lunedì 15 giugno 2020

Le mistiche.

Le mistiche.

Nel Medioevo la religione era il motore di tutto: anche delle ribellioni. Come raccontano la storia di cinque donne che, in nome di Dio, non piegarono mai il capo.

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Giovanna d'Arco all'incoronazione del re Carlo VII nella cattedrale di Reimsolio su tela di Jean-Auguste-Dominique Ingres, 1854, Museo del LouvreParigi

Giovanna d’Arco: l’eroina di Francia. Protagonista nella letteratura e al cinema, Giovanna d’Arco (1412-1431) era una giovane contadina di 13 anni quando annunciò che messaggeri celesti l’avevano esortata ad agire per la fede cristiana e per liberare la terra francese dagli invasori inglesi. Si era, infatti, nel pieno della Guerra dei Cent’anni (1337-1453), tra Inghilterra e Francia, e Giovanna abbandonò ben presto la casa paterna per presentarsi di fronte a re Carlo VII ed esortarlo alla battaglia. Il sovrano, spinto probabilmente dalla disperazione per una guerra che sembrava persa, accettò che la ragazza si ponesse alla testa delle sue truppe e che le guidasse con indosso un’armatura bianca.

Morte di Giovanna d'Arco, quadro di Jules Eugène Lenepveu (1886-1890) esposto al Panthéon de Paris

Sacrificata. L’ardore mistico di Giovanna spinse i francesi a rialzare la testa ma Carlo VII, che non era certo un ‘cuor di leone’, ottenuto qualche successo sui nemici decise di abbandonare la ‘Pulzella d’Orleans’ al suo destino. Le lasciò pochi cavalieri con cui Giovanna andò in battaglia e continuò a essere la spina nel fianco dell’Inghilterra fino a che non cadde prigioniera. Fu sottoposta a processo e accusata di eresia, ma Giovanna davanti ai giudici non rinnegò né le visioni celesti, né il  suo desiderio di liberare la Francia dagli invasori. Finì sul rogo, però il suo esempio restituì l’orgoglio e la voglia di combattere ai francesi.

 

Ildegarda di Bingen: un talento universale. Scrittrice, musicista, pensatrice, naturalista, scienziata e veggente: la tedesca Ildegarda von Bingen (1098-1179) è stata questo e non solo. Il suo destino fin da bambina fu il monastero, ma grazie alle nobili origini poté contare su molta autonomia. Divenne ben presto badessa e fondò monasteri all’interno dei quali, con grande scandalo per l’epoca, desiderava che le monache indossassero abiti sfarzosi e gioielli per rendere maggiore omaggio a Dio durante le cerimonie. Altro scandalo venne dal fatto che amava predicare in pubblico e comporre musica, attività fino a quel momento riservate agli uomini. Inoltre, da tutta la Germania si rivolgevano a lei per avere medicamenti contro le malattie più disparate, dato che fu una delle maggiori esperte di farmacologia dell’epoca. Erano, infine, famose le sue doti profetiche, legate alle visioni mistiche e ebbe dall’età di sei anni.

Santa Ildegarda e la sua comunità di monache in una miniatura del XIII secolo.

Fuori dal coro. Il suo misticismo e la sua fama erano tali che nel 1169 diventò la prima donna a praticare l’esorcismo. Creò, come se non bastasse, una lingua artificiale, la “lingua ignota”, che lei utilizzava per parlare direttamente con Dio. Fedele al suo nome, che in tedesco significa “protettrice delle battaglie”, non si tirò mai indietro quando c’erano da affrontare vescovi, papi e re, ed ebbe uno scontro durissimo con l’imperatore Federico Barbarossa quando il sovrano divenne il più fiero avversario del papa. Insomma, in personaggio ribelle, a modo suo. E probabilmente per questo ha dovuto aspettare il 2012, cioè quasi mille anni, per essere proclamata santa.

 

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Santa Caterina da Siena, dipinto situato al Brooklyn MuseumBrooklyn.

Caterina da Siena: l’analfabeta che parlava con papi e re.  La prima ribellione fu contro il padre che desiderava per lei un matrimonio vantaggioso per la famiglia. Però, Caterina da Siena (1347-1380) dall’età di sei anni aveva estesasi mistiche e il suo unico desiderio era la vita religiosa. I familiari la segregarono in casa ma non riuscirono a piegare la sua volontà e all’età di 16 anni Caterina divenne una monaca domenicana. Nel Medioevo per le donne il monastero voleva dire preghiera e clausura ma anche qui la giovane volle fare di testa propria.


