martedì 16 ottobre 2018

Come lo spionaggio sovietico rubò i segreti dell’atomica americana.

Come lo spionaggio sovietico rubò i segreti dell’atomica americana.
I segretissimi lavori dell’operazione Manhattan, che avrebbe dotato gli Usa della prima bomba atomica, erano seguiti passo a passo dal sovietico KGB, grazie a una rete di informatori, in gran parte scienziati, poi diventati famose come spie. Ma solo due persone minori finirono sulla sedia elettrica.

mappa dei siti di Los Alamos

Quella mattina del gennaio 1945 Mary Johnson, una giovane signora newyorkese, si trovava nella stazione di Albuquerque, nel New Mexico, in attesa del treno che l’avrebbe riportata a casa. Il clima secco del deserto era l’ideale per la sua malattia polmonare, ma il periodo di permanenza nel locale sanatorio non le aveva dato beneficio, e a stento conteneva i colpi di tosse, aiutandosi con un fazzoletto di carta. La stazione di Alburqueque era stranamente animata, anche per essere in tempo di guerra. Dozzine di agenti dell’Fbi sorvegliavano la stazione controllando i documenti e perquisendo i passeggeri: chiunque attirasse la loro attenzione per qualsiasi motivo veniva fermato e sottoposto ad esame. Il minimo indizio sospetto portava a un fermo di polizia e a ulteriori indagini. La signora Johnson  cadde per un momento sotto i loro sguardi indagatori. La donna montò sul treno facendosi aiutare dal controllore, al quale chiese di tenerle il pacchetto di fazzoletti mentre saliva la scaletta. Per distrazione lo dimenticò nelle mani dell’uomo che, dopo la partenza del treno, la raggiunse nello scompartimento per restituirglielo. Forse la signora Johnson era l’unica persona nella stazione di Albuqueque a conoscere il motivo di tutti quei controlli di polizia: erano lì per lei, ma era riuscita ad evitarli. Nel deserto che circondava Aburquerque sorgeva infatti il villaggio abbandonato di Los Alamos, recentemente tornato a nuova vita e trasformato nel sito più segreto e protetto degli Stati Uniti d’America, dove scienziati di tutto il mondo stavano lavorando al progetto Manhattan: la realizzazione della prima bomba atomica. Sotto il nome in codice di Perseus si nascondeva l’infiltrato che aveva avuto accesso alla segretissima documentazione del progetto, l’aveva microfilmata ed era riuscito a farla filtrare attraverso una sorveglianza che avrebbe dovuto essere impenetrabile. Quei microfilm rappresentavano un tesoro inestimabile per gli scienziati sovietici. E, quando gli scienziati li ebbero tra le mani e poterono studiarli, furono in grado di assicurare a Stalin che avrebbero potuto consegnare all’Unione Sovietica la bomba atomica entro contro i venti  trenta stimati in precedenza. Contemporaneamente agli americani, senza saperlo, stavano lavorando anche per loro.
L’operazione Candy (Confetto), aveva avuto uno straordinario successo, anzi il KGB (che allora non aveva ancora assunto questo nome ma si chiamava Nkgb, Commissariato del Popolo per la sicurezza dello Stato), grazie alla propria capacità di arruolare spie e infiltrati,  poteva affermare con orgoglio di aver realizzato la più grande operazione di intelligence mai messa a  segno da un’organizzazione spionistica, i cui risultati avrebbero influito pesantemente sugli equilibri politici negli anni della Guerra Fredda.
Il servizio segreto sovietico aveva inizialmente indirizzato la propria attenzione sulla Germania nazista. Giudicando le cose solo dal punto di vista, infatti, la Germania sembrava la più credibile candidata a vincere la corsa atomica. Disponeva non solo delle risorse necessarie, ma soprattutto degli ancor più indispensabili cervelli, in particolare quello di un giovane genio, Werner Karl Heisemberg, vincitore a 23 anni del premio Nobel per le sue rivoluzionarie scoperte nel campo della fisica.   
Gli Alleati, consapevoli di questo, si impegnavano, con tutta l’energia di cui erano capaci, per evitare che la Germania pervenisse per prima alla bomba atomica. Il programma atomico britannico era stato chiamato convenzionalmente Tube Alloys (lega per tubi), per non attirare l’attenzione delle spie tedesche. Negli Stati Uniti, con grave ritardo, nel dicembre 1942, venne avviato il progetto Manhattan, che presto si fuse con quello britannico, mettendo insieme una massa mai vista di intelligenze e di risorse.

