giovedì 29 ottobre 2020

La rivolta della Vandea

 

La rivolta della Vandea: ribelli alla rivoluzione.

La Vandea, regione nell’Ovest della Francia ultracattolica e devotissima al re, osò sfidare Robespierre e compagni. E fu dura domarla.

Henri de La Rochejaquelein alla battaglia di Cholet.[1]
 

Non c’è più nessuna Vandea. È morta sotto la nostra sciabola … Secondo gli ordini che mi avede dato, ho schiacciato i bambini sotto gli zoccoli dei cavalli e massacrato le donne, così che, almeno quelle non partoriranno più briganti”. È con queste terribili parole che il generale François Joseph Westermann, sul finire del 1793, informò il Comitato di Salute Pubblica circa i progressi della situazione in Vandea, regione francese in rivolta contro il governo rivoluzionario. Il messaggio del ‘macellaio della Vandea’, come fu chiamato soprannominato Westermann, giunse dopo una delle vittorie decisive dell’esercito repubblicano sull’armata vandeana, il 23 dicembre 1793, nel mezzo di una delle guerre civili sanguinose che la Franca si ricordi. Ma come si era arrivati a tanto?

Ovest in subbuglio. Al principio del 1793, la Rivoluzione francese attraversava un momento complicato: dopo la decapitazione di Luigi XVI, eseguita il 21 gennaio, Parigi era finita in guerra contro una coalizione formata da potenze del calibro di Gran Bretagna, Olanda, Austria e Prussia. Per difendersi da questa minaccia, il 24 febbraio la neonata Repubblica reclutò a forza 300mila cittadini. Nei dipartimenti dell’Ovest, il malcontento per la leva obbligatoria si trasformò però in aperta ostilità e la regione più inquieta fu proprio la Vandea Militare, posta a sud della Loira e popolata prevalentemente da artigiani e contadini. “In tali territori l’esecuzione del re era stata accolta senza enfasi e la Rivoluzione era vissuta, almeno fino ad allora, senza conflitti”, spiega Alessandro Guerra docente di Storia moderna all’Università La Sapienza di Roma.

La rabbia dei vandeani covava però sotto la cenere, figlia tra l’altro delle pesanti imposizioni fiscali e dell’introduzione della Costituzione Civile del clero, provvedimento con cui nel 1790 l’Assemblea Nazionale aveva costretto i religiosi a giurare fedeltà alla Costituzione. I preti refrattari, cioè coloro che si erano rifiutati di prestare giuramento, furono sostituiti ed esiliati, circostanza che fu vissuta come un attentato alla libertà religiosa dalla popolazione, profondamente cattolica. “In sostanza, la Rivoluzione, con le sue trasformazioni economiche, sociali e religiose, turbava l’universo di valori dei contadini, ne sovvertiva l’ordine e li spaventava”, continua l’esperto. Quando arrivò anche la coscrizione, la misura era ormai colma.

 

Dipartimenti francesi coinvolti nelle Guerre di Vandea

Jean Cottereau e le sue ultime rivolte.

Jacques Cathelineau

Oltre alla Vandea, si opposero alla Repubblica vari territori del Nord-ovest come la Normandia, la Bretagna e il Bas-Maine. Quest’ultima regione fu l’epicentro di una rivolta che vide affiancati contadini e nobili locali, tra i quali spiccò il popolano Jean Cottereau, detti Jean Chouan (da chat-huant, gufo alla francese). E proprio da lui prese il nome questo capitolo della guerra civile, definita chounnente, nel corso della quale i rivoltosi appoggiarono i vandeani, venendo tuttavia sconfitti nella battaglia di Savenay. Nonostante la morte di Cotterau, avvenuta nel 1794, le bande degli Chouas continuarono a dar filo da torcere ai repubblicani fino al 1800.

SU LA TESTA. Quanto ai vandeani, dopo il tracollo del 1796, rialzarono la testa altre due volte. una prima guerra avvenne nel 1799, durando però pochi mesi, mentre la seconda scoppiò nel 1815, a seguito della cacciata di re Luigi XVIII e del rientro di Napoleone dall’isola d’Elba. Bonaparte ebbe ragione dei rivoltosi guidati, tra gli altri, da Louis de La Rochejaquelein, fratello minore di Henri.

 

All’attacco. Nelle campagne gli insorti iniziarono ad armarsi e a scegliere i loro capi, tra cui il venditore ambulante Jacques Cathelineau, chiamato Santo d’Angiò, per il fervore religioso, e Jean Stofflet, guardiacaccia ex militare. Il 15 marzo 1793, i due, alla testa di 15mila uomini, espugnarono la cittadina di Cholet e da quel momento le città della Vandea si sollevarono una dopo l’altra. Gli insorti non lesinarono massacri: l’11 marzo a Machecoul gli abitanti in rivolta uccisero più di 200 tra guardie e cittadini di simpatie repubblicane. La notizia fece il giro della Francia. Qualce giorno dopo, ebbero la meglio sulle truppe rivoluzione nella battaglia di Pont-Charrault. “Di vittoria in vittoria, i vandeani costrinsero Parigi a prestar loro attenzione, e il partito realista e il clero disperso trovarono in loro una speranza di riscossa, mentre l’Inghilterra garantiva aiuti e denaro”, aggiunge l’esperto. Alla testa dei rivoltosi si posero nobili ed ex ufficiali fedeli alla monarchia, che costituirono l’Esercito Cattolico e Reale. Tra questi, spiccarono strateghi come Charles de Bonchamps e François de Charette, detto ‘il re della Vandea’, e giovani come Henri de la Rochejaquelein, ventenne che compensò l’inesperienza con il carisma, infiammando gli animi con parole a effetto: “Se avanzo seguitemi, se indietreggio uccidetemi, si mi uccidono, vendicatemi!”.

