lunedì 1 luglio 2019

I re pastori d’Egitto.


I re pastori d’Egitto.
Per più di un secolo gli Hyksos controllarono il Basso Egitto e i suoi commerci, mettendo in disparte i potenti
faraoni. Da dove erano arrivati?


Origine del termine[modifica | modifica wikitesto]

S38N29N25
Z2
Hyksos
hq3 ḫ3swt
in geroglifico
Heka khasut, cioè "capo di un Paese straniero", è il termine con cui nel Canone reale erano chiamati i sei sovrani costituenti la XV dinastia egizia. Il termine, deformatosi successivamente in hyksos, fu usato in modo estensivo per indicare non solo questi sovrani, bensì anche quelli della XVI dinastia egizia e più in generale le popolazioni che penetrarono in Egitto sul finire del periodo della storia egizia indicato come Medio regno. I sovrani della XV dinastia sono spesso indicati come "grandi hyksos", in contrapposizione ai "piccoli hyksos", principi locali vassalli dei grandi hyksos.
Il greco antico ὑκσώς (hyksṓs) è privo di equivalente in lingua latina ed è utilizzato una sola volta in tutta la letteratura greca a noi nota dall'astrologo e storico egizio Manetone (in Ios. Ap. I,14)[2]. A riprova della sua origine non greca (nello specifico egiziana), questa è in greco antico l'unica parola con la sequenza delle due consonanti ks, altrove sempre sostituita dalla lettera ξ (xi).

Durante il loro regno, fra il 1700 e il 1550 a.C., la datazione biblica tradizionale colloca la figura di Mosè.
Egypt during the Fifteenth Dynasty

“All’improvviso, dalle regioni d’Oriente, un’oscura razza d’invasori si mise in marcia contro il nostro Paese. con la sola forza numerica e senza colpo ferire s’impadronirono facilmente delle nostre città. rasero al suolo i templi degli dèi e rivolsero la loro crudeltà contro gli abitanti”. A descrivere l’invasione dell’Egitto da parte degli Hyksos quattromila anni fa è lo storico giudaico Giuseppe Flavio (I secolo d.C.), che affermava di riportare le parole usate  da Manetone, il sacerdote scrittore vissuto nell’Egitto dei primi Tolomeni (III secolo a.C.).
I fatti narrati con tanta enfasi si riferiscono a molti secoli prima, ovvero al Secondo periodo Intermedio (tra il 1797 e il 1543 a.C.). “Si tratta di un’epoca che coinvolge cinque dinastie di faraoni, dalla XIII alla XVII, e che presenta parecchi punti oscuri. Stando alle fonti antiche, questo periodo è caratterizzato da un caotico susseguirsi di sovrani, e ciò è dovuto al fatto che molti di questi re non regnarono in maniera consecutiva, bensì contemporanea”, spiega l’egittologo Fabrizio Felici Ridolfi. L’unità statale dell’Egitto era stata stravolta proprio dagli Hyksos: quella “oscura razza di invasori” provenienti dall’Asia e che Manetone definiva “re pastori”, era riuscita a imporsi sul Paese sfaldandone lo stato centralizzato. Ma chi erano questi rozzi oppressori? E  come ebbero ragione del gigante egiziano?


 A group of people labelled Asiatics(the glyphs immediately above the head of the first animal) entering Egypt c.1900 BC. From the tomb of 12th-dynasty official Khnumhotep II, at Beni Hasan.


MIGRANTI. La propaganda   descriveva gli Hyksos come un’accozzaglia di barbari  affamati di terre, una maledizione divina, ma oggi l’opinione è ben diversa. “Chiariamo subito che Manetone mal interpretò il nome Hyksos. La parola è in realtà la forma grecizzata di Hekaw-Khasun, ossia ‘capi dei Paesi stranieri’. Inoltre la versione di una violenta invasione militare da parte di un’etnia specifica è oggi ampiamente respinta”, dice Felici Ridolfi. L’avvento degli Hyksos in Egitto non fu infatti un fenomeno traumatico e umiliante, così come è stato tramandato dalle fonti. “Si trattò piuttosto di una graduale infiltrazione di tribù semitiche, alla ricerca di terre e lavoro, iniziata già verso il 2000 a.C., e che nel corso del tempo divenne sempre più massiccia”, prosegue lo storico. Probabilmente l’Egitto, almeno inizialmente, non vide in questa ondata migratoria una reale minaccia alla propria stabilità; fatto sta che gli Hyksos, incursione dopo incursione, si installarono sul delta su del Nilo, finché la loro presenza divenne talmente compatta da poter dichiarare il loro territorio Stato Sovrano. Il nuovo principato inaugurò la XV dinastia (1634 a.C.), di cui il faraone Salitis fu il primo esponente. Fu egli che ricostruì e fortificò la città di Avaris (l’attuale Tell el-Dab’a), situata a est del Delta, eleggendola a capitale. Gli Hyksos erano riusciti a prendere possesso di tutto il Basso Egitto (situato a nord del Paese) e da lì, espandendosi, avevano relegato sempre più a meridione il governo ufficiale, di cui la città di Tebe rappresentava il centro del potere. ecco dunque che nella Terra del Nilo si ritrovarono a convivere due stirpi differenti, ma contemporanee, di faraoni: Hyksos ed Egizi.

Ramses II at Kadesh.jpg

 Ramses II nella battaglia di Qadeš, rilievo nel tempio di Abu Simbel.

