mercoledì 4 marzo 2020

In difesa dei cavalieri.


In difesa dei cavalieri.
Se la spada rappresenta l’audacia del guerriero, lo scudo ne simboleggia la nobiltà e la fortezza. Nato per proteggere il corpo, con il tempo divenne il volto del cavaliere, lo spazio dove gli dipingeva le sue armi, le sue imprese, le sue aspirazioni.


Lo scudo è stato il primo equipaggiamento difensivo inventato dall’uomo. Ha accompagnato i guerrieri di tutte le latitudine per millenni, e questo per un solo motivo, semplice e razionale: perché funziona. E quando ci si gioca la vita, la razionalità è sempre la prima guida delle proprie decisioni. Per gli antichi Greci, lo scudo era così importante che in molti casi la tipologia delle truppe era definitiva proprio in base allo scudo di cui erano dotate: opliti deriva da hoplon, il grande scudo rotondo e accentuatamente concavo delle fanterie pesanti; peltasti erano i fanti leggeri armati con la piccola pelte; thureophoroi (portatori di thareos) i soldati che scendevano in battaglia con uno scudo ovale, ampio ma maneggevole.
La forma dello scudo, il suo peso, il modo in cui veniva impugnato e altri dettagli rivelavano lo stile di combattimento di chi lo possedeva.
Ne possiamo distinguere due grandi categorie. Da una parte ci sono gli scudi di grandezza media o piccola, spesso di forma rotonda e con impugnatura centrale o all’avambraccio, che venivano usati soprattutto per deflettere i proiettili, e solo occasionalmente nei corpo a corpo. L’altro gruppo è rappresentato dagli scudi più grandi e pesanti, di forma ovale, rettangolare o rotonda, spesso provvisti di umbone (una semisfera metallica posta al centro dello scudo che faceva tutt’uno con l’impugnatura) e di forma avvolgente, più o meno accentuata: erano tipici delle truppe da mischia, perché proteggevano dai tiri da lontano, ma dovevano anche essere sufficientemente maneggevoli per essere brandeggiati in modo efficace nei combattimento corpo a corpo. La resistenza dello scudo era proporzionale al suo peso, ma in battaglia un requisito altrettanto fondamentale era la maneggevolezza: le cronache riferiscono di scudi spezzati da un colpo ben assestato di lancia, di ascia oppure di spada.

Umbone di uno scudo longobardo del VII secolo.

Rotondo barbarico. All’alba del Medioevo, lo scudo era l’armamento difensivo più diffuso, anche perché era il più economico: costava un terzo di un elmo e un sesto di una cotta di maglia di ferro, tanto che questi ultimi elementi erano prerogativa dei soli capi.
Tutti i guerrieri franchi, oltre a essere armati almeno con la lancia, dovevano possedere uno scudo: rotondo, composto di strati di legno sovrapposti e conformati in modo di conferirgli una forma concava che contenesse il colpo, ricordando in questo l’hoplon greco. Alcuni erano ricoperti di cuoio, forse su entrambi i lati, e il bordo lungo la circonferenza poteva essere rinforzato da una striscia di metallo ripiegata. Talvolta, una struttura metallica fissata posteriormente gli conferiva maggior solidità. La caratteristica principale, ai fini del combattimento, era la presenza dell’ombone, al quale era collegata posteriormente la maniglia con cui veniva impugnato lo scudo. Questo non solo proteggeva efficacemente la mano del soldato, ma consentiva anche di brandeggiare lo scudo con facilità.
Un secondo tipo di impugnatura consisteva in due cinghie di cuoio: una per infilarvi l’avambraccio e una per tenere lo scudo stretto nella mano. Durante le marce lo scudo veniva tenuto sulla schiena o appoggiato alla spalla con un’ulteriore cinghia di cuoio, che poteva tornare utile anche in combattimento. Lo scudo carolingio era mediamente più grande degli altri scudi altomedievali, con un diametro tra i 50 e gli 80 cm. Proteggeva una più ampia porzione del corpo del guerriero, del corpo del guerriero, dal collo fino al basso ventre. La superficie frontale era spesso decorata con motivi geometrici o astratti, senza alcun significato particolare: un’abitudine antica, perché anche l’Iliade descrive decorazioni simili, sia per i Greci che per i Troiani.