Testarda e risoluta. Alla vita traPietro di Francesco degli OrioliCaterina dona la veste al povero - Cristo in visione mostra a Caterina la veste ornata di pietre preziosesec. XVSienaPinacoteca nazionale. le mura monastiche Caterina preferì il servizio all’aperto, tra poveri e malati. Ben presto si formò attorno a lei un gruppo di seguaci denominata la “Bella Brigata”: uomini e donne che l’aiutavano nelle sue attività e la sorvegliavano durante i momenti di estasi. Soprattutto mettevano per iscritto le lunghe lettere che Caterina indirizzava a papi, vescovi e sovrani, bacchettandoli per i loro comportamenti. Venne accusata di protagonismo perché diceva apertamente quello che pensava, nonostante fosse una donna e per di più illetterata, e le gerarchie dei domenicani le misero accanto un sacerdote perché la controllasse da vicino. Nonostante questo, Caterina continuò imperterrita le sue attività e si recò anche ad Avignone per convince papa Gregorio XI a tornare finalmente a Roma. Fu proprio lei, con la sua testardaggine, a convincere il pontefice a tornare nella Città eterna nel 1376.

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Santa Chiara, affresco di Giotto

Chiara: la ragazza ricca che voleva essere povera. Chiara d’Assisi (1193-1253) era di famiglia nobile e per lei era previsto un matrimonio prestigioso. A dodici anni però sulla piazza di Assisi, vide un giovane, Francesco, che si spogliava dei suoi abiti e rinunciava ai beni del padre per vivere in assoluta povertà. Da quel momento Chiara decise di seguire il sentiero tracciato da Francesco. Poco tempo dopo fuggì da casa e si unì ai seguaci del futuro santo ma i famigliari la rapirono per costringerla a tornare sulle sue scelte o almeno ad accettare di entrare in un ricco monastero. A nulla valsero però minacce e percosse e Chiara alla fine poté unirsi alla comunità francescana. A questo punto furono le autorità ecclesiastiche a intervenire perché non era accettabile che donne e uomini stessero a braccetto, seppure nella preghiera.

In mezzo alla gente. Venne chiesto a Chiara e alle compagne che si erano ormai riunite attorno a lei di entrare in monastero ma la risposta fu netta: Chiara voleva stare tra la gente e vivere in assoluta povertà come facevano i frati di Francesco. Iniziò così un lungo braccio di ferro con le gerarchie della Chiesa che si protrasse per decenni. Alla fine Chiara decise di scrivere una propria Regola monastica, la prima redatta da una donna, all’interno della quale venne riaffermato che le clarisse (le monache di Chiara) dovevano essere povere e libere dalla clausura.

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Chiesa e monastero di San Damiano Assisi

Una regola che venne però approvata solo per un unico monastero, San Damiano ad Assisi.

 


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Santa Brigida di Svezia 


Brigida: il genio let ùterario della Svezia medievale. Ascesi e misticismo furono sempre parte della vita di Brigida di Svezia (1303-1373) che cominciò ad avere visioni all’età di sette anni. Per venire incontro alle esigenza della sua famiglia, appartenente all’alta aristocrazia, si sposò ed ebbe otto figli, senza abbandonare mai le attività di assistenza ai poveri e soprattutto gli studi, circondandosi dei grandi letterati della Svezia dell’epoca. Rimasta vedova nel 1344, si dedicò totalmente all’ascesi e alla carità ma non volle rinchiudersi tra le mura di un monastero. Fondò invece un proprio ordine, che venne approvato nel 1370, e si dedicò a lunghi viaggi a Roma e in Terrasanta.

Santa? Negli ultimi anni della sua vita aumentarono le estasi mistiche. Brigida era convinta di dialogare con Cristo e mise per iscritto le rivelazioni avute in quei momenti. Spesso is trattava di ammonimenti nei confronti del genere umano, in particolare contro i potenti della Terra, papa incluso. Questi ammonimenti gli procurarono molte critiche in seno alla Chiesa tanto che venne proclamata santa nel 1391 ma poi, per ben due volte, fu avviata una discussione rituale per annullare la sua canonizzazione. Su una cosa però tutti sono stati sempre d’accordo: i suoi scritti sono la massima espressione letteraria in lingua svedese del Medioevo.

 

Articolo di Roberto Roveda pubblicato su Focus Storia n. 150 – altri testi e immagini da Wikipedia


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