INTEGRAZIONE. Non è chiaro quale fosse la reale estensione geografica del regno degli Hyksos. Certo è che questo, al suo culmine, non oltrepassò mai i confini della città di Gebelein, nei pressi di Luxor, e che la sua presenza al sud fosse agevolata da un patto di alleanza con la Nubia, l’attuale Sudan (insediamenti Hyksos sono stati rinvenuti anche nel Vicino e Medio Oriente). In ogni caso, una volta al potere, i nuovi arrivati posero gli Egizi in posizioni significative dell’amministrazione statale e stabilirono buoni rapporti commerciali con il governo antagonista. Tra le due capitali, Tebe e Avaris, pare insomma corresse buon sangue. Inoltre gli Hiksos ben si adattarono alla cultura locala. “Abbracciarono la moda egizia, la scrittura geroglifica e sposarono perfino il sitema politico esistente, giungendo a utilizzare per i propri sovrani la tipica titolatura faraonica, in cui i re si dichiaravano ‘figli di Ra’, ossia ‘figli del Sole’”, spiega Felici Ridolfi. Anche sul piano religioso gli Hyksos ricalcarono dunque la tradizione locale e adottarono, seppure in parte, il pantheon egizio dimostrando una certa predilezione il culto di Seth, il dio del caos.

Gli altri nemici degli Egizi.
Gli Hyksos non furono i soli a insidiare l’Antico Egitto, nonostante la sua posizione geografica, protetta dai deserti e dalle paludi del Delta del Nilo. I cosiddetti Libi, che abitavano la regione sahariana a ovest del Nilo tentarono a più riprese di occupare il Delta. Gli Ittiti , stabilitisi in Asia Minore (Turchia) nel III millennio a.C., contesero la Palestina ai faraoni Seti I e Ramses II. Quest’ultimo li affrontò nella battaglia di Qadesh (1274 a.C.) una vera batosta per il suo grandioso esercito, composto da 20mila soldati e 2mila carri da guerra.
SOTTOMESSI. Avversari storici degli Egizi furono anche i Nubiani che abitavano tra gli attuali Egitto Meridionale, Sudan ed Etiopia. Nel XV secolo a.C., gli Urriti contesero agli Egizi il possesso della Siria, alleandosi con i re mitanicci. Ben più organizzati furono i Persiani, guidati da Cambise II: occuparono l’Egitto nel 525 a.C., e in seguito a fasi alterne, fino alla conquista macedone dell’Egitto, nel 332 a.C.

LOTTA ALL’INVASORE. Seppur pacifica, la presenza degli Hyksos, agli occhi degli Egizi, rappresentava comunque un’occupazione straniera. Il governo di Tebe si sentiva giustamente stretto in una morsa tra gli stessi Hyksos, al Nord, e i Nubiani, loro alleati a Sud. questa situazione si protrasse finché, stanco del ruolo marginale e di subordinazione imposto, un principe tebano alzò la testa contro l’invasore. Quel principe era Kamose, ultimo faraone (1546-1543 a.C.) della XVII dinastia. Le sue iniziative militari sono narrate in una stele rinvenuta nel complesso templare di Karnak (Luxor). Attraverso un tono enfatico e propagandistico, le iscrizioni della stele testimoniano l’importante contributo che il regno di Kamose ebbe nel restituire all’Egitto la sua unità nazionale. Il sovrano era riuscito, dopo una prima spedizione in Nubia, a distruggere la flotta fluviale hyksos e ad assediare la loro capitale Avaris. “Nonostante le trionfalistiche affermazioni contenute sulla stele di Karnak, la vittoria sugli Hyksos non poteva tuttavia ancora considerarsi completa”, specifica l’esperto. Fu infatti Ahmose, fratello di Kamose, nonché suo successore al trono, a completare l’opera. Egli divenne faraone nel 1543 a.C., inaugurando la gloriosa XVIII dinastia. “Sarà questa a segnare il momento più alto della storia dell’Antico Egitto, grazie all’affermarsi di alcuni dei faraoni più celebri, come Akhenaton e Tutankhamon”, racconta Felici Ridolfi. Dal resoconto delle campagne militari di Ahmose sappiamo che nell’anno 11 del suo regno la città di Avaris, dopo essere stata assediata, fu distrutta. Espulsi dall’Egitto, gli Hyksos trovarono quindi rifugio in Palestina, a Sharuhen, ma nell’anno 16 del suo regno Ahmose riuscì a espugnare anche questa roccaforte. La minaccia hyksos era stata debellata a settentrione. Era ora necessario rivolgersi a mezzogiorno, dove si consumò l’atto conclusivo del riscatto egizio: la conquista della Nubia, che per secoli aveva prestato alleanza agli invasori. L’Egitto aveva ritrovato la sua unità perduta.

IMPRONTA INDELEBILE. Gli Hyksos uscirono così dalla storia della Terra del Nilo, ma il loro passaggio lasciò un’impronta indelebile: “Oggi si tende a rivalutare l’invasione hyksos come un apporto di forze e di tecniche nuove che entrarono a far parte stabilmente del patrimonio dell’Egitto”, conclude l’esperto. Le innovazioni investirono diversi campi, da quello tessile (con l’introduzione del telaio verticale), a quello musicale (grazie all’acquisizione di nuovi strumenti quali il liuto, la lira, il doppio oboe e alcune percussioni). Lasciti significativi riguardarono anche l’industria bellica, come conseguenza delle migliorie apportate alla lavorazione del bronzo. Ma il contributo maggiore, il più rivoluzionario, fu l’introduzione del carro da guerra e del cavallo, fino ad allora sconosciuto in Egitto e fondamentali per le sue future, vittoriose campagne militari.
Lungi dall’essere un popolo rozzo e culturalmente inferiore, gli Hyksos non sono riuscirono a dominare i più blasonati e potenti Egizi, ma contribuirono in maniera significativa anche allo sviluppo della loro civiltà.

Articolo in gran parte di Federica Campanelli pubblicato su Focus storia n. 146 – altri testi e immagini da wikipedia.

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