Il chimico tedesco Otto Hahn nel 1938 per la prima volta descrisse, insieme a Fritz Strassmann, la fissione nucleare dell'uranio.
Schizzo, opera di David Greenglass, di un'arma nucleare ad implosione, che illustrerebbe ciò che avrebbero dato i Rosenberg all'Unione Sovietica.


Il progetto Manhattan.

Il Progetto Manhattan sviluppò il primo ordigno nucleare della storia. Nella foto l'esplosione durante il Trinity test.
Il Progetto Manhattan (la cui componente militare fu indicata Manhattan District in sostituzione del nome in codice ufficiale, Development of Substitute Materials), fu la denominazione data ad un programma di ricerca e sviluppo in ambito militare che portò alla realizzazione delle prime bombe atomiche durante la seconda guerra mondiale. Fu condotto dagli Stati Uniti d'America con il sostegno di Regno Unito e Canada. Dal 1942 al 1946 il programma fu diretto dal generale Leslie Groves del corpo del Genio militare degli Stati Uniti.
Nel tempo, il progetto assorbì l'analogo progetto britannico, Tube Alloys. Il Progetto Manhattan iniziò con poche risorse nel 1939 ma crebbe fino ad occupare più di 130 000 persone e costò quasi 2 miliardi di dollari americani. Oltre il 90% dei costi fu impiegato per costruire edifici e produrre materiale fissile, con solo il 10% impiegato per lo sviluppo e la produzione di armi. L'attività di ricerca e produzione ebbe luogo in più di 30 siti diversi negli Stati Uniti, Regno Unito e Canada.
Il Progetto Manhattan includeva attività di intelligence sul Programma nucleare militare tedesco. Il personale del Progetto Manhattan, nell'ambito dell'Operazione Alsos, fu inviato in Europa, talvolta oltre le linee nemiche, dove raccolse materiale e documenti del programma tedesco oltre che arruolare scienziati tedeschi. Malgrado le precauzioni prese per tenere segreto il Progetto Manhattan le spie sovietiche vennero a conoscenza delle operazioni condotte dal governo statunitense per la costruzione della bomba atomica.
Gli Stati Uniti diedero il via alla corsa verso la bomba atomica per ultimi, con grande ritardo rispetto alle altre maggiori potenze in guerra. Il progetto Manhattan, infatti, fu varato solo nel dicembre 1941, dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor. Il mondo scientifico era in fermento già da tre anni, quando la scoperta della fissione nucleare aveva convinto i fisici della possibilità teorica di una bomba di potenza inimmaginabile. Nell’agosto del 1939 Albert Einstein inviò una lettera al presidente americano Franklin D. Roosevelt, avvisandolo del pericolo che la Germania nazista riuscisse a dotarsi di questa arma sconvolgente, ma ottenne solo l’istituzione di una commissione di studio. I britannici misero subito a disposizione degli americani i risultati delle proprie ricerche, ma dovettero constatare che non vennero inoltrate agli scienziati che avrebbero dovuto esaminarle. Si rivolsero allora, nell’autunno del 1941, all’università californiana di Berkeley che iniziò autonomamente un programma di ricerca, risultando lo stimolo decisivo alla tardiva attenzione del Governo.

