sabato 11 gennaio 2020

Lo stretto di Anian: la ricerca di una chimera.


Lo stretto di Anian: la ricerca di una chimera.
Nel XVI secolo esploratori e navigatori andarono alla ricerca di un passaggio tra Asia e America descritto da Marco Polo.

 Nel 1513 Vasco Nunez de Balboa avvistò da una collina di Panama un’enorme distesa d’acqua che battezzò mare del Sud e che poco più tardi fu chiamato anche Pacifico. Ciò confermava che l’America era un immenso continente e gettava le basi per un’ovvia sfida: trovare una rotta marittima che, costeggiando quella vasta marea di terra, unisse gli oceani Atlantico e Pacifico. L’idea era particolarmente appetibile per la corona spagnola, che dominava l’America e sperava di raggiungere le ricchezze dell’Asia passando per questa rotta. Nel 1520 Magellano risolse parzialmente il problema attraversando lo stretto a sud del continente americano che oggi porta il suo nome. Ma la lunghezza e la pericolosità della tratta la rendevano poco attraente. Così molti iniziarono a cercare un passaggio alternativo a nord.
Carta immaginaria.
la mappa dello stretto di Anian 

L’importante carta geografica del nord America pubblicata a Venezia nel 1566 è stata a lungo attribuita a Bolognino Zaltieri ma un recente studio ha identificato come autore lo stampatore Paolo Forlani. Il dettaglio della carta qui sotto mostra chiaramente il passaggio tra America e Asia, detto stretto di Anian. Il brano di Marco Polo che ispirò i cartografi veneziani intorno al 1560 si considera un’aggiunta postuma e non è inclusa nelle edizioni attuali del Libro delle meraviglie del mondo. In queste si parla piuttosto della terra Annam, situata a est della Cocincina, nell’attuale Vietnam.

Il leggendario stretto. Sebbene le latitudini settentrionali fossero più avverse alla navigazione di quelle australi, si credeva che nell’estremo nord dell’America ci fosse un passaggio interoceanico. Nel XVI secolo prevaleva la visione dei geografi antichi, i quali concepivano la terra come un insieme di masse terrestri circondate dall’acqua. E la teoria sembrava avere conferma, nell’emisfero sud, dalla scoperta ella rotta attraverso il capo di Buona Speranza in Africa e di quelle attraverso lo stretto di Magellano e il canale di Drake (il tratto di mare che separa l’America dall’Antartide). La stessa situazione doveva presentarsi a nord, non a caso uno dei principi dell’alchimia recitava: “Ciò che è sopra è sotto”. Per questa ragione a partire dal XVI secolo iniziò la ricerca di un passaggio settentrionale tra l’Atlantico e il Pacifico. Gli inglesi partirono dall’Atlantico e si addentrarono negli immensi stretti e baie dell’attuale Canada in cerca del “Passaggio a Nord Ovest”. Gli spagnoli invece avanzarono dal Pacifico, dall’altra parte del continente, seguendo la costa a nord della penisola della California, che all’epoca si riteneva fosse un’isola. Fu questa la via che tra il 1540 e il 1543 seguirono Francisco de Ulloa, Pedro de Alvarado e Juan Rodriguez Cabrillo. Le tempeste – e in un caso, un moto di ribellione – intralciarono le spedizioni, che non andarono oltre il 43% di latitudine nord, raggiunto nel 1543 da Ferrelo, marinaio di Cabrillo. Le esplorazioni si interruppero ma la curiosità aumentò. Tanto che intorno al 1560 si iniziò a pensare che America e Asia fossero separate da uno stretto che diede origine a uno dei miti geografici più longevi, quello dello stretto di Anian. Il nome deriva da Marco Polo, più precisamente da un brano presente in un’edizione italiana del Libro delle meraviglie del mondo pubblicato nel 1559, in cui si fa riferimento a un “golfo che dura di lunghezza per lo spazio di due mesi, navigando verso la parte di tramontana, il qual per tutto confina verso scirocco con la provincia di Mangi e dall’altra parte con Ania, e Toloman… Questo golfo è tanto grande, e tante genti abitano in quello, che par quasi un altro mondo”. Da qui si dedusse che il golfo in questione era lo stretto che separava l’Asia dall’America e che Anian, Aniu o Anina era una regione del Nuovo Mondo. Così lo raffigurò il cartografo veneziano Giacomo Gastaldi in una mappa del 1561 che, sebbene non sia arrivata a noi, ispirò probabilmente quella di Paolo Forlani nel 1506, in cui viene indicato lo stretto di Anian. Anche altri cartografi dell’epoca adottarono questa denominazione.