scudo a goccia normanno


La “goccia” dei normanni. Verso il X secolo comparve un nuovo tipo di scudo, derivato direttamente da quello rotondo: è definito “a goccia”. “a lacrima”, “a mandorla”. La sua diffusione era molto estesa, ma si ritiene che i suoi inventori siano stati i Normanni. La cavalleria era ormai affermata come la principale forza militare del periodo e riconosceva la necessità di una migliore protezione dell’intero corpo: lo scudo, quindi, si allunga a punto verso il basso, mentre la parte alta mantiene la sua forma arrotondata. Lo sviluppo in lunghezza favorisce la protezione delle gambe del cavaliere, oltre a quella del busto. Viene usato sia a cavallo che a piedi, e in entrambi i casi fornisce una buona protezione delle parti vitali del corpo. Purtroppo non è giunto fino a noi nessun esemplare di scudo a mandorla e le sue caratteristiche possono essere desunte solo dalle rappresentazioni artistiche, lasciando spazio a dubbi e interprestazioni, dovuti alle imprecisioni e alle semplificazioni degli autori.
Nelle illustrazioni più antiche, si osserva che questo scudo poteva essere sia concavo che piatto, e che era ancora dotato, almeno in alcuni esemplari, di un rinforzo metallico sul bordo. Possedeva anche un umbone, benché, probabilmente, non venisse più utilizzato per colpire il nemico. L’impugnatura, infatti, era cambiata: non più a maniglia, come nel caso dello scudo tondo, ma da avambraccio. La più nota rappresentazione di questo tipo di scudo è quella dell’arazzo di Bayeux, che celebra le gesta del normanno Guglielmo il Conquistatore e la sia vittoria sugli Anglosassoni nella celebre battaglia di Hastings (1066). Gli scudi illustrati in quest’opera sono impugnati in modi diversi: sul retro hanno una serie di cinghie di cuoio (le enarmes), rivettare all’interno dello scudo, che probabilmente ogni guerriero faceva sistemare dall’artigiano nel modo che riteneva più comodo. Sia i fanti sia i cavalieri impugnano lo scudo con la mano sinistra.


                                                          arazzo di Bayeux scudi normanni

Lo specchio dell’anima.
Il significato simbolico dello scudo è legato alla trasposizione della sua funzione difensiva al piano spirituale. Il fatto che gli stemmi araldici fossero generalmente inquadrati in uno scudo, da un’enfasi tutta particolare al suo valore complessivo.
Il cavaliere annuncia pubblicamente la propria identità e i propri ascendenti, rivendicandoli e contemporaneamente affidandosi a essi nell’ora del pericolo. Lo scudo evoca la buona fede del suo possessore e la sua natura pacifica, seppure sempre determinata a sostenere la giustizia. A volte, nelle immagini religiose, lo scudo è impugnato da angeli e riporta gli strumenti della passione (arma Christi, in latino): la corona di spine, i chiodi e gli altri oggetti utilizzati per la crocifissione del Cristo, unico vero difensore della fede.