LA SCELTA (SBAGLIATA DI UN GIUDICE SUPER PARTES. In quel delicato frangente la collaborazione tra i due alleati, non sempre idilliaca in campo militare, era totale, frutto di una comune preoccupazione di non perder la corsa contro la Germania nazista. E comunque l’ansia era data dal fatto di non sapere a quale stato di avanzamento fosse la bomba atomica tedesca. Gli americani erano convinti che i nemici fossero prossimi a realizzarla, e a nulla valevano le rassicurazioni britanniche che, al contrario, sostenevano che gli avversari avessero imboccato la strada sbagliata. Da che cosa derivava  tutta questa sicurezza? I britannici non volevano dirlo: avevano le loro fonti, ma non intendevano rivelarle nemmeno in circostanze così eccezionali. In effetti i servizi segreti di Sua Maestà avevano infiltrato ai massimi livelli del progetto atomico tedesco l’agente Griffin, nome in codice del chimico e metallurgo austriaco Paul Rosbaud. Griffin era riuscito a far arrivare in Gran Bretagna notizie molto precise sugli studi atomici tedeschi, come pure, successivamente, rivelò l’esistenza delle V2.
Gli americani, che invece non avevano avuto altrettanto successo nell’infiltrazione delle spie, non si accontentarono delle rassicurazioni britanniche e chiesero delle prove da far esaminare a uno scienziato indipendente. L’incarico fu affidato all’inglese Alan Nunn May, persona di fiducia sia degli americani che dei britannici. Incidentalmente, però, Nunn May aveva una terza affiliazione, segreta: quella comunista, e i documenti riservatissimi che gli erano stati affidati per l’altissima consulenza finirono, come altri prima, nelle mani del KGB. Per Mosca si trattò di un colpo di fortuna straordinario: la notizia segretissima era contemporaneamente tranquillizzante, rispetto ai timori che il progetto dell’atomica tedesca fosse in una fase avanzata, e preoccupante riguardo allo stato avanzato del progetto degli Alleati (alleati nel presente, ma prevedibili nemici nel prossimo futuro). Tuttavia diventava più semplice e ogni sforzo dello spionaggio sovietico poteva ignorare quanto succedeva in Germania e concentrarsi sui segreti del progetto Manhattan.
La macchina spionistica sovietica si mise in moto: sapeva dove, come e che cosa cercare. La principale talpa a Londra del KGB era Donald Maclean, che fornì il segretissimo documento di 60 pagine con il quale gli anglo-americani concordavano le linee di sviluppo del progetto. Il reclutamento del fisico italiano Bruno Pontecorvo, comunista e amico personale di Enrico Fermi, portò informazioni cruciali sulla reazione nucleare sperimentata con successo da Fermi nel 1942. Altre informazioni giunsero dal Canada, dove operava un distaccamento di tecnici del progetto Manhattan, e il già citato Nunn May riuscì addirittura a procurarsi un campione di uranio arricchito, che arrivò a Mosca dopo aver compromesso la salute del corriere, ustionato e costretto per il resto della vita a trasfusioni di sangue.
Ma fu negli Stati Uniti che l’operazione Candy ebbe maggior successo. Ogni militante o simpatizzante comunista che avesse una qualche relazione con l’ambiente scientifico venne contattato da Vasily Zarubin, capo del KGB negli Stati Uniti, ed eventualmente reclutato, iniziando a produrre informazioni che di giorno in giorno aggiungevano tessere al mosaico delle conoscenze sovietiche. Fu Elisabeth, moglie di Zarubin e sua collaboratrice, a reclutare Perseus, e fu sempre lei ad intrattenere rapporti con Klaus Fuchs, un altro scienziato tedesco comunista emigrato in Gran Bretagna, dove lavorava per Tube Alloys e quindi trasferito a Los Alamos, divenendo una delle fonti più prolifiche di preziose informazioni per l’Unione Sovietica.
 
Alan Nunn May

Gli scienziati sconfitti.

Il 3 maggio del 1945, Werner Heisenberg ed altri scienziati tedeschi vennero fatti prigionieri dai britannici e trasferiti in Inghilterra. Temevano di dover affrontare serrati interrogatori volti a estorcere loro ogni informazione possibile sulle ricerche atomiche che avevano condotto. Ma con loro grande stupore vennero praticamente ignorati. Li attendeva, invece, un vero e proprio shock: la mattina del 7 agosto 1945, quando la radio annunciò l’esplosione della prima bomba atomica, Little Boy, su Hiroshima: solo in quel momento gli scienziati tedeschi si resero conto che in quel dramma non erano stati primi attori, ma semplici precursori. Anni di ricerche erano andati sprecati seguendo istruzioni sbagliate. Gli scienziati tedeschi, che si credevano i migliori al mondo, dovettero constatare la loro sconfitta.

