victory a Trafalgar nel dipinto di J.M.W. Turner The Battle of Trafalgar.

Vascello di prima classe a tre ponti dalla lunghezza di circa 69 metri, la Victory venne costruita una prima volta negli anni settanta del settecento e poi ricostruita nel 1803.  Aveva la chiglia in travi di olmo a sezione quadrata di 50 cm. di lato e l’ossatura in quercia ingles. Lo scafo era realizzato con tre strati di quercia del Baltico dello spessore di 12 cm. era armata con 104 cannoni e aveva un equipaggio di 850 uomini,ma a Trafalgar erano imbarcati 819 uomini, compresi 57 ufficiali.
La HMS Victory nel 1884.


COMPIERE IL PROPRIO DOVERE. Nelle prime ore del mattino del 21 ottobre le due flotte si avvistarono. Sulla condotta dell’ammiraglio Villeneuve il dibattito è ancora aperto. Resta da stabilire se avesse compreso per tempo la tattica di Nelson, e provveduto a disinnescarla programmando di accerchiare le due file inglesi e serrarle in una tenaglia. Per farlo avrebbe dovuto contare sul perfetto coordinamento delle due estremità della flotta, chiamate a convergere sulle ammiraglie inglesi e con un vento più sostenuto. Invece la battaglia si combatté praticamene al rallentatore in una situazione di bonaccia e, mentre la retroguardia spagnola rispose agli ordini convergendo sul centro, l’avanguardia francese, comandata dal contrammiraglio Dumanoir Le Pelley, lo fece in ritardo, salvo poi fuggire di fronte alle navi inglesi. Gli ordini di Villeneuve arrivarono per tempo o soltanto quando la situazione era ormai compromessa? Sulla risposta a questa domanda ruota ancora oggi la valutazione del suo valore di ammiraglio, che oscilla dall’esaltazione a ìl vituperio.
Alle 11,45, in procinto di iniziare la battaglia, Nelson issò sulla Victory il galvanizzante segnale a bandiere “England expects that every man will do his duty (l’Inghilterra si aspetta che ogni uomo compia il proprio dovere”), accolto con entusiasmo dagli equipaggi. Poco prima di mezzogiorno e per circa mezz’ora le navi franco-spagnole ebbero nel proprio campo di tiro le due navi capofila inglesi, dirette su di loro, e iniziarono a sparare unilateralmente, causando però pochi danni. Alle 12 e 20 il Royal Sovereign perforò per primo la linea nemica, scaricando una micidiale bordata attraverso le vetrate poppiere del vascello spagnolo Santa Ana. I 50 colpi a doppia palla sparati dalla murata sinistra del vascello britannico spazzarono longitudinalmente i ponti del vascello  spagnolo come un uragano e causarono un massacro. Intanto Nelson, con la colonna settentrionale, accostava provvisoriamente verso nord per simulare un attacco su rotte parallele, stratagemma che mantenne l’avanguardia francese sotto l’allarme della falsa minaccia, impossibilitata a fornire soccorso al centro della fila in tempo utile per sovvertire l’esito della battaglia.

Lord Nelson ferito a morte e sorretto dal cappellano Alexander Scott insieme con i medici Neil Smith e William Beatty durante la battaglia di Trafalgar

Lo svantaggio francese: i perché della sconfitta.
Napoleone privilegiò sempre le truppe di terra, condannando la Marina a una subalternità di mezzi e psicologica che bordo si trasformava in un diffuso scoraggiamento. Anche la Rivoluzione ebbe le sue colpe: i vascelli francesi mancavano di personale qualificato, il sistema della leva non funzionava e il corpo ufficiale era sguarnito dalle purghe che avevano colpito soprattutto gli aristocratici, eliminati o costretti a emigrare. Inoltre, nonostante l’esistenza del metodo con acciarino per armi e artiglieria, i francesi continuavano a impiegare la tradizionale miccia per i cannoni navali. La miccia accendeva la carica solo dopo un ritardo imprevedibile, il che significava che, a causa del rollio della nave, l’alzo – e quindi la distanza – non poteva essere stimato con molta precisione. Invece, l’acciarino accendeva la carica quasi istantaneamente dando all’artigliere una maggiore probabilità che il proiettile partisse anticipando il nuovo movimento del rollio della nave. Infine, il blocco navale imposto dalla Royal Navy ai vascelli francesi comportò una lunga inattività degli equipaggi rivoluzionari, che non poterono sviluppare la necessaria esperienza al contrario dei rivali inglesi. 


LA DECISIVA VITTORIA INGLESE. Compiuta questa manovra, tutti i vascelli della colonna di Nelson ripresero, invece, l’originaria rotta a levante e si incunearono anch’essi nella linea di fila avversaria: alle 12 e 30 la Victory passò a poppa del Bucentaure, nave ammiraglia di Villeneuve, devastandola con due rapide e micidiali bordate. Il Redoutable accorse allora in aiuto dell’ammiraglia francese e ingaggiò la Victory in un accanito duello; alle 13 e 15 dalla coffa di mezzana del Redoutable partì una fucilata che colpì Nelson alla spalla. Dopo il contatto tra le due formazioni, la battaglia continuò in duelli d’artiglieria isolati, in una mischia generale, terminando alle 16 e 45 con l’esplosione del vascello francese Achille. Al termine 8 vascelli francesi, tra cui l’ammiraglia Bucentaure, e 9 vascelli spagnoli, tra cui il Santisma Trinidad erano stati catturati, mentre gli inglesi non persero nessuna nave 10 dei loro 27 vascelli non ebbero alcun albero o pennone abbattuto. I francesi contarono 2218 morti, gli spagnoli 1022 e gli inglesi 456, mentre i feriti furono rispettivamente 1155, 1383 e1153; infine i prigionieri franco-spagnoli risultarono oltre 7mila. In conseguenza del colpo di moschetto che gli aveva trapassato il polmone, Nelson morì sulla Victory dopo due ore di agonia, non prima di essere informato della vittoria della sua flotta. Il cadavere dell’ammiraglio venne conservato in una botte di rum fino al rientro in Inghilterra fino in Inghilterra, dove ricevette i funerali di Stato e si avviò a diventare un eroe nazionale. Villeneuve, catturato nell’attacco alla Bucentaure, fu trattenuto invece come prigioniero all’aprile 1806. Liberato sulla parola,  prese parte ai funerali di Nelson e poi, rientrato in Francia, venne ritrovato morto la mattina del 22 aprile 1806 nella stanza dell’albergo Hotel de la Patrie a Rennes, colpito da sei coltellate, una delle quali al cuore. Si parlò anche di omicidio, ma una lettera destinata alla moglie fece propendere per il suicidio causato dall’insopportabile onta della sconfitta. Fu seppelito di notte, in una tomba anonima, senza gli onori militari.
La déblache di Tralfagar sembrò all’inizio soltanto una parentesi sfortunata nella scintillante parabola di Napoleone; le forze dell’imperatore ottennero infatti poco dopo brillanti vittorie sugli austriaci a Ulm, con la successiva presa di Vienna e, su austriaci e russi ad Austerlitz. La battaglia però produsse numerose conseguenze a lungo termine e in retrospettiva si può dire che fu la condizione necessaria, anche se non sufficiente, per la sconfitta finale di Napoleone e dei suoi sogni di egemonia sull’Europa.   


Articolo in gran parte di Mario Galloni pubblicato su LE GRANDI BATTAGLIE NAVALI  Sprea Editori. Altri testi e immagini da Wikipeida. 

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