Il triangolo perfetto. L’impugnatura più comune conserva in una cinghia più larga, che il guerriero teneva attorno al collo, e in una seconda cinghia, posta nella parte alta dello scudo, pensata per essere stretta dalla mano. L’estremità inferiore appuntita permetteva ai fanti di piantare lo scudo nel terreno a formare un muro rudimentale, consentendo loro d’impugnare con entrambe le mani la grande ascia danese. Questo steccato di scudi non doveva offrire molta resistenza, ma bastava a far desistere la cavalleria nemica dalle cariche, per paura di sbatterci contro. Tutti gli scudi, sia quelli dei Normanni e dei loro alleati sia quelli degli Anglosassoni, erano decorati: si notarono uccelli e draghi, linee geometriche, croci di Sant’Andrea, onde. Per quanto si può capire, non si trattava ancora di simboli araldici, ma, come in precedenza per gli scudi rotondi di semplici personalizzazioni. L’ombone, quand’era presente, era integrato nella decorazione e dipinto di conseguenza. Le rappresentazioni del secolo successivo testimoniano come lo scudo a mandorla si fosse diffuso in breve tempo dalla Polonia alla Spagna, dalla Scandinavia all’Italia. Utilizzato durante le prime tre Crociate, almeno fino al Duecento continuò a essere il modello più popolare, senza mai cambiare dimensione, forma e materiali di costruzioni.
Scudi rotondi, come quelli che avevano caratterizzato i primi Carolingi, non scomparvero però del tutto: sempre nell’arazzo di Bayeux ne compaiono alcuni, insieme a uno quadrato, tutti impugnati dalla fanteria inglese. in seguito, per convenzione, gli illustratori attribuiranno queste forme ai “cattivi”; contemporanei, come i Saraceni, o storici, come i Romani che martirizzavano i cristiani.
Intorno agli ultimi decenni del XII secolo, lo scudo subì una trasformazione significativa: perse o ridusse la parte arrotondata superiore, assumendo una forma triangolare e una superficie meno avvolgente. Fanteria e cavalleria non condividevano più lo stesso scudo: i cavalieri ne utilizzavano una versione ridotta, mentre le fanterie conservarono più a lungo la forma a mandorla: quando adottarono quella triangolare, essa continuò a mantenere dimensioni più grandi, adatte a coprire gran parte del corpo. Il motivo di questo cambiamento è stato associato all’adozione da parte della cavalleria del “grande elmo” chiuso e al miglioramento delle corazzature delle gambe. Con la testa ben protetto e le estremità inferiori più riparate, lo scudo poteva farsi più piccolo, leggero e maneggevole. Ancora una volta dobbiamo affidarci alle rappresentazioni artistiche per cercare una regola generale: il grande elmo non sembra aver conosciuto una diffusione immediata e uniforme a causa del suo costo elevato. Invece, vediamo lo scudo triangolare utilizzato anche da guerrieri forniti del tradizionale elmo conico o una semplice cuffia di maglia, che lasciavano scoperto il volto. È dunque possibile che la maneggevolezza e la leggerezza fossero diventati i requisiti più importanti e richiesti, in particolare da parte della cavalleria.
Sempre alla fine del XII secolo, alcune famiglie mobili iniziarono a utilizzare una varietà di simboli per sottolineare il proprio status, e nell’arco di un secolo non c’era stirpe con almeno una goccia di sangue blu che non ostentasse il proprio simbolo araldico. Il posto migliore, e anche il più tradizionale, per ospitare un’illustrazione era lo scudo, vista la sua ampia superficie, ben visibile e regolare: così, esso divenne il luogo principale per rappresentarla, anche se non l’unico. L’uso di ospitare i simboli araldici sullo scudo è vivo ancora oggi. Nonostante l’esaltazione del suo ruolo, lo scudo era avviato verso l’estinzione. Quello triangolare rimase in uso fino al Quattrocento, ma il generale progresso delle armi e delle armature non poté che determinarne l’inesorabile declino. L’evoluzione verso forme sempre più complete di armature, infatti, rappresentava una doppia minaccia all’uso dello scudo: da un lato, la corazza a piastre proteggeva già a sufficienza il corpo del cavaliere, dall’altro, le armi più adatte a sfidare con successo un’armatura erano quelle contundenti, come mazze e martelli da guerra, contro le quali lo scudo non offriva la necessaria protezione.