TUTTI SALDAMENTE UNITI DALL’IDEOLOGIA SOVIETICA. Gaik Ovakimian, altro agente del Kgb con la copertura di funzionario di una società commerciale sovietica, era uno specialista nel reclutamento di infiltrati. Grazie a lui una lunga lista di cittadini statunitensi simpatizzanti comunisti iniziarono a collaborare con il KGB, fornendo un patrimonio inestimabile di segreti scientifici. Entrato a far parte dello spionaggio atomico sovietico, Ovakimian scoprì che due dei contatti Julius e Ethel Rosenberg, avevano un parente che lavorava a Los Alomos, David Greenglass: non era un pezzo grosso, ma un tecnico di basso profilo, tuttavia i suoi compiti riguardavano un aspetto di sostanziale importanza: era incaricato al progetto dell’involucro di implosione della bomba atomica, uno dei segreti più critici di tutto il progetto.
Nel 1944 l’operazione Candy aveva violato il progetto Manhattan in modo praticamente completo: Mosca aveva ricevuto 286 documenti top secret, sottratti direttamente dai centri nevralgici del progetto. Ma, proprio nel momento del maggior successo, il treno avviato dal KGB deragliò su una questione di dettagli paradossalmente a causa della sovrabbondanza di documenti entrati in suo possesso, il lavoro di cifratura dei documenti e la loro trasmissione aveva congestionato l’attività degli addetti dell’ambasciata sovietica, i quali, sopraffatti dalla mole di lavoro e dalla sua urgenza, nel corso delle trasmissioni avevano compiuto errori apparentemente piccoli, ma fondamentali. Quello che le spie avevano magistralmente fatto venne banalmente vanificato dagli impiegati. In previsione dell’ormai imminente dopoguerra, e l’inizio dell’invitabile guerra fredda, l’attenzione dell’intelligence angloamericana si era spostata nel frattempo verso l’Urss, e difficilmente quella massa di trasmissioni che partiva dall’ambasciata sovietica poteva passare inosservata. Quei messaggi vennero decrittati senza difficoltà, rivelando le impensabili dimensioni dell’operazione Candy, e avviando, quando i buoi erano già scappati, un’accanita caccia ai responsabili.
A peggiorare le cose per Mosca, nel settembre del 1945 fu la defezione dell’agente sovietico in Canada Igor Gouzenko, il quale portò con sé 110 telegrammi cifrati che aprirono altri spiragli di luce sull’operazione Candy. Informati del disastro, Zarubin e altri funzionari sovietici coinvolti nell’operazione che godevano di immunità diplomatica, poterono lasciare indisturbati il suolo americano, ma altri non ebbero altrettanta fortuna. Il KGB si impegnò a salvare quanti più agenti Morris riuscirono a fuggire in Gran Bretagna prima che venissero anche solo sospettati; saranno scoperti e arrestati nel 1961 per aver partecipato ad un’altra operazione spionistica. Bruno Pontecorvo riparò per tempo in Unione Sovietica, ma Klaus Fucks e Alan Nunn May furono arrestati in Gran Bretagna, mentre l’Fbi arrestò David Greengrass nel giugno del 1950, dopo un lungo lavoro di indagine. Greengrass confessò e portò all’arresto anche dei coniugi Rosenberg, fermati prima di ottenere dal KGB i passaporti falsi che li avrebbero portati in salvo. I coniugi Rosenberg furono gli unici che pagarono con la vita per la loro attività di spionaggio, soprattutto perché si rifiutarono di rivelare i nomi di altri complici coinvolti nel loro gruppo spionistico. Nel giugno 1953 entrambi vennero giustiziati sulla sedia elettrica. L’identità di Perseus fino ad oggi è sconosciuta. 
Ethel e Julius Rosenberg
Il caso Rosenberg è una vicenda che, negli anni della guerra fredda, e in pieno clima di maccartismo, coinvolse i coniugi Julius ed Ethel Rosenberg e colpì profondamente l'opinione pubblica mondiale, quando i due furono processati, giudicati colpevoli e condannati a morte come spie dell'Unione Sovietica.

Nello specifico, i coniugi Rosenberg furono accusati di cospirazione attraverso lo spionaggio e incriminati con l'accusa di aver passato ad agenti sovietici dei segreti sulle armi nucleari.

Come si è arrivati alla bomba atomica.
Il 17 dicembre 1938 due chimici nucleari tedeschi, Otto Hahn e Fritz Strassmann, avevano ottenuto sperimentalmente la fissione del nucleo dell’atomo di uranio, replicando un esperimento già compiuto 4 anni prima dal romano Enrico Fermi e dai suoi ragazzi di via Panisperna, che però non si erano resi esattamente conto dell’importanza di quel risultato. Pochi giorni prima di quella fatidica data, il 10 dicembre, Enrico Fermi aveva ricevuto il premio Nobel per la fisica, dopo di che era partito esule per gli Stati Uniti, dove lo attendevano a braccia aperte, così come era avvenuto prima e dopo di lui, per tanti scienziati europei di fama mondiale in fuga dalla guerra e dalle persecuzioni politiche e razziali: Einstein, Bohr, Oppenheimer, Franck, von Neumann, Szilard, solo per nominare i più noti.
In questo ristretto circolo di studiosi apparve subito chiara la portata dell’esperimento di Hann e Strassmann che apriva la strada ai reattori nucleari, ma soprattutto ad un’arma di inusitata potenza, la bomba atomica, capace di radere al suolo in un solo colpo un’intera città.

Articolo in gran parte di Nicola Zotti, scrittore esperto di storia militare pubblicato su BBC History del mese di settembre 2018 altri testi e foto da Wikipedia

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