Realtà o finzione? La pubblicazione di queste opere risvegliò l’interesse per l’esplorazione della costa americana a nord della California, alla ricerca del misterioso stretto. L’inglese Drake la percorse nel 1579 e alcuni anni più tardi ripeterono l’impresa due spagnoli, Cermeno (1595) e Vizcaino (1602) ma nessuno di loro si spinse oltre quel 43° parallelo già raggiunto da Cabrillo nel 1543. Lo stretto di Anian sembrava lontano dalla portata dei marinai. Tuttavia, nel 1596 il greco Apostolos Valerianos, più noto come Juan de Fuca, raccontò Michael Lok, il console inglese di Aleppo, una strana storia da cui si deduceva che avesse raggiunto lo stretto di Anian. Fuca sosteneva di aver affrontato due viaggi in qualità di pilota incaricato dal viceré della Nuova Spagna. La prima spedizione era fallita a causa di una rivolta ma, durante la seconda nel 1592, al comando di una caravella e di una lancia aveva raggiunto quello che chiamò stretto di Nova Hispania, a 47° di latitudine nord. Fuca diceva di aver navigato in quelle acque per venti giorni fino a raggiungere il mar Settentrionale. Descriveva una terra calda, popolata da gente ricca di oro, di argento e di perle. Tornato ad Acapulco non ottenne alcun riconoscimento dalla corona spagnola e, sentendosi truffato, si ritirò nella sua Cefalonia, dove cercò di ottenere un finanziamento dagli inglesi tramite il console Lok, ma morì prima di riuscirvi. Gli sforzi per confermare la veridicità dei viaggi di Fuca si rivelarono vani. Nel 1802 fu condotta un’esaustiva ricerca nell’Archivio generale delle Indie di Sevilla senza che fosse trovato alcun riferimento a Fuca, fatto strano considerato l’efficienza dell’amministrazione coloniale spagnola. Viene da pensare, dunque, che la sua sia stata un’invenzione.

Il passaggio a nord-est. Un caso più eclatante di impostura è quello di Lorenzo Ferrer Maldonado. Nel 1609 questo navigatore di Granada presentò al governo di Felipe II alcuni resoconti in cui narrava un sensazionale viaggio effettuato nel 1588. Sosteneva di essere partito da Lisbona con una nave diretta a Terranova, di essere entrato nell’attuale baia di Hudson per poi sfociare nel Pacifico dopo un lungo viaggio, a 60° di latitudine nord. Assicurava che durante l’ultimo tratto aveva navigato in una passaggio stretto e limpido circondato da terre fertili che riteneva perfettamente adatte alla colonizzazione.
Il passaggio era il famoso stretto di Anian. Molti dettagli del suo racconto non risultano credibili. Per esempio, che avesse viaggiato in febbraio e in meno di due mesi senza aver mai perso di vista il sole, nemmeno a 66° di latitudine nord, cosa impossibile a causa del freddo e dell’inclinazione dei raggi solari.
Lo stretto di Anian rimase nei pensieri dei governanti europei fino al 1728, quando il danese Vitus Bering attraversò per la prima volta lo stretto che separa l’Alaska dalla Siberia e che oggi porta il suo nome. Tuttavia il mistero del Passaggio a Nord-Ovest lungo la costa canadese sopravvisse a lungo. La sua esistenza venne dimostrata nel 1906 dal viaggio del norvegese Amundsen, a bordo del veliero Gjoa. Ma questa è un’altra storia.

Articolo in gran parte di Xabier Armendariz pubblicato su Storica National Geographic del mese di Novembre 2018 altri testi e immagini da Wikipedia.

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