Questione di forma.
Nel corso dei secoli, la foggia dello scudo cambiò, più volte, in relazione all’uso e alle armi con cui veniva utilizzato. Dai primi, prevalentemente tondi o ovali, si passò a quelli più lunghi, atti a proteggere quasi tutto il corpo. Gli scudi triangolari erano i preferiti dei cavalieri e quelli grandi, rettangolari, erano usati per riparare balestrieri e arcieri. Gli ultimi a nascere furono gli scudi da torneo, decorativi e scenografici, esibiti nelle giostre dei nobili.


Principali forme dello scudo:
1 Scudo francese antico
2 Scudo francese moderno (sannitico)
3 Scudo delle Dame
4 Scudo delle Damigelle
5 Scudo da torneo o banderese
6 Scudo italiano
7 Scudo svizzero
8 Scudo inglese
9 Scudo tedesco
10 Scudo polacco
11 Scudo spagnoloportoghese e fiammingo.
Gli ultimi esemplari.
Lo scudo si fece sempre più raro a partire dal basso Medioevo, per scomparire del tutto dai campi di battaglia durante il Rinascimento. Rimase però in uso nella periferia d’Europa e in Oriente. Lo usarono, per esempio, gli Highlander scozzesi durante la sollevazione del 1745, e un artigiano di Perth, William Lindsay, ne produsse centinaia in due modelli: quello da ufficiale, che costava 10 scellini, e quello del soldato semplice che ne valeva solamente 5. Chiamato “targe” , poteva essere dotato anche di una punta, lunga fino a 30 cm. Le ultime truppe a scontrarsi con guerrieri dotati di scudi, in Europa, furono quelle di Napoleone, durante l’invasione della Russia del 1812: sia i cosacchi sia le cavallerie nomadi asiatiche arruolate nell’esercito dello zar, infatti, erano spesso fornite di scudi. Anche se ormai, con le nuove armi, erano solo una presenza simbolica.


Verso il tramonto. Durante le cariche con la lancia, invece, lo scudo continuava ad assolvere un ruolo utile, pur subendo qualche piccola modifica nella forma, soprattutto per gli scudi da torneo: l’angolo in alto a destra venne tagliato per formare un incavo nel quale appoggiare la lancia, garantendo così maggiore stabilità. Fra Tre e Quattrocento le fanterie iniziarono ad imporre il proprio predominio sul campo di battaglia, ricorrendo in misura sempre maggiore ad armi che richiedevano l’utilizzo di entrambe le mani: le cosiddette armi in asta, come picche, alabarde e ronconi. Nel contempo, i cavalieri appiedati combattevano utilizzando armi dello stesso tipo, che impedivano loro l’uso dello scudo. Verso la metà del Quattrocento, lo scudo scomparve dall’uso della cavalleria, ormai protetta da ottime corazze, mentre conobbe una breve stagione di risorta popolarità tra le fanterie. Si trattava di due tipi di scudi: uno molto simile a quello in uso presso i Franchi, e uno più piccolo, interamente metallico, tenuto nel pugno sinistro, chiamato rondella oppure brocchiere. Con questi scudi specialisti di fanteria armati di spada chiudevano il contatto con i picchieri durante le mischie, scivolando sotto la fitta selva di picche che si formava in quei casi. L’espediente non ebbe grande diffusione, perché richiedeva un buon numero di specialisti e perché i picchieri impararono a difendersi, accorciando la presa sull’arma. Un secondo tipo, grande e pesante, il palvese, era una specie di parapetto mobile usato dalle truppe da tiro, dai balestrieri e dai primi tiratori con armi da fuoco.
E fu proprio l’introduzione delle armi da fuoco a segnare la fine dello scudo, facendolo scomparire dai campi di battaglia. rimase in uso solo in Oriente e in alcune nazioni arretrate d’Europa, retaggio di un passato che sarebbe tornato in auge solo grazie agli scudi balistici, alla fine dell’Ottocento, e con gli scudi antisommossa, a partire dal secolo scorso.

Articolo in gran parte di Nicola Zotti esperto di arte militare, pubblicato su Medioevo misteroso extra n. 7, Sprea editore. Altri testi e immagini da Wikipedia.

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