 


Charles Melchior Artus de Bonchamps

Il bianco e il blu. La rivolta prese una piega politica: contraddistinti dalla coccarda bianca (il colore della monarchia, contrapposto al blu della divisa dell’esercito rivoluzionario), al grido di “Dieu le Roi” (Dio il Re) una minaccia mortale dal Comitato di Salute Pubblica, in procinto di inaugurare il regime del terrore. “La Vandea è il tizzone che divora il cuore della Rivoluzione” , disse il giacobino Bertrand Barère, promotore con Robespierre della linea dura contro i rivoltosi. Così il 1° agosto un decreto della Convenzione ordinò l’abbattimento delle foreste vandeane e la deportazione di vecchi, donne e bambini. Poi fu inviato sul territorio un contingente di 16mila soldati. Gli ordini impartiti all’armata  erano riassunti da una legge del 1° ottobre: “Stermincare tutti i briganti dell’interno”. A prendere alla lettera queste direttive fu l’ufficiale Jean-Baptiste Carrier, tra i protagonisti più efferati della repressione. “Giunto a Nantes, Carrier imprigionò circa 13mila insorti, ma il tribunale rivoluzionario da lui diretto faticava a eseguire le sentenze di morte, e così decise di ricorrere a un inquietante stratagemma: far imbarcare i prigionieri su dei barconi e poi, al largo della Loira, affondare le imbarcazioni. Solo 3mila sopravvissero, gli altri morirono affogati o fucilati”, racconta Guerra.

 

Carta della Vandea Militare

Colonne infernali. Gli scontri tra ‘blu’ e ‘bianchi’ continuavano intanto senza sosta, ma dopo gli iniziali successi, i ribelli avevano cominciato a perdere i loro capi. Il primo a morire, a giungo, era stato Cathelineau, caduto a Nantes, mentre Bonchamps fu ferito a morte, dopo la terribile socnfitta di Cholet (17 ottobre 1793). Quanto a La Rochejaquelein, ritrovatosi allo sbando e con tre contingenti repubblicani alle calcagna, decise di ritirare i suoi uomini oltre la Loira, sperando in un aiuto inglese. la sua armata, decimata, affamata e provata dalle malattie, fu però annientata il 23 dicembre a Savenay, e poco dopo lo stesso La Rochejaquelein perse la vita in un agguato. fu allora che Westermann poté scrivere al Comitato di Salute Pubblica per informarlo che la missione era compiuta. Ma le violenze non erano terminate. Per soffocare gli ultimi focolati di rivolta, furono organizzate speciali colonne mobili dell’esercito dette “colonne infernali” affidate al generale Louis Marie Turreau, pronto a diramare alle truppe istruzione fin troppo chiare: “Tutti i briganti che saranno trovati armi alla mano … saranno passati a filo di baionetta. Si agirà allo stesso modo con le donne, le ragazze e i bambini … neppure le persone semplicemente sospette devono essere risparmiate”.

 


Stemma dell'armata vandeana. Il motto recitava: Dieu le Roi, in francese "Dio [è] il Re".

Tragico bilancio.  I rastrellamenti continuarono fino alla primavera 1794. A Parigi il clima era intanto cambiato: gli artefici del Terrore erano stati condannati a morte, così come molti responsabili dei massacri in Vandea, dal ‘macellaio’ Westermann a Carrier. Terreau finì invece a processo e fu assolto. La pacificazione con i ribelli giunse con il tratta di La Jaunaye del febbraio 1795, ma durò pochissimo. Stavolta furono i vandeani a rompere gli accordi, approffitando dello sbarco di rinforzi inglesi a loro sostegno. La resistenza degli ultimi irriducibili, Charette e Stofflet fu però vana: entrambi finirono giustiziati nel 1796. “In totale, la guerra causò circa 600mila morti, moltissimi dei quali civili, e fu segnata da continue efferatezze da ambo le parti”, conclude Guerra. Negli anni seguenti la regione avrebbe conosciuto nuovi conflitti, eppure, nel luglio 1796, fu con enorme soddisfazione che il neonato Direttorio dichiarò la fine delle insurrezioni dell’Ovest. La ‘bianca’ Vandea era stata domata.

 

Articolo di Massimo Manzo pubblicato su Focus Storia n. 150 – altri testi e immagini da Wikipedia.  

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